
Infrastrutture, misure per la crescita e formazione tecnica gli ambiti di intervento per lo sviluppo regionale. L’Emilia Romagna, un territorio che si caratterizza per l’operosità e l’intraprendenza degli imprenditori del manifatturiero, è fucina e laboratorio di nuovi orientamenti. Analizziamo i segnali positivi di un’industrializzazione diffusa.
di Luigi Ortese
Le province emiliane e romagnole sono riconosciute come sistemi territoriali che costituiscono un importante elemento connettivo del tessuto europeo, italiano e regionale. Queste aree, come altre in Italia, rappresentano un fenomeno territoriale di dimensioni contenute, ma completo nelle forme e nelle funzioni, al di là del tradizionale concetto di “distretto industriale”.
“Realizzeremo un programma per l’economia che poggia sulla partecipazione, più allargata possibile, di tutto il sistema emiliano-romagnolo. Lo faremo nel solco del progetto e delle azioni che abbiamo messo in campo fino ad ora. Solo così potremo superare la frammentazione sociale che è sotto gli occhi di tutti: la nostra parola d’ordine sarà, da oggi, speranza”. Così dichiara il Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani in occasione dell’incontro di avvio del nuovo Programma triennale delle Attività produttive 2012-2014, svoltosi recentemente a Bologna.
Si tratta del primo step di un cammino che porterà entro l’anno, tramite un confronto tra realtà sociale ed economica della regione, alla stesura di un progetto a cui hanno contribuito Confindustria, Banca d’Italia, Confcooperative, Confartigianato, Abi, Cna, Confapi, Legacooperative, Cgil, Cisl e Uil. Durante l’incontro, attraverso le analisi di Nomisma e Prometeia, si è argomentato sulle prospettive economiche e di sviluppo dell’industria dell’Emilia-Romagna.
“Saranno mesi di grande impegno - ha evidenziato l’assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli - all’insegna della partecipazione e condivisione degli orientamenti. Discuteremo di scelte concrete: finanza, marketing, mercati esteri, relazioni industriali, ricerca e professioni, filiere produttive, infrastrutture, semplificazione, servizi alle imprese, e di molto altro”. Muzzarelli, inoltre, ha dichiarato che sarà necessario “favorire gli investimenti produttivi, interni ed esteri, un lavoro destinato ad aumentare l’attrattività dell’Emilia-Romagna, per avere più investimenti, più ricerca, più imprese innovative. Stiamo attuando il disegno di futuro che abbiamo scritto nel Piano territoriale regionale: i Tecnopoli, il nuovo Piano triennale dell’energia, le tante scelte che abbiamo già intrapreso per una Regione moderna ed europea. Con il Programma 2012-2014, vogliamo dare speranza a un territorio che ha la capacità di non arrendersi mai e di sapersi continuamente rinnovare”. Ecco un esempio concreto di come affrontare la crisi.
STRATEGIE DI CRESCITA. CAMBIARE PASSO
Per sostenere lo sviluppo non esistono ricette precostituite. È sempre più importante il confronto e il dialogo tra i diversi interlocutori sociali che si prefiggono di trovare soluzioni adeguate. Un'occasione di dibattito degna di nota è stata la tavola rotonda sul tema “Strategie di sviluppo della competitività territoriale in Emilia”, che si è tenuta lo scorso maggio durante DMG EXPO, Macchine, Eventi, Tecnologie, organizzata presso il quartier generale di Brembate, in provincia di Bergamo. DMG Italia, noto costruttore di macchine utensili, ha invitato imprenditori, dirigenti d’azienda, rappresentanti del mondo accademico ed economico a confrontarsi sulla questione della competitività territoriale. La multinazionale di passaporto tedesco ha programmato l'evento con l'obiettivo di delineare i possibili o più probabili scenari e sviluppi futuri dell’industria manifatturiera e di tutte le attività economiche, finanziarie e formative che ruotano attorno ad essa, partendo dalla situazione del mercato italiano e con specifico riferimento al contesto territoriale dell’Emilia.
A moderare il simposio, DMG Italia ha chiamato la redazione di TECN’È, che ha impostato il dibattito nell’ottica della massima apertura al contributo di ciascuno, anche accettando l’eventualità che la discussione potesse “uscire dai binari” a beneficio di un confronto più costruttivo e ad ampio respiro. Perché? Perché il concetto di “competitività territoriale”, pur non essendo nuovo, continua a essere oggetto di discussioni. Spesso, e questo vale soprattutto per l’Italia, si tende a confondere la competitività delle imprese insediate in un territorio (il tipico distretto industriale) con la competitività del territorio stesso. Un’impresa “made in Italy” può avere impianti in tutto il mondo e capitale umano formato all’estero; in questo caso, il vantaggio competitivo dell’azienda non riflette quello del territorio d’origine e non nasce da esso, ma piuttosto dalle capacità manageriali di chi la guida.
Esistono poi diverse “facce” della competitività territoriale: competitività sociale, intesa come capacità dei soggetti di operare di concerto fra loro e con le istituzioni, in base a una stessa visione progettuale; competitività ambientale, cioè la capacità di valorizzare l’ambiente come elemento “distintivo” del territorio; competitività economica, come capacità di produrre e mantenere il massimo valore aggiunto nel territorio; e, infine, capacità di posizionamento nel contesto globale, trovando una collocazione adeguata e redditizia rispetto ad altri territori e nel mondo in generale.
I partecipanti alla tavola rotonda hanno raccontato ciascuno la propria esperienza, parlando del contributo che un territorio può e/o deve dare alla competitività di un’azienda oppure, come nel caso di scuole, università, enti e istituti di formazione professionale, illustrando la propria attività a supporto dello sviluppo con la formazione di risorse e figure professionali adeguate alla richiesta e al bisogno delle imprese. Per quanto riguarda quest'ultimo punto, DMG Italia coordina insieme al CNOS-FAP un programma articolato di attività finalizzato a una formazione improntata alla pratica, che prepara gli studenti a svolgere i modo mirato i compiti loro richiesti dal mondo del lavoro. Perché la competitività territoriale deve essere vista come un “do ut des”, uno scambio e una condivisione di valori, risorse, compiti e doveri, fra tutti gli attori coinvolti. Se possiamo trarre delle conclusioni da quanto è emerso dall'incontro, si evidenzia il fatto che i distretti produttivi risultano ancora ambiti privilegiati in cui le relazioni tra le piccole e medie imprese e le istituzioni locali possono concretamente sperimentare modelli vincenti per affrontare con successo la competizione sui mercati nazionali e internazionali promuovendo la cultura dell'innovazione. Un messaggio costruttivo, forte e determinato, soprattutto se calato nell'attualità della congiuntura economica internazionale.
DALL'EMILIA AL RESTO DEL MONDO
Nello scenario di quel “laboratorio di idee” che è stato DMG EXPO 2011 ha avuto luogo il dibattito sulla competitività territoriale in Emilia. Le tematiche sono degli “ever green” di scottante attualità. Affrontare in maniera innovativa il tema del credito, sostenere un piano energetico regionale, tenere il passo su internazionalizzazione e innovazione e impegnarsi sul tema del lavoro giovanile con percorsi di stabilizzazione e attraverso una formazione adeguata. Elenchiamo di seguito i protagonisti di primo piano nell'economia del territorio che hanno dato voce al confronto vivace e interessante che abbiamo descritto.
Stefano Manzini, Consigliere Delegato del Consorzio IRI; Davide Rivi del Consiglio Direttivo della Compagnia delle Opere; Mario Salmon del MUSP, Trasferimento tecnologico e servizi alle aziende; Cristian Caleffi, titolare di Caleffi, meccanica di precisione; Don Alessandro Ticozzi, Direttore dell'Opera Salesiana, Federico Magno, Direttore generale di Porsche Consulting, Corrado Lanzone, Responsabile Produzione di Ferrari Gestione Sportiva; Mirco Campaldi, Member of the board di Brevini e Davide Cilloni, Responsabile di produzione di Brevini, Massimo Fila, titolare di Tecnotest; Marco Belloni, titolare di Sideros Engineering; Saverio Gamberini, titolare di MG2; Stefano Camatti, titolare di Phema, Claudio Migliori, titolare di Progel Engineering.
L’EXPO della meccanica
È la cooperazione tra partner tecnologici e istituzionali che ha reso possibile, lo scorso maggio, il primo EXPO della meccanica targato DMG. Oltre 2.000 visitatori di 1.200 aziende italiane, quattro giornate ricche di eventi e d’incontri dedicati alle lavorazioni meccaniche ad asportazione truciolo, un’ampia esposizione di macchine, porte aperte allo stabilimento e alle linee di produzione di Gildemeister Italiana, oltre a giornate di formazione tecnica. Un evento completo per offrire un nuovo contesto in cui creare “cultura meccanica”, grazie al confronto tra i visitatori e le più importanti aziende del settore: partner tecnologici, federazioni e associazioni di categoria che DMG ha riunito per un’analisi del mondo delle lavorazioni meccaniche a tutto tondo. Il convegno “I mutamenti della meccanica” ha tracciato infine le evoluzioni storiche e fornito utili consigli su come anticipare gli sviluppi futuri e ottimizzare la specializzazione settoriale. A cura di Compagnia delle Opere, ANIMA, Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica varia ed Affine, DMG e Consorzio IRI, Innovazione Ricerca Internazionalizzazione, l’incontro è stato brillantemente introdotto da Enzo Rullani, Professore di Economia della Conoscenza presso la Venice International University.
DA DISTRETTI PRODUTTIVI A POLI TECNOLOGICI
Il tessuto produttivo dell'Emilia Romagna è caratterizzato dalla presenza dominante di solide filiere industriali composte in prevalenza da PMI e da micro imprese artigiane, ma anche da un numero crescente di imprese grandi, organizzate in gruppi, e da un numero significativo di cooperative. Alcune di queste filiere sono legate a produzioni tradizionali, altre sono di medio-alta tecnologia. Il processo di sviluppo regionale ha visto complessivamente un'evoluzione nella direzione di un maggior contenuto tecnologico e di conoscenza, che le ha rese più competitive, radicate nel territorio ma capaci di pensare in modo globale. Il 20 ottobre scorso, a Milano durante SMAU, si è tenuta una tavola rotonda sull'innovazione che parte dai distretti produttivi regionali. Per l’Emilia Romagna è intervenuta Morena Diazzi, Direttore Generale Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, per illustrare il ruolo assegnato dalla Regione all’innovazione per la crescita e la competitività delle PMI. Ricerca, innovazione, credito e internazionalizzazione, sono questi i quattro grandi livelli sui quali operano le loro politiche con l’obiettivo di dare concretezza alla ricerca industriale. Un progetto ambizioso che si realizza attraverso la creazione di Piattaforme Tecnologiche, a sottolineare come sia primaria l’esigenza di puntare sul sostegno al lavoro in rete tra le imprese, sullo sviluppo di vantaggi competitivi a livello di distretto e sul passaggio “dai distretti produttivi ai distretti tecnologici”, che è anche il titolo di un recente bando regionale.






























































