
L’Osservatorio IA di ASCOMUT, sulla base di un’indagine realizzata nel secondo semestre 2025, fotografa un settore in movimento: l’adozione è in crescita ma spesso non ha superato la fase di sperimentazione.
L’intelligenza artificiale entra con decisione anche nella filiera dell’importazione e distribuzione di macchine utensili, utensileria, attrezzature e strumenti di misura.
Non si tratta di un fenomeno di costume, ma di una risposta concreta alle crescenti esigenze di rapidità, precisione e autonomia espresse dal manifatturiero.
A fotografare lo stato dell’arte è l’Osservatorio IA di ASCOMUT, l’Associazione nazionale delle imprese che operano nell’importazione e distribuzione in Italia di macchine utensili, attrezzature, strumenti di misura e controllo, oltre a prodotti chimici per produzione e manutenzione, aderente al Sistema Confcommercio Imprese per l’Italia.
Adozione in crescita, ma ancora sperimentale
L’indagine “Dalla produttività alla competitività”, realizzata nel secondo semestre 2025, evidenzia un comparto dinamico ma ancora in fase esplorativa. L’adozione dell’IA è in aumento, tuttavia molte iniziative non hanno superato la soglia della sperimentazione.
Il rischio, sottolinea l’Osservatorio, è che fattori chiave come qualità dei dati, capacità di analisi e riprogettazione dei processi, adeguamento organizzativo e misurabilità delle soluzioni non vengano affrontati in modo strutturato, compromettendo l’obiettivo finale: l’incremento della competitività.
Le barriere all’ingresso: competenze e consapevolezza
Permangono numerose criticità che rallentano l’avvio dei progetti. Le aziende segnalano in primis una limitata consapevolezza sugli ambiti di reale applicazione dell’IA, accompagnata da competenze interne insufficienti e dalla presenza di altre priorità strategiche.
Seguono l’incertezza sul rapporto costi/benefici e le preoccupazioni relative a rischi e sicurezza. Un quadro che delinea un ecosistema ancora prudente, dove la trasformazione digitale deve convivere con vincoli organizzativi e culturali.
Dove l’IA genera valore operativo
Laddove implementata, l’IA mostra risultati tangibili soprattutto in ambiti legati alla gestione dei contenuti e della conoscenza. Le applicazioni più diffuse riguardano il supporto alla redazione di documenti e traduzioni, la produzione di materiali commerciali, l’accesso rapido a procedure e documentazione tecnica.
Significativa anche l’assistenza basata su documenti – manuali, schede tecniche, FAQ – e l’analisi dei dati. In questi casi, i benefici si traducono in riduzione dei tempi, maggiore coerenza informativa e incremento della produttività individuale, con impatti misurabili sull’efficienza operativa.
Le criticità strutturali: dati e governance
Non mancano però i punti di frizione. L’Osservatorio evidenzia carenze nella definizione di baseline e KPI: i benefici sono spesso percepiti ma non formalmente misurati. A ciò si aggiungono problematiche legate alla qualità e consistenza delle informazioni di prodotto – varianti, compatibilità, versioni – che limitano l’efficacia degli algoritmi.
Un ulteriore nodo riguarda la governance: responsabilità non chiaramente definite, assenza di regole e controlli strutturati, mancanza di processi decisionali formalizzati. Senza una regia organizzativa, l’IA rischia di rimanere confinata a iniziative isolate.
Formazione ancora marginale
Il segnale forse più rilevante è la scarsa diffusione di percorsi di formazione interna. Solo poche aziende dichiarano di aver avviato programmi strutturati. Un dato che spiega perché l’IA sia talvolta ignorata o relegata a usi individuali non integrati nei processi aziendali.
“La nostra base associativa ha risposto all’indagine con grande professionalità e partecipazione, segno di quanto il tema sia sentito. I risultati sono in linea con le aspettative: l’eterogeneità delle aziende interpellate e l’estrema varietà delle soluzioni operative offerte in ambito IA”, afferma il Presidente ASCOMUT, Andrea Bianchi.
“Hanno contribuito a restituirci un quadro caratterizzato da una certa disomogeneità di percezione, atteggiamento e capacità di applicazione. A questo punto, la parola passa ad ASCOMUT: vogliamo agire da facilitatori presentando proposte realizzabili e di concreta utilità che supportino il nostro sistema d’imprese verso una maggiore integrazione dell’AI nei processi”, aggiunge Bianchi.
I risultati dell’Osservatorio sono stati condivisi con le imprese associate; una sintesi della ricerca è disponibile su richiesta alla segreteria@ascomut.it. Per la filiera della meccanica italiana, il percorso verso un’adozione matura dell’IA è avviato, ma richiede metodo, misurazione e visione strategica.

Il Presidente di ASCOMUT, Dr. Andrea Bianchi.






































































