
Setup di misura con cella di carico esterna montata sull’utensile di una servopressa Coretec, distribuita in Italia da burster: il sensore esterno è dimensionato per la fase di tastatura, indipendentemente dalla portata della macchina.
La servopressa moderna non è più soltanto un attuatore: è anche uno strumento di misura. Le serie GS e MS di Coretec ne sono un esempio concreto: i loro controllori WPS campionano la forza a oltre 1.000 campioni al secondo e integrano la funzione Work Explorer, che muove il punzone a velocità di ricerca programmata fino a rilevare una minima variazione di forza, registra la posizione esatta e si comporta di fatto come una sonda di contatto ad alta frequenza.
Eppure, questa precisione ha un limite strutturale che la cella di carico interna non riesce a superare, e che in Acquati Group, divisione product & service di burster Italia, hanno identificato come il punto tecnico critico su cui intervenire.
Il problema è di principio: la cella di carico integrata in una servopressa è dimensionata sulla portata massima della macchina. Su un sistema da 5 kN, il sensore interno non ha la risoluzione per rilevare con affidabilità un contatto da 0,5 N.
Un sensore esterno dedicato alla fase di tastatura, invece, può essere dimensionato specificamente per quel range: rileva la variazione minima, prima che il punzone inizi a deformare il pezzo, fornisce una misurazione del punto zero molto più precisa e rende il trigger del Work Explorer ripetibile e stabile in condizioni operative reali, non solo in laboratorio.
Cella di carico esterna integrata nel Work Explorer di una servopressa Coretec
Il secondo vantaggio riguarda il rumore meccanico: l’attrito della vite a ricircolo di sfere, i cuscinetti del motore e le guarnizioni generano un segnale di disturbo che il sensore interno deve filtrare continuamente.
Una cella esterna montata direttamente sull’utensile misura solo la forza applicata al pezzo, senza interferenze da calore, usura o meccanica interna della servopressa. Questo segnale pulito è la condizione che rende la funzione Work Explorer affidabile nel tempo, indipendentemente dall’usura della meccanica.
Il terzo elemento è la precisione dimensionale: quando la servopressa viene usata come sonda per calcolare dimensioni relative – ad esempio, per determinare lo spessore di uno shim da inserire –, qualsiasi errore nel rilevamento della forza si trasferisce direttamente sulla posizione registrata. Un sensore più accurato riduce questo margine di incertezza e apre a tolleranze di assemblaggio nell’ordine del micron, irraggiungibili con il sensore interno standard.
Il quarto aspetto è la tracciabilità metrologica: per dispositivi medici e componenti aerospaziali, dove la servopressa è trattata come strumento di misura certificato, calibrare e certificare una cella esterna secondo gli standard internazionali è significativamente più agevole della qualifica dell’intero sistema di azionamento interno.
Il controller WPS integra ingressi analogici ad alta velocità progettati specificamente per gestire questo sensore esterno, rendendo l’implementazione di un circuito di feedback di forza secondario ad alta precisione un’operazione tecnicamente diretta.




































































