
Il 16 febbraio 2001 a Bresso, in provincia di Milano, veniva costituita alpha riduttori s.r.l., filiale italiana del Gruppo WITTENSTEIN. Nel 2006 la sede viene spostata a Sesto San Giovanni, sempre in provincia di Milano.
Con un organico di oltre 50 collaboratori e un fatturato pre-Covid di oltre 40 milioni di euro, WITTENSTEIN Italia compie i suoi primi vent’anni. Ne abbiamo parlato con quattro figure chiave dell’azienda, ripercorrendo alcune tappe del cammino percorso.
di Elisa Maranzana
“Le nostre soluzioni sono in grado di soddisfare tutte le esigenze del mercato da un punto di vista tecnico e, grazie ai servizi su misura che abbiamo sviluppato per i nostri clienti, la nostra offerta è davvero completa e competitiva”. Un’ottima premessa, quella di Simone Bassani, COO di WITTENSTEIN, per confermare una leadership consolidata.
“Vi sono due tipi di aziende: quelle che cambiano e quelle che scompaiono”. L’analisi di Philip Kotler, guru del marketing moderno, non lascia spazio a sfumature di grigio, ma fotografa una situazione assolutamente realistica.
Essere lungimiranti, evolvere e sapersi adattare per poter assecondare al meglio le esigenze di un mercato in continuo divenire è l’unica via per il successo, pena l’uscita dai giochi. E un traguardo come quello del ventesimo anno di vita per una impresa è la prova inequivocabile di una evoluzione che ha funzionato.
Vent’anni. Vent’anni come quelli compiuti da WITTENSTEIN S.p.A. Era infatti il 16 febbraio 2001 quando a Bresso, un comune di poco più di 26.000 abitanti in provincia di Milano, veniva costituita alpha riduttori s.r.l., filiale italiana di alpha getriebebau GmbH, divisione del Gruppo WITTENSTEIN, noto in tutto il mondo per la sua specializzazione nella progettazione e produzione di sistemi di trasmissione intelligenti, che spaziano da riduttori di precisione, a micromotori brushless fino alla tecnologia per l’Industria 4.0.
Partita con meno di 10 persone e 5 milioni di euro di fatturato annuo, oggi WITTENSTEIN S.p.A. conta oltre 50 collaboratori e un fatturato (pre-Covid) di oltre 40 milioni. Un cammino “a dir poco entusiasmante”, per riprendere le parole del suo AD Biagio Frontuto, durante il quale il capitale umano ha giocato e gioca tuttora un ruolo centrale. Un cammino in cui l’azienda ha saputo spostarsi dalla meccanica pura verso la meccatronica, di pari passo con la naturale evoluzione del Gruppo mondiale di cui fa parte.
È proprio in occasione del ventesimo anniversario della filiale italiana, che abbiamo voluto ripercorrere alcune tappe di questo viaggio e lo abbiamo fatto attraverso le parole di quattro figure chiave di WITTENSTEIN Italia. Simone Bassani ed Elena Rovelli, rispettivamente Chief Operating Officer e Customer Assistant Team Manager, presenti in azienda fin dai suoi esordi. Ma anche Stella Damone e Alessandra Suriano, Customer Service Team Manager e Media Relations & Communication Manager, entrate invece a far parte del team in seguito.

Da quando nel 1983 è stato presentato alla fiera di Hannover il primo riduttore epicicloidale di precisione al mondo, la gamma di soluzioni offerte si è molto ampliata: riduttori, servoattuatori, sistemi a pignone e cremagliera ecc
EVOLUZIONE COSTANTE
Con una storia segnata da tassi di crescita a doppia cifra, WITTENSTEIN S.p.A. (nata appunto come alpha riduttori s.r.l.) viene costituita nella primavera 2001. Un momento storico in cui il mercato già conosce il valore dei prodotti del Gruppo con quartier generale a Igersheim-Harthausen, a nord di Stoccarda, in Germania, ma per i quali manca ancora una vera e propria struttura dedicata alla vendita.
Nel 2006 l’azienda si trasferisce nella sede attuale di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, con uno spostamento che segna una tappa fondamentale del suo percorso, poiché gli spazi più ampi a disposizione rendono possibile dedicare intere aree al magazzino, a realizzazioni custom per i clienti, nonché alle analisi del post-vendita.
“Oggi possiamo contare sulla classica struttura di una filiale commerciale di un Gruppo multinazionale”, ci spiega Simone Bassani, “e siamo suddivisi in diversi reparti: vendite (interne ed esterne), customer service, marketing, IT, amministrazione, ufficio acquisti, magazzino, logistica…”.
MAGGIORE SINERGIA: VERSO LA MECCATRONICA
Il Gruppo, fondato nel 1949 insieme a Bruno Dähn da Walter Wittenstein, passa nel 1979 al figlio Manfred che converte la produzione presentando nel 1983 ad Hannover il primo riduttore epicicloidale di precisione al mondo: SP.
“Questa è stata la vera svolta che ha portato alla nascita in casa madre di altre divisioni specializzate per ampliare l’offerta e alla fondazione di filiali in tutto il mondo. Nel 2008 tutte le varie aziende del Gruppo e le filiali internazionali assumono la ragione sociale WITTENSTEIN. Una decisione che punta a consolidare la forza e la compattezza di una multinazionale in grado di creare sinergie che portino ancora più vantaggi ai clienti su scala mondiale”, ci spiega Alessandra Suriano. “Sinergie che portano a progettare e ampliare l’offerta di soluzioni non solo meccaniche, ma anche meccatroniche”.
Pensiamo per esempio ai micromotori brushless cyber® dynamic line, disponibili anche in versione Inox e Hygienic Design per soddisfare elevati standard igienici, piuttosto che soluzioni complete come il sistema di azionamento compatto cyber® dynamic system, o, ancora, i servomotori frameless cyber® kit line.

2008: il passaggio da marchi aziendali diversi a un’unica identità in tutto il mondo è una logica conseguenza della compattezza e della forza sempre più consistenti del Gruppo. Così alpha riduttori diventa WITTENSTEIN S.p.A.
CENTRALITÀ DEL SERVIZIO
“Al di là dei prodotti”, continua Bassani, “quello che caratterizza da sempre l’attività di WITTENSTEIN, soprattutto in Italia, è l’attenzione rivolta al servizio ai clienti. Se la soluzione è in grado di soddisfare tutte le esigenze da un punto di vista tecnico, con il capitale umano cerchiamo di completare l’offerta attraverso la personalizzazione”. Una direzione che WITTENSTEIN S.p.A. ha intrapreso fin dalla sua nascita e che ha portato avanti negli anni, investendo nella costruzione e nell’ampliamento di un’organizzazione fatta da personale competente e specializzato, in grado di rispondere adeguatamente alle richieste specifiche del cliente in tutte le diverse fasi del processo di fornitura.
UN APPROCCIO A VALORE AGGIUNTO
Ma partiamo dal principio. “Ci sono volte in cui il cliente ci contatta con un’idea ben precisa di cosa deve fare e di quello di cui ha bisogno”, ci racconta ancora Bassani. “Altre volte invece ci presenta solo un concept con pochissimi dati e per il quale è necessario un approccio più consulenziale, che quindi va ben oltre la semplice scelta di un prodotto da catalogo. Grazie all’ausilio di strumenti di progettazione come cymex®, dimensioniamo il treno trasmissivo e, a seguito di qualche iterazione legata ad aspetti prettamente tecnici ed economici, siamo in grado di definire il pacchetto macchina”.
È a questo punto che inizia la fase di vendita vera e propria in cui si inseriscono i molteplici servizi che WITTENSTEIN Italia mette a disposizione del mercato. Una fase che però ha visto cambiare molte dinamiche nel corso degli anni.
“Ricordo che in passato”, racconta Elena Rovelli, “una volta stabilito il tipo di prodotto e le tempistiche di consegna, l’intera procedura di acquisto era piuttosto lineare. Negli ultimi anni invece tutto è diventato più frenetico e complesso. Non di rado ci troviamo a dover modificare “in corsa” offerte o ordini in lavorazione perché le esigenze del cliente cambiano anche dopo l’elaborazione dei vari progetti. Le tempistiche sono sempre più brevi; come se l’urgenza fosse diventata lo standard. Quindi, per accontentare il nostro cliente – che a sua volta si trova a dover gestire situazioni che cambiano anche nel giro di poche settimane - dobbiamo essere pronti anche a modificare ordini già inseriti sia per i tempi di consegna, che per i componenti richiesti”.
“Il trasferimento del 2006”, continua Elena “ci ha permesso di ingrandire la parte dedicata al magazzino, così da poter assicurare una piccola scorta di prodotti che ci permette di far fronte alle richieste più urgenti. La casa madre, inoltre, mette a disposizione un servizio di produzione veloce, denominato speedline®, dove il pezzo ordinato può essere realizzato e spedito tra le 24 e le 72 ore”.

Grazie al servizio di produzione veloce speedline® messo a disposizione dalla casa madre, il riduttore richiesto può essere messo in produzione e spedito in 24/72 ore.
PRONTO INTERVENTO
È Stella Damone a coordinare il post-vendita. “In genere quando riceviamo una richiesta urgente da parte di un cliente è perché c’è stato un fermo macchina che deve essere risolto nel minor tempo possibile”, ci dice. “Se ne è a conoscenza, è il cliente stesso a spiegarci quale potrebbe essere stato il problema, mettendoci nelle condizioni di valutare se abbia senso sostituire direttamente il pezzo oppure se valga la pena ripararlo, cambiando i componenti danneggiati, cosa che spesso riusciamo a fare addirittura entro la giornata”.
C’è di più. Se un componente si è rotto è perché chiaramente è accaduto qualcosa d’imprevisto. E se non viene identificata la causa è probabile che l’incidente si possa ripetere. “Il nostro servizio non si limita quindi alla mera sostituzione del pezzo”, prosegue Damone, “ma cerchiamo sempre di offrire un valore aggiunto, individuando, nel limite del possibile, la causa della rottura. Da un lato, quindi, c’è l’analisi del pezzo, dall’altro raccogliamo quante più informazioni per confrontarle con i calcoli eseguiti durante la fase di consulenza e assistenza per il dimensionamento del particolare. È a questo punto che tante volte scopriamo che il sistema stava lavorando a una velocità doppia se non tripla rispetto a quella ipotizzata inizialmente: diventa quindi molto importante prendere coscienza di questo aspetto per evitare malfunzionamenti futuri”.

WITTENSTEIN ha arricchito nel tempo la propria offerta, diventando un fornitore anche di soluzioni meccatroniche ad alte prestazioni.
MIGLIORAMENTO CONTINUO DEI PRODOTTI
Non è difficile immaginare che, così come nel corso degli anni il servizio clienti pre e post-vendita ha dovuto inseguire e adattarsi a nuove dinamiche di mercato che andavano diffondendosi, lo stesso è accaduto anche ai prodotti a marchio WITTENSTEIN.
“Inizialmente ci rivolgevamo prevalentemente ai costruttori di macchine utensili e per la lavorazione del legno”, ci spiega ancora Simone Bassani, “ma nel corso degli anni il nostro mercato di riferimento è cambiato e oggi un comparto come, per esempio, quello dell’imballaggio rappresenta il 40% del nostro volume di affari e va ad affiancarsi a tanti altri, come le macchine per la lavorazione di tubo e lamiera, oltre ovviamente alle macchine speciali. Tutto ciò ha portato a richieste molto diverse tra loro da un punto di vista tecnico. Quindi se inizialmente ci preoccupavamo della precisione quasi micrometrica su una macchina utensile di grandi dimensioni con masse movimentate di diverse tonnellate, oggi dobbiamo gestire l’imballaggio di biscotti ultraleggeri, che avviene in pochi millisecondi. E per rispondere a tali esigenze abbiamo sviluppato dei prodotti specifici e mirati”.
Dal punto di vista delle varianti e delle esecuzioni dedicate, WITTENSTEIN ha quindi arricchito nel tempo la propria offerta con versioni per alta velocità, per coppie elevate, per integrazione su assi dove sono previsti alti carichi in uscita e via dicendo, fino ad includere un numero così ampio di personalizzazioni per cui diventa impossibile per un cliente non trovare la soluzione giusta per ogni applicazione.

Riduttori WITTENSTEIN alpha con sensore cynapse integrato.
FOCUS: QUANDO IL RIDUTTORE DIVENTA SMART
Per rispondere a un mercato in continua evoluzione in chiave smart, con tutto quello che questo termine porta con sé, WITTENSTEIN alpha offre oggi la possibilità di integrare ai riduttori stessi una soluzione di intelligenza artificiale, chiamata cynapse, che consente di registrare e memorizzare diverse variabili di processo e ambientali che influenzano il componente in esercizio, comunicandole ai sistemi di automazione e a tutte le più comuni piattaforme IoT industriali (IIotT).
“In questa cynapse”, spiega Simone Bassani, “non integriamo solo i sensori, che ovviamente devono acquisire i dati dal campo, ma anche una capacità di calcolo e di memorizzazione per farla diventare un piccolo nodo di intelligenza centralizzata sulla macchina stessa”.
cynapse comprende quindi un modulo sensore, l’uscita dati via IO-Link e la relativa connettività I4.0, ma può essere ulteriormente ampliata con diverse funzioni logiche integrate per realizzare applicazioni personalizzate. ©TECN’È

Dall’alto, in senso orario: Stella Damone, Customer Service Team Manager, Simone Bassani, Chief Operating Officer, Elena Rovelli, Customer Assistant Team Manager, Alessandra Suriano, Media Relations & Communication Manager.































































