
Friedrich Richter, Senior Vice President Industrial Automation Services di Schneider Electric.
All’Innovation Summit di Copenaghen dello scorso ottobre è emersa una visione del futuro dell’industria incentrata su competitività, sostenibilità e digitalizzazione.
di Marta Sereni
Copenaghen ha ospitato lo scorso ottobre l’Innovation Summit di Schneider Electric, dedicato al futuro dell’energia e dell’automazione. Il messaggio trasmesso dalla multinazionale francese è che la competitività industriale europea passa dalla convergenza tra elettrificazione, soluzioni automatizzate e intelligenza digitale. Il palcoscenico dell’evento è stato anche l’occasione per Olivier Blum, CEO del gruppo, per presentarsi ai partecipanti, oltre 5.000 persone, tra cui circa 600 top executive, e delineare la strategia che guiderà Schneider Electric nei prossimi anni.
Blum ha parlato di un sistema energetico sotto pressione, ricordando che la domanda globale potrebbe crescere del 60% nei prossimi quindici anni, mentre le fonti rinnovabili come solare ed eolico sono destinate a triplicare entro il 2030. Una transizione di questa portata, ha osservato, richiede infrastrutture più intelligenti, connesse e resilienti, ma anche un nuovo equilibrio tra sostenibilità e produttività. È su questo terreno, quello dell’integrazione fra energia, automazione e software, che Schneider Electric intende giocare la propria partita.
L’ingresso all’Innovation Summit di Schneider Electric, organizzato lo scorso ottobre a Copenaghen, con il richiamo all’impegno del gruppo a proporsi come partner nell’applicazione delle più avanzate tecnologie energetiche. Foto: ©Kathrine Thude
COSTRUIRE IL SAPERE DIGITALE DELLE AZIENDE
Durante l’evento abbiamo intervistato Friedrich Richter, Senior Vice President Industrial Automation Services di Schneider Electric, che ha risposto a una serie di domande su innovazione, digitalizzazione ed elettrificazione nell’industria. “C’è un’accelerazione dell’adozione digitale trainata dall’intelligenza artificiale”, ha esordito Richter. “Per anni il digitale è stato un abilitatore per raggiungere obiettivi di business; oggi, se non lo adotta, un’azienda resta indietro. Non è più un’opzione, è una necessità”.
Richter ha individuato tre forze che stanno ridisegnando la manifattura europea: la centralità dei dati e dell’intelligenza artificiale nelle operazioni, la spinta verso la sostenibilità e l’elettrificazione e, infine, la carenza di competenze tecniche. “Ogni cliente con cui parlo pone il tema della forza lavoro. Le soluzioni diventano sempre più complete, talvolta complesse, e in reparto solo poche persone le padroneggiano davvero”. Il cambio generazionale, ha aggiunto Richter, rende il problema ancora più evidente. “Una generazione sta andando in pensione: molti di loro hanno visto nascere l’impianto e lo conoscono a fondo. Quando lasciano l’azienda, spesso è la stessa impresa a rivolgersi a noi, perché non sa più come funziona la propria fabbrica”.

La parte espositiva del summit, che si è tenuto nella capitale danese il 22 e il 23 ottobre scorsi. Foto: ©Kathrine Thude
Da qui la necessità di costruire un sistema digitale di riferimento che preservi le conoscenze e renda le operazioni più trasparenti. Richter ha richiamato il valore del digital twin e del, cosiddetto, data thread, il filo digitale continuo che collega e rende tracciabili i dati provenienti da tutte le fasi del ciclo di vita dell’impianto. “Rendendo le informazioni accessibili a più persone e integrandole in un gemello digitale, l’intelligenza accumulata nel tempo non si disperde quando qualcuno lascia l’azienda”, ha precisato Richter.
In questo ambito gioca un ruolo importante AVEVA, società britannica specializzata in software industriale di cui Schneider Electric è azionista di maggioranza: le sue piattaforme consentono di gestire e analizzare i dati di processo in modo integrato, dal campo fino al cloud. “Con l’AI tutto diventa più semplice da usare”, ha spiegato Richter, “si accelera la comprensione e si favorisce la piena padronanza delle tecnologie”. Tuttavia, ha osservato Richter, molte realtà industriali si trovano ancora in una fase iniziale del percorso. “Numerose aziende sono ferme alla semplice automazione: devono prima digitalizzare i processi in orizzontale, eliminare la carta e connettere i reparti, poi salire di livello, dalle linee produttive alla fabbrica, fino all’impresa e al cloud. Ogni passaggio richiede impegno, integrazione e una visione chiara”.
Olivier Blum, CEO di Schneider Electric, nel suo speech di apertura dell’evento, che ha segnato anche il suo battesimo nella nuova carica nel gruppo. Foto: ©Christopher Mertz
L’IMPORTANZA DI UNA ROADMAP DEFINITA
Per affrontare questa complessità Schneider Electric accompagna i propri clienti nella definizione di una roadmap digitale, aiutandoli a individuare e a rendere prioritari i casi d’uso più rilevanti per il loro settore e i loro stabilimenti. “La domanda che ci sentiamo porre più spesso è: da dove cominciare, a che ritmo procedere, sperimentare su un sito modello o estendere un progetto pilota a più impianti? Sono scelte che possono disorientare. Il nostro compito”, ha detto Richter, “è supportarli lungo tutto il percorso di trasformazione”.
GESTIRE IL CAMBIAMENTO
Secondo Richter, i progetti di trasformazione non si bloccano tanto sulla tecnologia quanto sulla gestione del cambiamento. “Abbiamo numerosi esempi di aziende che acquistano strumenti digitali e poi non vedono le persone utilizzarli”. Capita, racconta, che venga introdotto un digital twin per la manutenzione e che, nonostante ciò, il team continui a lavorare su Excel. “Quando non si integra il cambiamento organizzativo nella fase di implementazione, l’adozione non decolla”, ha sottolineato Richter.
La soluzione, ha spiegato, è coinvolgere chi utilizzerà le tecnologie fin dall’inizio del progetto. “Bisogna co-sviluppare con gli operatori, definire in quali momenti della giornata useranno gli strumenti, quali decisioni potranno prendere e come gestiranno le informazioni generate”. Solo un approccio agile e partecipativo, con gli opportuni adattamenti alle pratiche interne, può far sì che il sistema venga percepito come proprio. “Massimizzare l’adozione è essenziale, e deve partire dall’alto: i responsabili devono dare l’esempio nell’utilizzo degli strumenti digitali”, ha evidenziato Richter.
Sul fronte dell’elettrificazione, Richter parla di una leva competitiva prima ancora che ambientale. “Se non si intraprende questo percorso, a un certo punto non sarà più possibile operare in Europa. Non è solo una questione di sostenibilità, ma anche di accesso all’energia”. Oggi le tecnologie consentono di elettrificare parti sempre più ampie dei processi produttivi, anche nei settori più energivori come la metallurgia. “L’elettricità resta il mezzo migliore per l’efficienza energetica: rimandare significa perdere competitività”.
Il tema della rete elettrica rimane centrale, ma non è l’unica strada percorribile. “La politica ha un ruolo importante, ma si può anche puntare su microgrid, costruendo accanto agli impianti un proprio mix energetico alimentato da fonti rinnovabili, eolico, solare o bioenergia, per integrare la fornitura”, ha affermato Richter.

Il CEO di AVEVA, Caspar Herzberg, durante il summit. La società britannica, di cui Schneider Electric è azionista di maggioranza, sviluppa soluzioni software, basate su AI, sempre più indispensabili per definire la fabbrica del futuro. Foto: ©Christopher Mertz
IL RUOLO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Parlando di intelligenza artificiale, Richter sottolinea il cambio d’approccio che questa tecnologia porta. “L’AI è ormai presente ovunque: nelle vendite, negli acquisti, nell’ingegneria, nella ricerca e sviluppo”. In ambito industriale, ha spiegato, l’obiettivo è ridurre i tempi di progettazione e semplificare gli aggiornamenti dei sistemi di controllo. “Quando viene introdotta una nuova tecnologia o si migra da una piattaforma precedente, è necessario riprogrammare numerosi componenti software. L’intelligenza artificiale consente di automatizzare parte di queste operazioni, riducendo in modo significativo tempi e costi”.
Richter tiene però a sottolineare che l’AI non è una bacchetta magica. “Non bisogna dimenticare che esistono molti casi in cui gli algoritmi non raggiungono il livello di affidabilità e precisione atteso. Tutto dipende da come vengono impostati e da come si utilizzano: serve comunque molta intelligenza umana per guidarli”.
Le applicazioni pratiche, tuttavia, sono già numerose. Un esempio riguarda la predizione dei consumi energetici negli impianti di produzione dei semiconduttori, dove la temperatura deve restare costante e richiede l’impiego continuo di sistemi HVAC e gruppi frigoriferi. “Raccogliendo e analizzando i dati con modelli predittivi è possibile anticipare i picchi di domanda, pianificare meglio i cicli produttivi e ottenere notevoli risparmi, sia in termini di energia sia di costi operativi”, ha esemplificato Richter.
Un altro campo di sviluppo è quello delle operazioni autonome. “Nel mondo industriale si sta passando dal semplice monitoraggio all’automazione delle fasi più complesse del processo. Oggi, grazie alla capacità di calcolo e agli algoritmi di intelligenza artificiale, si possono gestire in modo autonomo anche le fasi di avvio e arresto degli impianti, che in passato richiedevano sempre l’intervento dell’operatore”, ha aggiunto Richter.
Guardando al contesto europeo, Richter ha osservato che la competitività tecnologica del continente dipende non solo dal talento e dalla formazione, ma anche da scelte politiche e infrastrutturali. “Gli ingegneri e le competenze ci sono. La sfida è mantenere la sovranità dei dati: decidere dove costruire i data center, dove avviene l’elaborazione e dove vengono archiviati i dati. Servono scelte chiare, se non norme vere e proprie”.
Sono stati oltre 5.000 i partecipanti all’Innovation Summit di Schneider Electric, provenienti da tutto il mondo. Tra loro oltre 600 top executive manager. Foto: ©Richo
I SERVIZI AL CENTRO DEL FUTURO
Infine, i servizi, cioè il campo d’azione diretto di Richter. “Sarò di parte”, ha detto, “ma i modelli di business si stanno orientando sempre più verso l’as-a-service, cioè sull’erogazione continuativa di prestazioni e non più sulla sola vendita di prodotti”. È la logica che in ambito industriale viene definita “outcome-based”, vale a dire fondata sui risultati: il cliente non acquista un bene, ma il beneficio che quel bene genera. “Con la diffusione dell’automazione definita dal software, le funzioni di controllo potranno essere eseguite anche su hardware standard, non più su dispositivi proprietari, e fornite in abbonamento come control as-a-service”, ha sottolineato Richter.
Ma, ha aggiunto Richter, i servizi non rappresentano solo un nuovo modello commerciale: sono il canale attraverso cui digitale e intelligenza artificiale diventano realmente operativi. “Durante la fase di esercizio, i dati raccolti, o come li chiamiamo, gli insight, cioè le informazioni che derivano dall’analisi dei dati, consentono di formulare raccomandazioni, ottimizzare le prestazioni e, quando serve, inviare tecnici per regolare o intervenire sugli impianti. È uno dei modi più efficaci per trasformare l’innovazione digitale in valore concreto per l’industria”.
L’impressione, al termine dell’Innovation Summit di Copenaghen, è quella di una direzione ormai tracciata: Schneider Electric sta costruendo un modello industriale in cui software, servizi ed energia convergono in un unico ecosistema, capace di accompagnare le imprese nella transizione digitale ed elettrica. Una strategia che guarda al futuro con realismo e ambizione, puntando a un obiettivo preciso: rendere l’industria europea più competitiva, sostenibile e resiliente. ©ÈUREKA!

L’elettrificazione, secondo Friedrich Richter, “è un percorso inevitabile per l’Europa: l’elettricità è il mezzo migliore per l’efficienza energetica”.
Foto in anteprima ©Kathrine Thude








































































