
Cristian Sartori, Presidente PI Italia. Secondo Sartori, “il vero nodo oggi non è il costo di aggiungere un nuovo macchinario, ma farlo interagire con la fabbrica”.
Consorzio PI Italia è un abilitatore dell’adozione di tecnologie e standard di comunicazione industriale, con protocolli aperti per un approccio super partes.
di Elisa Maranzana
Nel momento in cui l’industria spinge verso modelli sempre più interconnessi e modulari, la disponibilità delle tecnologie non è più l’unico fattore discriminante. Il punto si sposta anche sull’adozione. Sulla capacità, cioè, di trasformare standard, protocolli e architetture in pratica operativa. Con oltre trent’anni di storia alle spalle, il Consorzio PI Italia si pone proprio come snodo tra sviluppo tecnologico e applicazione industriale, promuovendo un ecosistema basato su standard aperti e interoperabili. Ce lo ha spiegato bene il Presidente Cristian Sartori, che ha sottolineato come gli standard aperti esistano da tantissimo tempo e sono il motivo per cui è nato il Consorzio. Oggi la loro importanza è ampiamente riconosciuta e, in molti ambiti, anche già consolidata. Eppure, proprio in un contesto in cui la maturità tecnologica è ormai acquisita, emergono nuove complessità legate a integrazione, competenze e gestione operativa, che ridefiniscono il ruolo stesso degli attori chiamati a facilitarne l’adozione.
STANDARD APERTI: IL PROBLEMA NON È TECNOLOGICO
È proprio su questo scarto tra maturità tecnologica e applicazione concreta che si concentrano oggi alcune delle principali criticità. Se da un lato gli standard aperti sono ormai consolidati e diffusi, dall’altro la loro adozione nei progetti industriali non è ancora uniforme, con livelli di implementazione molto diversi a seconda dei contesti. Il punto, come chiarisce Sartori, non riguarda più la tecnologia in sé, ma si sposta sulla capacità di utilizzarla in modo efficace: “La tecnologia non è un limite. La differenza la fa la disponibilità di persone in grado di gestire e governare questi standard”.
Le resistenze emergono infatti proprio all’interno di molte realtà, dove la cultura progettuale non è ancora pienamente allineata ai modelli basati su standard, mentre la gestione del rischio, soprattutto nei settori più regolati, porta a privilegiare approcci consolidati rispetto a soluzioni più evolute. A questo si aggiunge un tema strutturale di competenze. “La capacità di progettare, integrare e governare architetture interoperabili non è ancora diffusa in modo omogeneo”, prosegue Sartori. “Il risultato è una distanza evidente tra ciò che le tecnologie consentono e ciò che viene effettivamente implementato nei sistemi produttivi, una distanza che oggi rappresenta il vero nodo da sciogliere”.

MTP 2.0, la nuova versione dello standard che segna un passo decisivo nell’evoluzione dell’automazione modulare.
COMPETENZE E MESSA A TERRA
Se quindi il nodo non è tecnologico, ma organizzativo, il passaggio successivo riguarda inevitabilmente la capacità di tradurre gli standard in applicazione concreta. È qui che entra in gioco il tema delle competenze, intese non solo come conoscenza teorica delle tecnologie, ma come capacità di utilizzarle in modo efficace negli impianti. In questo scenario, il ruolo dei competence center diventa centrale, perché consente di affiancare le aziende nella messa a terra degli standard, portando supporto operativo direttamente sul campo. In Italia, il Consorzio PI Italia può contare su centri riconosciuti anche a livello internazionale, come CSMT e GFCC nel mondo Profinet, a cui si aggiunge oggi l’accreditamento di GFCC come IO-Link Competence Center.
“Queste strutture”, spiega Sartori, “svolgono un ruolo operativo oltre che formativo, mettendo a disposizione tecnici specializzati in grado di intervenire direttamente sugli impianti e supportare le aziende nella risoluzione di problematiche concrete. L’esigenza che registriamo è infatti quella di capire davvero come funzionano queste tecnologie, fino al livello più tecnico”.
Parallelamente, il Consorzio ha rafforzato l’offerta di formazione tecnica attraverso eventi sempre più approfonditi e interattivi, rispondendo a una domanda di mercato sempre più orientata a contenuti dettagliati e applicativi.
INTEROPERABILITÀ E INTEGRAZIONE
Se il tema delle competenze riguarda la capacità di mettere a terra le tecnologie, altrettanto importante è quello dell’integrazione. È proprio in questa fase, infatti, che gli standard aperti si confrontano con la complessità reale degli impianti, rendendo evidente il divario tra potenzialità tecnologica e applicazione concreta. Come osserva Sartori, “il vero nodo non è tanto il costo di aggiungere un nuovo macchinario, quanto piuttosto farlo interagire con una fabbrica esistente”.
Questa complessità è tipica degli ambienti brownfield, dove nuove macchine e sistemi devono dialogare con infrastrutture già operative, spesso stratificate nel tempo. In assenza di standard condivisi, ogni integrazione richiede interventi specifici, con sviluppo di codice ad hoc e conseguente aumento di tempi, costi e rischi operativi. “Se ogni volta il cliente finale deve scrivere codice ad hoc per integrare i sistemi”, prosegue il Presidente del Consorzio PI Italia, “l’adozione ne viene rallentata. È in questo scenario che la standardizzazione diventa una leva concreta di semplificazione, poiché riduce la necessità di customizzazione, accelera l’integrazione e rende più sostenibile l’evoluzione degli impianti nel tempo”.

Profinet è già pronto oggi a supportare la conformità al Cyber Resilience Act.
NOVITÀ SUL FRONTE DELL’INTEGRAZIONE
Nel percorso di evoluzione verso sistemi più flessibili e integrabili, il paradigma della modularità rappresenta uno dei passaggi chiave. Non si tratta però di un concetto nuovo: MTP (Module Type Package) è già noto nel mondo dell’automazione di processo, configurandosi come uno strumento pensato per semplificare l’integrazione tra moduli e sistemi eterogenei, in grado di ridurre la necessità di sviluppo custom e aumentare la flessibilità nella configurazione degli impianti.
La novità riguarda invece la sua evoluzione. Con il rilascio di MTP 2.0 dello scorso febbraio, lo standard compie infatti un salto in termini di maturità e capacità di diffusione, introducendo importanti estensioni funzionali e ponendo le basi per una interoperabilità reale, una maggiore flessibilità degli impianti e un sensibile aumento dell’efficienza lungo tutto il ciclo di vita dei sistemi produttivi.
“Con MTP 2.0 l’integrazione tra campo, impianto e sistemi di controllo diventa ancora più fluida, grazie a funzionalità che vanno nella direzione di una maggiore standardizzazione dei moduli e guardano alle esigenze future dell’industria di processo”, continua Cristian Sartori. “È uno standard che oggi può trovare applicazione in diversi settori, dal chimico al farmaceutico, fino al food & beverage e alle multiutility”.
Le sette tecnologie rappresentate da PI Italia.
CYBERSECURITY INDUSTRIALE
Accanto ai temi di integrazione e modularità, emerge poi con sempre maggiore forza anche quello della cybersecurity industriale, oggi sempre meno confinato a una dimensione tecnica e sempre più legato a obblighi normativi. L’introduzione del Cyber Resilience Act segna infatti un passaggio strutturale, che impone a costruttori e integratori un approccio sistematico alla gestione del rischio, poiché, come sottolinea Sartori: “oggi non ci sono più scuse: la cybersecurity non è più una scelta, ma un obbligo di legge”.
Questo cambiamento si riflette direttamente sul modo di progettare sistemi e macchine. “La sicurezza”, precisa Sartori, “non può più essere considerata un elemento aggiuntivo, ma deve essere integrata fin dalle prime fasi di sviluppo, secondo il principio della security by design. In questo contesto, il ruolo degli standard diventa ancora più rilevante: Profinet è già pronto oggi a supportare la conformità al Cyber Resilience Act, il che significa che le aziende possono partire dalle installazioni esistenti e rafforzarle progressivamente, senza dover riprogettare completamente gli impianti”.
In questo senso, quindi, anche la cybersecurity rientra a pieno titolo nel percorso di adozione degli standard, non soltanto come leva di integrazione ed efficienza, ma anche come condizione necessaria per garantire continuità operativa, conformità e affidabilità nel tempo.

Il Consorzio PI Italia si pone come snodo tra sviluppo tecnologico e applicazione industriale, promuovendo un ecosistema basato su standard aperti e interoperabili.
FOCUS: LA MISSIONE DEL CONSORZIO PI ITALIA
Alla base dell’attività del Consorzio PI Italia c’è la missione di agire come abilitatore dell’adozione tecnologica, mantenendo un ruolo super partes rispetto ai singoli vendor. “Non vogliamo dire che un’azienda sia migliore di un’altra”, sottolinea il Presidente Cristian Sartori. “Vogliamo parlare di tecnologia”. È una presa di posizione dettata dalla natura no profit dell’organizzazione, che mira a supportare la crescita delle imprese, in particolare delle PMI, attraverso la diffusione di standard condivisi e competenze tecniche.
Il valore non risiede quindi nelle singole tecnologie, ma nella loro integrazione all’interno di un sistema più ampio. Un approccio che si traduce nella costruzione di un ecosistema articolato, che comprende tecnologie come Profibus, Profinet, IO-Link, Omlox, MTP, NOA e SRCI, e che consente di trasferire competenze tra ambiti diversi, generando un effetto rete.
Fondato nel 1994 e parte di PROFIBUS & PROFINET International (PI), il Consorzio rappresenta oggi l’unica associazione indipendente in Italia dedicata alla comunicazione industriale, operando come anello di congiunzione tra standard, produttori e utilizzatori. Una posizione che si riflette anche nella crescita della base associativa, arrivata a 96 aziende, con un incremento del 40% negli ultimi cinque anni, a conferma di un ruolo sempre più centrale nel panorama industriale nazionale. ©ÈUREKA!

Consorzio PI Italia partecipa alle più importanti fiere di settore.





































































