
Giuliano Collodel, dal 2018 Managing Director di Turck Banner Italia.
1996-2026: 30 anni da quando la tedesca Turck ha iniziato a operare in Italia; poi, l’incontro con l’americana Banner Engineering, da cui è nata Turck Banner Italia…
di Riccardo Oldani
1996-2026: sono passati trent’anni da quando il gruppo tedesco Turck ha iniziato a operare in Italia. Poi c’è stato l’incontro con l’americana Banner Engineering, da cui è nata Turck Banner Italia. Trent’anni di percorso, insomma, iniziato in punta di piedi e ora spinto da una forte accelerazione che ha portato in breve a raddoppiare fatturato, persone e ambizioni. Il tutto grazie a un portafoglio di prodotti che coprono praticamente tutte le esigenze dell’automazione e dialogano con tutti gli standard. A raccontarci questa storia di successo è il Managing Director Giuliano Collodel, con cui esploriamo idee e progetti per il futuro.
Trent’anni di attività nell’automazione non sono soltanto un anniversario. Sono anche la misura della capacità di affermarsi su un mercato, adattarsi, crescere. Turck Banner Italia li celebra nel 2026 con la consapevolezza di aver costruito qualcosa di solido, ma anche con l’ambizione di non fermarsi. “La nostra è una storia fatta di crescita costante, non di picchi improvvisi”, racconta Giuliano Collodel, Managing Director dal 2018. “Una garanzia di solidità”.
In realtà i due gruppi, Turck, realtà tedesca con forte radicamento nell’automazione industriale e nell’automotive, e Banner Engineering, azienda americana punto di riferimento mondiale nei fotosensori, operano insieme sul mercato italiano dal 2001. “Ma una sussidiaria di Turck”, precisa Collodel. “Era attiva già dal ’96. Poi i fondatori dei due gruppi hanno capito che avrebbe avuto più senso fare sinergia e hanno dato vita a una serie di joint venture in Europa e nel mondo. Ora sono in tutto nove”.
L’idea non era semplicemente commerciale, ma anche strategica: unire due portafogli complementari, due filosofie tecnologiche, due mercati di riferimento e mettere a fattor comune strutture, magazzini, competenze.
Turck portava in dote una forte presenza nell’industria automobilistica e in quella manifatturiera più strutturata, nella sensoristica induttiva e nelle soluzioni di connettività industriale. Banner aggiungeva una leadership consolidata nel packaging, nel food & beverage, nei sistemi ottici e nella sensoristica avanzata. “Negli Stati Uniti”, sottolinea Collodel, “il brand è diventato sinonimo di fotosensore. Quando un tecnico chiede una fotocellula, dice ‘mi serve un Banner’. Questo racconta la forza del brand”.

Il faretto K100 di Banner Engineering con display per messaggi di testo. È disponibile anche in versione IO-Link. Rappresenta un esempio di innovazione emblematico della filosofia Turck Banner per un’automazione semplice, decentralizzata ed efficiente.
I PRIMI ANNI DI CRESCITA
I primi anni non sono esplosivi. Turck Banner Italia parte con tre persone, che dopo un po’ diventano cinque. È una struttura leggera, quasi una rappresentanza evoluta. Il mercato italiano è competitivo, frammentato, dominato da marchi già radicati.
“È stato uno start-up molto lento”, ammette Collodel. “Se avessimo avuto fin dall’inizio la velocità degli ultimi otto anni, oggi parleremmo di numeri molto più importanti. Ma ogni fase ha il suo tempo”. Quegli inizi sono serviti a costruire credibilità e far conoscere i due marchi. Soprattutto sono stati funzionali per dimostrare che quella di Turck Banner Italia non era una semplice operazione commerciale, ma un progetto industriale con una visione di lungo periodo.
Dopo una serie di figure tecniche e amministrative la carica di Managing Director viene assunta nel 2018 da Giuliano Collodel, un profilo più commerciale. All’epoca il fatturato si aggira attorno ai 7 milioni di euro, con un organico di circa dodici persone. Oggi Turck Banner Italia conta una trentina di collaboratori e ha raggiunto i 15 milioni di turnover. “In questi anni abbiamo più che raddoppiato il business. E anche l’ultimo esercizio ha avuto una crescita a doppia cifra”, sottolinea il manager. “Non è un risultato casuale, ma il frutto di una strategia precisa”. Un percorso articolato su tre direttrici fondamentali: rafforzamento della struttura commerciale, investimento in marketing e comunicazione e potenziamento del supporto tecnico e del product management. “Abbiamo costruito un team di sales engineer con competenze trasversali. Non abbiamo un venditore Turck e uno Banner. Abbiamo professionisti che coprono l’intero portafoglio”.

Il display di stato SD50 di Banner Engineering in grado di comunicare in linguaggio naturale informazioni ricavate da sensori, macchine e altri dispositivi della fabbrica intelligente.
GOVERNANCE DOPPIA, VISIONE UNICA
Essere una joint venture 50% americana e 50% tedesca significa convivere con due culture industriali forti. “Il board a cui devo rispondere rispecchia due anime diverse”, racconta Collodel. “A volte mi sento come a Cape Town: da una parte l’Oceano Atlantico, dall’altra l’Indiano: bisogna sempre capire dove fare rotta. Non è sempre semplice, ma è un vantaggio enorme. Abbiamo alle spalle due gruppi che insieme superano ampiamente il miliardo di fatturato globale, con un portafoglio di prodotti che ci consente di rispondere sempre alle esigenze dei settori più in salute e in crescita. Un’ampiezza di gamma che ci dà anche solidità finanziaria e capacità di investimento”. E soprattutto offre un beneficio concreto ai clienti italiani. “La capacità di innovazione mette a disposizione prodotti sempre nuovi. Disporre di soluzioni nate negli USA assicura sempre una certificazione UL, oltre a quella CE. Per un costruttore, come ce ne sono tanti in Italia, che esporta negli Stati Uniti è una garanzia. Significa meno complicazioni, meno rischi, meno adattamenti”.
DUAL SOURCE E RESILIENZA
Uno dei concetti chiave che Collodel rivendica è quello del doppio canale di approvvigionamento. “Siamo la società del ‘dual source’ per antonomasia. Possiamo offrire prodotto tedesco e prodotto americano con un unico interlocutore. Questo, nei momenti difficili della pandemia e degli shortage di chip, è stato un vantaggio competitivo enorme”. Quando la supply chain europea entrava in crisi, la parte americana poteva compensare. E viceversa. E poi c’è il vantaggio di una struttura agile. “I nostri due gruppi di riferimento non sono burocratizzati, sono molto rapidi a reagire. La scelta di avere un magazzino locale a Milano, con personale nostro, assicura forniture in tempi rapidi”. In un periodo in cui molte multinazionali hanno centralizzato logistica e funzioni decisionali, Turck Banner Italia ha mantenuto una presenza operativa concreta sul territorio. “Non siamo distributori. Siamo una sussidiaria vera. Il cliente compra direttamente da noi, qui a Milano. Questo fa la differenza in termini di servizio”.

Il modulo TBEN-LL-4RMC di Turck progettato per portare automazione intelligente direttamente sulle linee di trasporto logistiche e intralogistiche.
IL MERCATO ITALIANO: STABILITÀ E VALORE
Collodel descrive il mercato italiano come meno soggetto a oscillazioni estreme rispetto ad altri Paesi. “Non abbiamo mai registrato picchi esagerati, ma nemmeno crolli. È un mercato stabile perché punta sul valore, non solo sul prezzo”. Il made in Italy, soprattutto nel settore delle macchine automatiche, mantiene una reputazione forte nel mondo. E questo crea spazio per soluzioni flessibili, modulari, interoperabili. “I nostri costruttori non fanno grandi volumi standardizzati come negli Stati Uniti o in Cina. Sono specialisti della personalizzazione. Hanno bisogno di prodotti versatili, aperti, capaci di integrarsi in architetture diverse”.
Qui si inserisce la filosofia dell’intelligenza distribuita e della modularità, che Turck promuove da anni. “Ogni modulo può diventare un nodo autonomo”, ci ricorda il Managing Director dell’azienda. “Questo consente di costruire impianti modulari, riconfigurabili, scalabili. È una risposta concreta alle esigenze di flessibilità del mercato italiano”.

TAS, acronimo di Turck Automation Suite, consente di programmare, aggiornare e tenere sotto controllo, anche da remoto, sensori e dispositivi intelligenti connessi utilizzati nelle macchine.
PROTOCOLLI APERTI PER L’INTEROPERABILITÀ
Se c’è un filo rosso che attraversa trent’anni di Turck Banner Italia è quello dell’interoperabilità. Non è un dettaglio tecnico, ma una scelta industriale precisa. “Tutti i nostri prodotti comunicano su protocolli aperti”, sottolinea Collodel. “Significa che possono dialogare con i sistemi di automazione dei principali produttori mondiali. Non chiediamo al cliente di adattarsi a noi: siamo noi che ci integriamo nell’architettura esistente”.
Questa filosofia affonda le radici nella storia stessa di Turck, tra i pionieri della tecnologia IO-Link, oggi standard internazionale per la comunicazione digitale punto-punto tra sensori/attuatori e sistemi di controllo. IO-Link nasce con l’obiettivo di superare i limiti dei segnali analogici tradizionali, consentendo uno scambio bidirezionale di dati: non solo il dispositivo invia informazioni, ma può essere parametrizzato, diagnosticato e aggiornato da remoto.
A rendere ancora più coerente questa visione è il fatto che anche l’intera gamma di dispositivi Banner è pienamente compatibile con IO-Link. “Non parliamo di due mondi separati”, precisa Collodel. “Ma di uno standard aperto adottato da entrambi i gruppi, che rende i loro prodotti pienamente compatibili”. Questa convergenza tecnologica rafforza ulteriormente la logica della joint venture: due marchi distinti, un’unica architettura aperta. Per il cliente significa poter combinare soluzioni ottiche Banner e infrastrutture di rete Turck all’interno dello stesso ecosistema IO-Link, senza vincoli proprietari. “In passato”, continua Collodel, “molti costruttori erano legati a soluzioni chiuse. Oggi il mercato chiede interoperabilità reale. IO-Link è stato uno dei primi passi concreti in questa direzione, e noi siamo stati tra quelli che ci hanno creduto fin dall’inizio”.

Grazie all’expertise di Turck Vilant, Turck Banner Italia dispone anche di soluzioni per controllare con tecnologia RFID il flusso di componenti, in entrata, all’interno e in uscita dei siti produttivi, per controllo e tracciabilità.
NON SOLO PRODOTTI, MA SISTEMI INTELLIGENTI
“In pratica”, spiega Collodel, “un sensore non è più solo un componente che manda un segnale on/off. Diventa un nodo intelligente che comunica dati di stato, parametri, informazioni diagnostiche. Questo apre le porte a servizi come la manutenzione predittiva e alla riduzione dei tempi di fermo”. IO-Link non sostituisce i bus di campo, ma li integra. Lavora infatti a livello di dispositivo e si appoggia a reti superiori come ProfiBus e soprattutto ProfiNet, evoluzione Ethernet-based del mondo Siemens oggi diffusissima nell’industria europea. Ed è proprio qui che emerge il ruolo attivo di Turck nella definizione degli standard. Il gruppo tedesco è infatti membro storico della PI (Profibus & Profinet International), l’organizzazione che governa lo sviluppo e la diffusione di queste tecnologie. In Italia, Turck Banner fa parte del Consorzio PI Italia, che riunisce aziende e specialisti del settore per aggiornare il mercato sulle evoluzioni normative e tecnologiche.
“La partecipazione al Consorzio PI Italia non è formale”, precisa Collodel. “Significa essere dentro ai tavoli dove si discutono gli standard, anticipare le evoluzioni, trasferire competenze ai clienti. È anche un modo per fare cultura tecnologica nel nostro Paese”. Attraverso workshop, giornate tecniche e incontri periodici, Turck Banner Italia contribuisce a diffondere una visione dell’automazione basata su apertura, compatibilità e standard condivisi. Una scelta che oggi appare quasi scontata, ma che trent’anni fa non lo era affatto.
“In un mercato come il nostro”, aggiunge Collodel, “dove i costruttori devono esportare in tutto il mondo, lavorare su protocolli aperti è fondamentale. Permette di progettare una macchina una sola volta e venderla ovunque. È questo il vero valore dell’interoperabilità”.

Foto di gruppo del team Turck Banner Italia nell’edizione 2025 della fiera SPS Italia di Parma. L’azienda continua a crescere in termini di organico e fatturato.
2026: CONSOLIDAMENTO E NUOVE SFIDE
Il trentesimo anniversario non è solo celebrazione, ma anche momento di rilancio. Nel 2026 Turck Banner Italia prevede la partecipazione alle fiere SPS Italia e a Cibus Tec. A SPS, in particolare, lo stand sarà rinnovato, con un conveyor funzionante in tempo reale. “Vogliamo mostrare le applicazioni dal vivo. Non solo cataloghi, ma soluzioni operative”, dice Collodel.
Sono poi previsti investimenti in nuove figure professionali, in particolare nel product management e in alcune verticalizzazioni di mercato. “Il nostro obiettivo è aumentare ulteriormente la market share in Italia. Il potenziale è ancora molto ampio”, evidenzia Collodel.
Per chi non conosce ancora Turck Banner Italia, è questo il momento di farlo, conclude Collodel: “Da trent’anni lavoriamo con successo su questo mercato. E la produzione e il management sono molto più vicini di quanto si pensi. Se trent’anni fa potevamo essere una scommessa ora siamo una struttura matura, integrata, ambiziosa, un punto fermo per l’automazione industriale italiana”. È qui che inizia una nuova fase di crescita. Con ogni probabilità ancora più interessante di quella precedente. ©ÈUREKA!

La location della nuova sede di Turck Banner Italia, in via Bisceglie a Milano.





























































