
La gamma delle soluzioni LOCTITE® Hydrogen Ready per la sigillatura delle flange.
La sigillatura di impianti a idrogeno pone sfide progettuali che non hanno equivalenti con altri fluidi industriali. La molecola H? ha un diametro cinetico di circa 0,289 nm, inferiore a quello di qualsiasi altro gas comune: riesce a permeare materiali che trattengono perfettamente metano, azoto o aria compressa, e a diffondersi attraverso microdiscontinuità che le guarnizioni tradizionali non compensano.
Henkel risponde a questa criticità ampliando il portafoglio LOCTITE® Hydrogen Ready con tre sigillanti anaerobici per flange – LOCTITE® 510, LOCTITE® 518 e LOCTITE® 574 – validati da enti terzi indipendenti per l’uso con idrogeno.
LOCTITE® 510, 518, 574: formulazioni e campi di applicazione
I tre prodotti sono sigillanti anaerobici a base metacrilato che polimerizzano per esclusione dell’ossigeno a contatto con le superfici metalliche. La scelta tra le varianti dipende dalla geometria del giunto e dalle condizioni operative. LOCTITE® 510 è formulato per flange rigide con superfici lavorate, con resistenza fino a 150 °C e pressioni di esercizio fino a 690 bar.
LOCTITE® 518 è indicato per giunti con irregolarità superficiali maggiori, coprendo gap fino a 0,25 mm, e mantiene la tenuta in presenza di vibrazioni. LOCTITE® 574 è la variante a media resistenza, rimovibile con utensili standard per facilitare la manutenzione programmata: caratteristica rilevante negli impianti a idrogeno dove i cicli di ispezione sono frequenti.
Tutti e tre resistono alla degradazione chimica indotta dall’idrogeno e alle variazioni cicliche di pressione e temperatura tipiche degli impianti di elettrolisi, stoccaggio e distribuzione.
Come funziona la sigillatura anaerobica delle flange negli impianti a idrogeno
A differenza delle guarnizioni solide, i sigillanti anaerobici per sigillatura delle flange riempiono in forma liquida tutte le microdiscontinuità superficiali prima di polimerizzare in un solido termoplastico. Il risultato è un’interfaccia continua, senza punti di permeazione preferenziale, che si adatta alla geometria reale delle superfici accoppiate.
Negli impianti a idrogeno questa caratteristica è determinante: la tenuta non dipende dalla planarità delle flange né dalla forza di serraggio dei bulloni, ma dalla qualità della barriera chimica formata dal polimero.
Il ciclo di cura avviene senza calore applicato, eliminando i rischi di deformazione termica nei giunti di piccolo diametro. La compatibilità con l’idrogeno è stata verificata secondo protocolli di test riconosciuti a livello internazionale: requisito non trascurabile in un settore dove le certificazioni condizionano l’approvazione degli impianti.
Implicazioni progettuali per i sistemi H2 e contesto normativo
L’espansione del portafoglio arriva mentre la filiera dell’idrogeno industriale affronta la standardizzazione di componenti e materiali. Le perdite di idrogeno non sono solo un problema di efficienza: in concentrazioni superiori al 4% in volume in aria il gas è infiammabile, oltre il 18% è esplosivo. La scelta dei materiali di tenuta rientra quindi nei requisiti di sicurezza definiti da normative come la ISO/TR 15916.
“L’espansione del portafoglio Hydrogen Ready rappresenta un traguardo significativo nel nostro percorso di sostenibilità”, ha dichiarato Simone Zanetti, Global Application Engineer General Manufacturing & Maintenance di Henkel. I tre prodotti saranno presentati in anteprima a Hydrogen Expo, alla Fiera di Piacenza dal 9 all’11 giugno 2026.

Applicazione di LOCTITE® 574 Hydrogen Ready su flangia industriale.






































































