Packaging
NON SPRECHIAMO CIBO
01/12/2018

Consumatori e aziende sono sempre più consapevoli dei danni ambientali e “umani” determinati dallo spreco di cibo. Le case produttrici, di concerto con la grande distribuzione e gli enti pubblici, sono adottaNO soluzioni di confezionamento avanzate capaci di prolungare la durata di conservazione, riducendo i rifiuti.

L’innovazione nei materiali, nei contenitori e nelle metodologie di imballaggio prolunga la durata di conservazione, e gli imballaggi intelligenti fanno crescere la fiducia del consumatore per quanto riguarda la freschezza del prodotto.

di Jorge Izquierdo (*)

Secondo la Food and Agricultural Organization (FAO), l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, con un costo che si aggira sui 680 miliardi di dollari nei paesi industrializzati e sui 310 miliardi di dollari in quelli in via di sviluppo. Immaginate che cosa significa questo per gli 800 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo? Gli 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anno sono sufficienti per sfamare 800 milioni di persone per ben due volte.

Stando ai dati 2015 del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), il 31% di tutto il cibo prodotto negli USA non viene consumato e ogni americano getta ogni mese più di 16 kg di prodotti alimentari. L’USDA ha inoltre appurato che l’americano medio getta il 40% di tutto il pesce fresco, il 23% delle uova e il 20% del latte che acquista.

L’impatto di questi rifiuti non riguarda solo la raccolta e lo smaltimento. Quando il cibo finisce nei rifiuti vi finiscono anche le risorse che sono state impegnate per produrlo, trasformarlo e trasportarlo. Importanti quantità di prodotti chimici, fertilizzanti e carburanti, ettari di terra e, solo negli USA, il 25% di tutta l’acqua potabile vengono utilizzati per produrre cibo che poi viene gettato. Il cibo non consumato finisce nelle discariche, dove la sua decomposizione produce circa il 25% delle emissioni USA di metano, un gas serra venti volte più pericoloso della CO2, secondo l’Agenzia per la protezione dell’ambiente EPA (https://www.epa.gov/facts-and-figures-about-materials-waste-and-recycling/advancing-sustainable-materials-management-0).

Consumatori e aziende sono sempre più consapevoli del danno ambientale e non accettano l’idea che venga speso così tanto denaro per acquistare cibo che poi viene gettato. Un aspetto spesso trascurato del ciclo dei rifiuti è che si tratta di prodotti per i quali sono state spese grosse somme per la produzione, l’imballaggio e la distribuzione, ma che nessuno acquista e consuma. Per affrontare direttamente questo problema, le case produttrici – di concerto con la grande distribuzione e gli enti pubblici – sono sempre più motivate ad adottare soluzioni di confezionamento avanzate in grado di prolungare la durata di conservazione e ridurre al minimo i rifiuti.

IMBALLAGGI PENSATI PER PROLUNGARE LA CONSERVAZIONE

Un esempio molto apprezzato a livello della grande distribuzione è quello della catena britannica Tesco. Nel 2014 l’azienda ha dichiarato in un rapporto (https://www.letsrecycle.com/news/latest-news/tesco-reveals-annual-food-waste-figures/) di aver sprecato 28.500 t di alimenti, una mossa di pubbliche relazioni rischiosa, ma pensata. “Non solo intendiamo ridurre lo spreco di alimenti nei nostri punti vendita, ma abbiamo anche una responsabilità condivisa di ridurre gli sprechi alimentari in tutta la catena del valore, a qualsiasi livello: nei campi, nelle fattorie, nelle reti di distribuzione e nelle nostre case – si legge nel rapporto Tesco –. Facendo circolare questa informazione abbiamo dato un contribuito chiaro e importante al dibattito su come affrontare il problema dei rifiuti alimentari. Ci stiamo attivando per affrontare questo problema lungo l’intera catena del valore, destinando le eccedenze alimentari alle persone bisognose”.

Oltre all’impegno a livello di comunità, per combattere lo spreco di cibo, Tesco ha affrontato anche il problema del miglioramento degli imballaggi, come nel caso dei petti di pollo: le confezioni di prodotto pre-porzionato al posto delle vaschette rivestite in plastica consentono ai consumatori di cucinare un solo petto e utilizzare l’altro in un secondo momento. Cercando un modo per ridurre gli sprechi basandosi su un concetto, anziché su una tecnologia, Tesco è anche riuscita ad ammortizzare i maggiori costi di confezionamento per incentivare i consumatori a combattere gli sprechi.

Altro esempio: una confezione di nuova concezione messa a punto da Muchtar Ismailow di K-Bis Studio mantiene freschi molto più a lungo succhi, latte e altre bevande e alimenti liquidi. L’I-Pack (https://www.packagingdigest.com/beverage-packaging/foldable-beverage-carton-reduces-waste1706) è comprimibile e dotato di una tenuta ermetica all’aria al 100%, sistemata nello stesso spazio di un tappo di una confezione standard per bevande e mantiene pressurizzata la confezione una volta aperta. Ne consegue una durata di conservazione molto più lunga di latte, succhi, zuppe e salse e il contenitore vuoto, ripiegato, può essere riciclato molto facilmente.

L’innovazione nei materiali, nei contenitori e nelle metodologie di imballaggio prolunga la durata di conservazione, e gli imballaggi intelligenti fanno crescere la fiducia del consumatore per quanto riguarda la freschezza del prodotto.

ATMOSFERA PROTETTIVA, ALTA PRESSIONE E PASTORIZZAZIONE

Oltre a cercare soluzioni a livello di materiali e contenitori per conservare più a lungo alimenti e bevande, le aziende stanno studiando soluzioni e metodologie più complesse per ridurre gli sprechi.

L’atmosfera protettiva – o Modified Atmosphere Packaging (MAP) – può prolungare di molto la durata degli alimenti freschi o lavorati in minima parte, con un ridotto impatto ambientale. Ad esempio. riduce significativamente la quantità di ossigeno che resta all’interno dei sacchetti sigillati di formaggio grattugiato, patatine e carne, ritardandone la decomposizione. I gas che rimangono – di solito azoto e CO2 – non reagiscono con i prodotti alimentari, né li deteriorano, per cui il contenuto dei sacchetti resta più fresco, più a lungo. Conseguenza di questa tecnologia, l’atmosfera equilibrata – o Equilibrium Modified Atmosphere Packaging (EMAP) – contiene un livello più basso di ossigeno e una proporzione più alta di CO2, che mantiene la freschezza dei prodotti.

Le confezioni che utilizzano tecnologie EMAP e MAP utilizzano il cosiddetto “flussaggio del gas”, ovvero l’iniezione rapida della corretta miscela di gas all’interno del sacchetto e la contemporanea eliminazione dell’aria dalla confezione. La tecnologia di confezionamento con gas utilizza diversi film, che nel caso di prodotti inerti come carne, pesce o formaggio fungono da barriera ermetica ai gas. Nel caso di prodotti come carote e broccoli, che respirano, la tecnologia consente il rilascio dei gas di sfiato.

Quello della pastorizzazione è un altro metodo collaudato per mantenere la freschezza e la sicurezza del cibo. Il trattamento ad alta pressione – o High-pressure processing (HPP) – è un processo di pastorizzazione a freddo che si sta diffondendo sempre di più, utilizzato per eliminare batteri come listeria, E. coli, salmonella. Il cibo viene lavorato, confezionato e quindi trattato a pressione, di solito con acqua, alla temperatura di refrigerazione. Questo processo conserva il colore, la consistenza e l’aroma del cibo, oltre alle vitamine e ai nutrienti. Grazie alla tecnologia HPP le aziende alimentari possono prolungare significativamente la durata di conservazione dei prodotti, eliminando o riducendo significativamente conservanti e additivi artificiali ed offrendo un prodotto più sano e più naturale. Di conseguenza, un numero sempre crescente di aziende sta adottando questo metodo perché viene incontro alla domanda dei consumatori di alimenti senza additivi e conservanti e metodi alternativi rispettosi dell’ambiente.

ETICHETTE INTELLIGENTI E SOLUZIONI SISTEMICHE

Da diversi decenni le etichette sulle confezioni dei prodotti servono a indicarne la scadenza. Si tratta comunque di indicazioni basate su stime e non sulle condizioni effettive. Per questo le etichette con l’indicazione della scadenza vengono sostituite con le etichette intelligenti.

Le etichette intelligenti sono in grado di tenere sotto controllo la temperatura e segnalare quando un alimento è a rischio di alterazione: un grande passo in avanti dal punto di vista tecnologico, che corrisponde alla rivoluzione che si sta verificando nella catena del freddo, e che consente una fornitura di alimenti deperibili più efficace e sicura. Ecco un valido esempio: Timestrip (https://www.businessweekly.co.uk/news/hi-tech/us-buys-%E2%80%98smart-indicator%E2%80%99-counters-seafood-contamination) tiene sotto controllo le forniture alimentari. Il sistema di controllo è in grado di verificare se un prodotto non si trova più all’interno dell’intervallo di temperatura di sicurezza e per quanto tempo, e di segnalare se può essere venduto o dev’essere gettato. Anche se il sistema non è ancora molto utilizzato, questo tipo di confezioni può aumentare in futuro la sicurezza delle forniture e dei consumi alimentari.

Se dal canto loro le etichette intelligenti possono mettere le catene di distribuzione e i consumatori in condizione di utilizzare il cibo in modo più efficace prima di conferirlo alla catena del rifiuto, le soluzioni su vasta scala possono anche trasformare la nostra infrastruttura di gestione dei rifiuti. Una soluzione sistemica proposta dall’EPA è la Food Recovery Hierarchy (https://www.epa.gov/sustainable-management-food/food-recovery-hierarchy), che definisce la gerarchia delle azioni finalizzate ad evitare lo spreco di cibo. Si tratta di un modello concepito per eliminare il rifiuto riducendo al minimo le eccedenze alimentari mediante riduzione alla fonte, donando quindi le eccedenze alle organizzazioni che gestiscono i banchi alimentari per nutrire le popolazioni che soffrono la fame. L’eventuale eccedenza ulteriore può essere utilizzata per la nutrizione animale e ancora per usi industriali e per il compostaggio e, ultima spiaggia, avviata in discarica. I livelli superiori della gerarchia – riduzione al minimo delle eccedenze e donazione ai banchi alimentari – comportano i maggiori benefìci a livello ambientale, sociale ed economico e inducono a recuperare quello che altrimenti finirebbe per trasformarsi in rifiuto.

 

Oltre a cercare soluzioni a livello di materiali e contenitori per conservare più a lungo alimenti e bevande, le aziende stanno studiando soluzioni e metodologie più complesse per ridurre gli sprechi.

FOCUS1: IL SALONE PACK EXPO INTERNATIONAL

Lo spreco di cibo costituisce una sfida globale che richiede la collaborazione tra catene di distribuzione, industria alimentare, fornitori e consumatori per conseguire riduzioni significative. In ogni caso, anche le prassi e i formati nuovi e sofisticati e le etichette avanzate possono contribuire a ridurre i rifiuti in modo significativo. Per l’industria alimentare questi cambiamenti possono anche consentire di ridurre i rifiuti per i quali vengono spese grosse somme, aumentare la fedeltà al marchio tra i consumatori e contribuire al benessere generale dell’impresa.

Al fine di aiutare gli operatori del settore a trovare le soluzioni di cui hanno bisogno, il salone PACK EXPO International 2018 (www.packexpointernational.com), che si è svolto dal 14 al 17 ottobre 2018 al McCormick Place di Chicago, ha proposto un’ampia gamma di materiali, contenitori e attrezzature per il confezionamento. Hanno partecipato alla manifestazione oltre 2.500 espositori, con oltre 50.000 visitatori. Al Salone erano visitabili, tra l’altro, i reparti Containers and Materials Pavilion e Reusable Packaging Pavilion, che hanno proposto quanto di più avanzato e innovativo in fatto di imballaggi flessibili, risigillabili e sostenibili.

FOCUS2: CHI È PMMI

PMMI, The Association for Packaging and Processing Technologies (www.pmmi.org), rappresenta più di 800 aziende nordamericane produttrici e fornitrici di apparecchiature, componenti e materiali, e di apparecchiature e servizi per il settore dell’imballaggio e della trasformazione. L’impegno dell’Associazione è quello di sostenere il progresso industriale, facendo conoscere alle aziende produttrici di beni di largo consumo soluzioni di lavorazione idonee attraverso la serie di manifestazioni fieristiche PACK EXPO, di rilevanza mondiale, primari mezzi d’informazione, e tutta una gamma di risorse finalizzate al potenziamento operativo degli associati. Le manifestazioni fieristiche di PACK EXPO accomunano gli operatori dell’imballaggio e della trasformazione nello sforzo di far progredire i rispettivi settori industriali: PACK EXPO International, PACK EXPO Las Vegas, Healthcare Packaging EXPO, PACK EXPO East, EXPO PACK México, EXPO PACK Guadalajara e ProFood Tech.

PMMI Media Group (www.pmmimediagroup.com) fa invece conoscere ai produttori quanto di più recente in fatto di soluzioni, tendenze e innovazioni nel settore dell’imballaggio e della trasformazione, 365 giorni all’anno, con testate quali Packaging World, Automation World, Healthcare Packaging, Contract Packaging, ProFood World e Packaging + Processing OEM. Le iniziative commerciali PMMI aiutano i membri a perseguire l’eccellenza operativa tramite azioni di sviluppo dell’organico, forniscono soluzioni di intelligenza commerciale utilizzabili per quanto riguarda le tendenze dell’economia, dei mercati e dell’industria a sostegno delle strategie di crescita dei membri, e curano i collegamenti della catena di fornitura durante tutto l’anno. ©tecnelab

(*) Jorge Izquierdo, Vicepresidente Market Development PMMI, The Association for Packaging and Processing Technologies.

Il Salone PACK EXPO International 2018, che si è svolto dal 14 al 17 ottobre 2018 al McCormick Place di Chicago, ha proposto un’ampia gamma di materiali, contenitori e attrezzature per il confezionamento.



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