
Elevato contenuto di innovazione, tecnologia superiore alla media dell’offerta internazionale di settore, adeguato rapporto qualità-prezzo sono gli aspetti che gli utilizzatori dei paesi NAFTA riconoscono al bene strumentale Made in Italy. A fronte di una piena promozione sugli aspetti hard dell’offerta, l’industria italiana del machinery è però giudicata ancora carente nella sua dimensione soft quali: supporto tecnico per assistenza e ricambi non sempre tempestivo, costi di manutenzione troppo elevati, difficoltà di comunicazione. Queste sono alcune delle considerazioni emerse dall’indagine “2012 Machines Italia Awareness” presentata in anteprima mercoledì 27 febbraio da ICE Agenzia e Federmacchine (www.federmacchine.it), la Federazione dei costruttori italiani del bene strumentali che ha ospitato l’incontro.
Realizzata dagli uffici di ICE Agenzia di Toronto, Città del Messico e Chicago, con il supporto di Federmacchine, l’indagine è stata condotta attraverso interviste somministrate a quasi 700 soggetti tra “Top C-Level” manager e responsabili acquisto di industrie manifatturiere di variegata dimensione (piccole, medie e grandi gruppi).
Specificatamente dedicata alle imprese italiane interessate a penetrare o rafforzare la propria presenza nei mercati di Area NAFTA, l’iniziativa è stata pensata come strumento per meglio comprendere la percezione dei prodotti Made in Italy di settore da parte degli utilizzatori locali e per individuare i trend di investimento dei player dell’Area nel prossimo futuro. Il sondaggio è stato già realizzato precedentemente negli USA, ma è la prima volta che viene svolto contemporaneamente nei tre paesi. Il motivo per cui l’Area Nordamericana è stata scelta per realizzare lo studio deriva anzitutto dalla decisa ripresa dell’attività manifatturiera di cui si è resa protagonista l’economia statunitense. A ciò si aggiungono altre ragioni di natura differente: un certo rallentamento della domanda di beni capitali in altre parti del mondo, inclusi alcuni paesi emergenti che per anni sono stati trainanti ed ora presentano punti di criticità e il ritorno di molte aziende manifatturiere (che avevano esternalizzato o delocalizzato la produzione in paesi a più basso costo di manodopera) a produrre in alcuni paesi “maturi” considerati oggi più interessante e anche perché in grado di limitare incertezze su: costi di trasporto, richieste di aumenti salariali, crescita complessiva del costo della vita.



























































