
Stefano Riazzola, Capo Dipartimento per i trasporti e la navigazione del MIT, interviene in collegamento durante la presentazione dell’Osservatorio MOBISCO al Palazzo Giureconsulti di Milano, 14 aprile 2026.
Oltre 30 milioni di persone si spostano ogni giorno per studio o lavoro in Italia, pari al 51% della popolazione residente. Di questi, il 73,7% dei lavoratori si muove esclusivamente con mezzo privato e solo il 7% si affida unicamente al trasporto pubblico. Sono i dati principali del primo Report dell’Osservatorio MOBISCO, promosso da MOST-Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile e presentato il 14 aprile 2026 al Palazzo Giureconsulti di Milano.
La piattaforma si propone come Decision Support System per integrare fonti informative eterogenee e orientare le politiche pubbliche verso modelli di trasporto più efficienti, in coerenza con il Decreto 68/2022.
l coordinatore scientifico Matteo Colleoni dell’Università di Milano-Bicocca ha sottolineato che questi dati esistono, ma sono spesso frammentati: MOBISCO nasce per metterli in relazione, costruire una sintesi capace di restituire una lettura completa della domanda e dell’offerta di mobilità quotidiana sistematica e supportare concretamente la pianificazione territoriale e dei trasporti.
Auto dominante e squilibri territoriali: il riparto modale degli spostamenti
L’automobile è la scelta prevalente per circa 18 milioni di individui. Il riparto modale rivela, però, vocazioni geografiche precise: il trasporto pubblico raccoglie consenso al Nord e nelle grandi città, la bicicletta è quasi esclusiva del Nord-Est, la mobilità a piedi è più alta al Sud e nei centri ad alta densità.
Le città meridionali di dimensione demografica minore, dove l’offerta di trasporto pubblico è strutturalmente più debole, registrano i tassi più elevati di uso dell’auto per recarsi a scuola e al lavoro.
A pesare sul sistema infrastrutturale sono gli spostamenti fuori comune: il 42,5% del totale degli spostamenti sistematici, con Lombardia al 57%, Veneto al 54% e Lazio e Sicilia al 27%.
La mobilità per lavoro è più marcata al Nord (71% degli spostamenti sistematici contro il 65% del Sud), mentre al Sud è più alta la quota legata allo studio (35% rispetto al 29% del Nord). Nella mobilità sistematica la quota di trasporto pubblico sale al 22% del totale, trainata dagli studenti (33%), contro l’11% dei lavoratori.
Studenti universitari: 28 km al giorno, 5,12 kg di CO2 per ogni viaggio
La mobilità scolastica e universitaria presenta caratteristiche distinte che richiedono analisi separate. Per la scuola dell’obbligo il 28% degli studenti si sposta a piedi, mentre lo scuolabus copre solo il 3-4% delle esigenze: una risposta residuale che lascia scoperta gran parte della domanda.
Il dato più significativo riguarda gli universitari: con una distanza media di 28 km e un impatto stimato in 5,12 kg di CO2 per viaggio di andata e ritorno, questa categoria genera pressione ambientale e infrastrutturale rilevante.
Il 51,4% degli universitari sceglie il treno, il 26,7% il Trasporto Pubblico Locale: una propensione al trasporto collettivo superiore alla media, che segnala la necessità di potenziare l’integrazione modale per questa fascia. La mobilità attiva - a piedi e in bicicletta - si ferma all’8%, frenata dall’elevata distanza media e dalla precarietà dei percorsi ciclabili in molte aree del Paese.
Infortuni in itinere in crescita: 99.939 casi e 293 morti nel 2025
Il Report dedica un approfondimento agli infortuni durante gli spostamenti sistematici, confermando una tendenza in crescita. Nel 2025 le denunce di infortuni in itinere hanno raggiunto 99.939, contro i 96.835 del 2024, con 293 casi mortali rispetto ai 280 dell’anno precedente (+4,6%). In aumento anche gli infortuni degli studenti in itinere: 2.181 nel 2025 contro i 2.011 del 2024, un incremento dell’8,45%.
Il dato suggerisce la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e di attivare misure specifiche nelle sedi di lavoro e nelle scuole.
Stefano Riazzola, Capo Dipartimento per i trasporti e la navigazione del Ministero delle Infrastrutture, ha annunciato il rafforzamento del ruolo dei mobility manager e l’istituzione di una nuova divisione dedicata a PUMS e mobility management, con l’obiettivo di migliorare la pianificazione e il coordinamento con i territori in un sistema segnato da forti differenze tra aree urbane efficienti e zone a domanda diffusa dove la competitività del trasporto pubblico rimane strutturalmente più bassa.

Da sinistra: Alessandro Fermi, Arianna Censi e Gianmarco Montanari durante uno dei panel della presentazione dell’Osservatorio MOBISCO di MOST, Palazzo Giureconsulti, Milano.






































































