
Presso lo stabilimento della cooperativa agricola Centro Lazio a Sabaudia, si sono svolti i test finali italiani del progetto europeo HARTU-Handling with AI-enhanced Robotic Technologies for flexible manUfacturing, parte del programma Horizon Europe.
Deep Blue porta l’intelligenza artificiale nell’agroalimentare. La cooperativa agricola Centro Lazio di Sabaudia ha ospitato i test finali italiani del progetto europeo HARTU-Handling with AI-enhanced Robotic Technologies for flexible manUfacturing, parte del programma Horizon Europe.
A guidare la sperimentazione italiana è stata Deep Blue, società di ricerca e consulenza specializzata in intelligenza artificiale, robotica e interazione uomo-macchina, che ha curato lo studio dei Fattori Umani e dell’impatto etico delle nuove tecnologie.
Il progetto, coordinato dal centro tecnologico spagnolo Tekniker, punta a creare un modello di Industria Collaborativa 5.0, dove persone e sistemi intelligenti cooperano in modo sicuro ed efficiente. A Sabaudia, Deep Blue e i partner italiani hanno validato le soluzioni in un contesto produttivo reale del settore agroalimentare, in collaborazione con Centro Lazio, Tecnoalimenti, Engineering Ingegneria Informatica, Politecnico di Bari e Omnigrasp.
Un braccio robotico “intelligente” per manipolare prodotti delicati
Il caso applicativo sviluppato a Sabaudia ha visto l’introduzione di un braccio robotico dotato di soft gripper, in grado di adattare automaticamente la forza di presa a seconda delle caratteristiche dell’ortaggio. Questa tecnologia ha ridotto gli errori di selezione manuale, migliorando precisione, qualità e velocità di lavorazione.
“La sperimentazione presso Centro Lazio”, spiega Linda Napoletano, Director e Head of Manufacturing di Deep Blue, “dimostra che la collaborazione tra esseri umani e intelligenza artificiale può tradursi in benefici concreti: riduzione degli errori, maggiore efficienza e valorizzazione del lavoro umano. È un passo decisivo verso modelli produttivi 5.0 più sostenibili e centrati sulla persona”.
Lo smart line operator: nuova figura dell’Industria 5.0
Dallo studio condotto da Deep Blue nasce la figura dello smart line operator, evoluzione dell’operatore di linea tradizionale. Questa nuova professionalità si occuperà della supervisione e gestione condivisa dei robot, concentrandosi su attività analitiche e manutentive, mentre i compiti più ripetitivi e faticosi saranno automatizzati.
“L’integrazione uomo-robot non sostituisce il lavoro umano, ma lo arricchisce di competenze gestionali e digitali”, sottolinea Elisa Prati, Senior User Experience Researcher di Deep Blue. “È un modello in cui la persona resta al centro, in linea con i principi dell’Industria Collaborativa 5.0”.
Etica, sicurezza e formazione: la tecnologia a misura d’uomo
All’interno di HARTU, Deep Blue ha condotto un’approfondita analisi etica e dei Fattori Umani, con l’obiettivo di comprendere come l’intelligenza artificiale possa diventare un partner affidabile e trasparente per gli operatori. Lo studio ha esaminato l’impatto dell’AI sull’organizzazione del lavoro, sulle competenze richieste e sul benessere delle persone, definendo linee guida per un’adozione responsabile della tecnologia.
I test di validazione presso Centro Lazio hanno confermato la coerenza tra progettazione e risultati operativi, mostrando un netto miglioramento della qualità produttiva e della sicurezza sul posto di lavoro.
Laboratorio europeo dell’innovazione
Il progetto HARTU – che coinvolge 14 partner internazionali in cinque diversi settori industriali (automotive, elettrodomestico, utensili, logistica e alimentare) – rappresenta per l’Italia un esempio concreto di trasferimento tecnologico e di collaborazione tra imprese, ricerca e istituzioni.
Come ha dichiarato Vittorio Sambucci, vicepresidente della VIII Commissione “Agricoltura, Ambiente” della Regione Lazio: “robotica e intelligenza artificiale non sono solo progresso tecnologico, ma strumenti per migliorare la qualità del lavoro, la sostenibilità dei processi e la competitività del nostro sistema agroalimentare”.

Omnigrasp è una società spinoff nata dalle attività di ricerca dell’EPFL in Svizzera e del Politecnico di Bari in Italia. L’azienda ha avuto un ruolo di primo piano nel progetto HARTU. (Foto: ©Stefan Schneller)































































