
Robert Franz, CEO di Allied Vision.
Da gennaio 2026 cinque marchi noti della visione artificiale si presentano sotto un unico nome, Allied Vision. La riorganizzazione del gruppo TKH.
di Elisa Maranzana
Ci sono tecnologie che lavorano nell’invisibile. Individuano un contaminante tra migliaia di granelli, rilevano nell’infrarosso a onde corte l’umidità dentro una sacca farmaceutica, restituiscono mappe di precisione da droni in volo su campi agricoli. La visione artificiale usata in ambito industriale fa questo mestiere: trasformare in dato misurabile ciò che l’occhio non coglie. A costruire i componenti di questi sistemi – telecamere, ottiche, illuminatori, software – sono pochi produttori, alcuni dei quali europei.
Uno dei più noti è Allied Vision che occupa una posizione di primo piano nella visione 2D, affiancata all’interno del gruppo TKH da LMI Technologies per la visione 3D. Con linee più veloci, tolleranze più strette e requisiti di tracciabilità crescenti, per chi costruisce macchine e integra sistemi la domanda è cambiata da “quale telecamera scegliere” a “come portare in produzione in fretta una soluzione completa e scalabile”. Robert Franz, CEO del gruppo, attribuisce questo cambiamento all’accelerazione tecnologica e alla crescente complessità dei progetti. “Il nostro core business è la visione artificiale a 360 gradi”, ha sintetizzato.

Hector Almea, Sales Director di Allied Vision Italy.
CINQUE MARCHI, UN’UNICA INSEGNA
Il mercato della visione artificiale si è costruito nel corso degli anni, passo dopo passo: aziende nate su tecnologie specifiche, marchi con identità forti, clienti fidelizzati a un fornitore preciso. E razionalizzare questa frammentazione, senza perdere le competenze accumulate, è la scommessa che il gruppo TKH Vision ha deciso di raccogliere. A partire da gennaio 2026, infatti, cinque marchi della visione industriale – Allied Vision, Chromasens, Mikrotron, NET e SVS-Vistek – sono confluiti sotto un unico nome, quello di Allied Vision.
A completare l’offerta c’è l’affiliata Euresys, specializzata in frame grabber, software di analisi e IP Core.
Nel marchio rientra anche la filiale italiana, fino a ieri TKH Vision Italy. L’obiettivo è presentarsi al mercato con un’offerta più compatta e un solo interlocutore.
“È stata una scelta strategica per ottimizzare i processi e per dare un’offerta più integrata ai nostri clienti”, ha spiegato Franz. L’intervento sull’identità dei marchi è stato di sostanza: “Abbiamo consolidato il portafoglio sotto un unico marchio, quello più riconoscibile sul mercato per la tecnologia 2D: Allied Vision”.
A livello di offerta tecnologica, però, nulla è cambiato: i prodotti rimangono gli stessi e ora fanno capo a un’unica piattaforma che riunisce tutte le tecnologie. Il modello scelto è quello del one-stop shop, con un portafoglio completo che comprende telecamere lineari e matriciali, frame grabber, ottiche, IP core, accessori, librerie eVision e software, disponibili attraverso un unico interlocutore anziché tramite filiere separate.
“Unita”, ha sottolineato Franz, “l’azienda può rispondere in modo più rapido, efficiente e affidabile, pur conservando i punti di forza di ciascun marchio”.

La smart camera ALECS è pronta per l’IA, grazie al modulo NVIDIA Jetson Orin con cui è equipaggiata, Su cui possono girare algoritmi proprietari, librerie di terze parti o tratti dalla libreria eVision sviluppata da Allied Vision.
COSA CAMBIA E COSA RESTA
I prodotti restano quindi gli stessi. Quello che cambia, per chi acquista, è l’esperienza complessiva: tempi di disponibilità più efficienti, pacchetti integrati – telecamera e frame grabber acquistabili insieme – e un’unica interfaccia commerciale, invece di cinque, su un portafoglio più ampio che comprende anche ottiche, IP core e librerie eVision. Il fronte più concreto è il software: il gruppo ha sviluppato Vimba X, un SDK unificato che raccoglie le tecnologie di tutte le società confluite. Prima ognuna aveva il proprio kit di sviluppo separato, mentre ora un solo strumento gestisce l’intera gamma di telecamere e consente di passare da una piattaforma all’altra senza riscrivere l’integrazione. I clienti storici legati a un marchio specifico mantengono quindi la stessa offerta. “Assolutamente identica”, ci ha confermato Hector Almea, Sales Director di Allied Vision Italy a proposito delle tecnologie. “C’è però un processo di uniformazione del portafoglio: dove in alcune tecnologie c’era una sovrapposizione tra brand diversi, a tendere verranno uniformate. A oggi però vengono mantenute, con piena compatibilità garantita”.

La nuovissima FXO supporta 4 connessioni CXP-12 in un body ultracompatto: 50 Gbit/s aggregati, sensore Sony Pregius S BSI, raffreddamento passivo e basso consumo. Per ispezione industriale ad alte prestazioni.
ABBRACCIARE IL PROGETTO
Vendere una telecamera è la parte più semplice. La parte complessa, quella su cui Allied Vision punta con più decisione, è tutto ciò che sta attorno: l’analisi dell’applicazione, la scelta dell’illuminazione, l’integrazione del software, la costruzione di una soluzione che funzioni come sistema e non come somma di componenti.
“Per noi è molto importante che il mercato capisca che non ci fermiamo alla consulenza sulla scelta della camera. Abbracciamo il progetto a partire dall’analisi dell’esigenza e abbiniamo tutto quello che ci sta attorno, software e hardware”, spiega Almea. Un approccio che è anche il senso operativo dell’unione dei marchi: mettere a sistema gli R&D delle società confluite consente di modulare l’offerta a seconda del progetto, dal singolo componente standard fino al sistema integrato e alla soluzione OEM su misura, invece di lasciare al cliente il compito di assemblare i pezzi. “Al posto di avere un cliente che deve prendere il PC da una parte, la telecamera da un’altra, l’illuminatore da un’altra ancora”, precisa il Sales Director di Allied Vision Italy, “noi cerchiamo di dare una soluzione integrata, verificata e più semplice da utilizzare. Questo è stato uno dei grandi lavori che abbiamo fatto nell’ultimo anno”. Una logica da partner di lungo periodo, più che da fornitore.

Camera della serie Alvium di Allied Vision. Fa parte di una piattaforma pensata per gli OEM, a cui consente la scelta di interfaccia, sensore e spettro in una gamma che può raggiungere oltre 200 configurazioni.
LA FILIALE ITALIANA NELLA MULTINAZIONALE
Anche per la filiale italiana il cambiamento è prima di tutto di nome: TKH Vision Italy diventa Allied Vision Italy. Per il cliente l’esperienza migliora, non si reimposta da zero. L’evoluzione è organizzativa, e si misura nell’accesso diretto alle informazioni del gruppo: “Ciò significa che ora abbiamo visibilità sulla roadmap del gruppo, accesso diretto al R&D, dei lead time, della produzione, perché siamo parte dell’infrastruttura. Questo comporta una maggiore integrazione dal punto di vista delle operations, della logistica, dell’R&D, della parte tecnica e della strategia commerciale di gruppo”, chiarisce Almea.
È da questa posizione più centrale che la sede italiana gestisce il mercato locale, con un team tecnico e un team commerciale presenti fisicamente sul territorio e con competenze specifiche di settore. Il mandato è far crescere la quota di mercato gestendo il canale diretto e quello indiretto, in cui rientrano distributori e system integrator, con le strategie locali guidate dalla sede italiana e una rete di vendita e assistenza ampliata dall’ingresso nel gruppo.

La serie Alvium è pensata per un ciclo di vita a lungo termine, con form factor condiviso, SDK unico, basata su tecnologie e standard moderni. Copre un ampio spettro, da visibile allo SWIR (short-wave infrared).
LA CONCORRENZA DI USA E ASIA
C’è una pressione che il mercato europeo della visione artificiale conosce bene, e che negli ultimi anni si è fatta più intensa: quella dei fornitori statunitensi e asiatici, competitivi sul prezzo in misura difficile da eguagliare. E la risposta non può essere solo di listino. “Vediamo che i clienti hanno bisogno di avere un know-how più profondo, specifiche che in qualche modo li tutelino contro un pricing così aggressivo, soprattutto da parte dei fornitori cinesi. È palese che non possiamo competere solo con il brand”, ha osservato Almea.
Il posizionamento di Allied Vision poggia su tre elementi. Il primo è la prossimità geografica: quasi tutte le realtà del gruppo sono europee, con produzione in Germania e Belgio, e questo si traduce in tempi di risposta che i competitor americani e asiatici non riescono a garantire. Il secondo è l’ampiezza del portafoglio, tra i più estesi sul mercato della machine vision. E il terzo è la personalizzazione, che conta per il posizionamento prima ancora che per i volumi: “Per noi è essenziale che al cliente sia chiaro che lo può fare, indipendentemente dal fatto che poi decida di farlo oppure no”, aggiunge Almea.

Le telecamere Allied Vision si integrano con i sistemi dei principali player dell’automazione e della robotica. Qui un’applicazione con OmniCore EyeMotion, la soluzione di visione utilizzata da ABB Robotics per i suoi robot industriali e collaborativi.
LE DIREZIONI DELL’INNOVAZIONE
I cicli di innovazione nella visione industriale sono lenti, ma i salti, quando arrivano, sono netti. Negli ultimi anni si sono mossi su più direttrici, tutte presidiate da Allied Vision. La prima tiene insieme risoluzione e velocità di interfacciamento: “Fino a pochi anni fa le applicazioni si realizzavano con valori medio-bassi per contenere il peso del dato”, ci ha spiegato Fabio Picinelli, Sales Manager di Allied Vision Italy. “La crescita della potenza di calcolo, lato PC e lato macchine di elaborazione, ha reso praticabili sensori molto più spinti, fino ai 245 megapixel di oggi, soglia impensabile due anni fa”. Più cresce la risoluzione, più servono interfacce capaci di reggere il flusso di dati: l’offerta arriva fino ai protocolli ad alta velocità, completati dal frame grabber lato PC e dall’hardware di contorno, illuminazione e ottiche comprese.
La seconda direttrice è l’intelligenza artificiale applicata all’analisi delle immagini, da tenere distinta dall’IA generativa, che resta fuori dal perimetro di Allied Vision. “Abbiamo una libreria software a corredo delle nostre telecamere che comprende tutta la parte di algoritmica, con edge learning, deep learning e tutte le funzioni IA che si usano oggi per l’ispezione di immagini, applicabile su immagini 2D e 3D, in qualsiasi ambito”, spiega Picinelli.
La terza è l’analisi multispettrale: telecamere che lavorano oltre lo spettro visibile, fino all’infrarosso a onde corte (VIS-SWIR), per leggere la composizione dei materiali e individuare difetti che nel visibile resterebbero invisibili. Un terreno, questo, su cui Allied Vision si colloca tra i produttori più solidi a livello mondiale.
La quarta è l’integrazione spinta a bordo della telecamera: piattaforme embedded come ALECS, in cui acquisizione ed elaborazione – anche basata su IA – convivono nello stesso dispositivo, riducendo il ricorso a un PC esterno.
FOCUS 1: SWIR, OLTRE IL VISIBILE
La tecnologia SWIR (Short-Wave Infrared) lavora nella banda dell’infrarosso a onde corte, dove diventano leggibili informazioni che la luce visibile nasconde: livello di umidità, composizione dei materiali, presenza di liquidi e difetti su materiali trasparenti, con la capacità di vedere anche attraverso polvere, fumo o ambienti ostili. Allied Vision presidia l’intero spettro con una delle gamme più ampie sul mercato. Le serie Alvium, FXO, EXO SWIR adottano sensori Sony VIS-SWIR sensibili da 400 a 1.700 nm, con risoluzioni da VGA a oltre 5 MP e interfacce che spaziano da GigE Vision e USB 3.0 fino a MIPI CSI-2 e CoaXPress-12. La famiglia Goldeye, nelle varianti fino a Goldeye PRO, monta sensori InGaAs ed estende la sensibilità fino a 2.200 nm, arrivando a 1,3 MP e 344 fps. Si aggiunge la linea allPIXA SWIR di Chromasens, a scansione lineare.
Con questa copertura un unico fornitore consente analisi NIR, controllo dei semiconduttori, ispezioni nel comparto alimentare e nel packaging e applicazioni di monitoraggio della temperatura. La novità del 2026 è la C-129 VSWIR, prima telecamera SWIR a integrare un sensore Quantum Dot con interfaccia MIPI CSI-2: formato compatto, basso consumo, risoluzione SXGA, frame rate fino a 240 fps e tempi di esposizione sotto i 100 ns, pensata per sistemi embedded: droni, ADAS, satelliti. In tutti i settori: difesa, aerospaziale, industriale e civile.

Goldeye Pro, una delle camere con tecnologia SWIR di Allied Vision, dotata di sensori InGaAs e con sensibilità fino a 2200 nm.
FOCUS 2: ALECS, INTELLIGENZA A BORDO DELLA TELECAMERA
ALECS è la smart camera con cui Allied Vision porta l’elaborazione dentro il dispositivo. Unisce la piattaforma di acquisizione Alvium a un modulo NVIDIA Jetson Orin (Nano da 8 GB o NX da 16 GB), così che acquisizione, analisi e decisione avvengano in un unico dispositivo, senza un PC esterno e con minore latenza e ingombro rispetto a un’architettura con elaborazione separata. “A bordo girano edge AI e inferenza deep learning”, spiega Fulvio Pozzalini, Field application manager di Allied Vision Italy. “L’utente può usare i propri algoritmi oppure sviluppare con la libreria Open eVision di Euresys, su una piattaforma aperta e priva di vincoli proprietari”. La gestione passa dall’SDK Vimba X, compatibile GenICam, con funzioni di ripristino e aggiornamento che assicurano continuità operativa.
Due i modelli di partenza: LXB-G1-510, con sensore Sony IMX548 da 5 MP a 81 fps, e LXB-G1-1242, con Sony IMX545 da 12 MP a 40 fps, entrambi in versione monocromatica o a colori e con connettori M12 per rete e alimentazione. La protezione IP67, l’intervallo operativo da –20 a +65 °C e la resistenza alle vibrazioni la rendono adatta all’ambiente industriale; completano l’offerta accessori modulari come cover, ottiche, cavi e ring light.

ALECS è la smart camera con cui Allied Vision porta l’elaborazione dentro il dispositivo.
FOCUS 3: FXO COAXPRESS-12, MATRICIALE ULTRACOMPATTA
FXO CoaXPress-12 a 4 canali di Allied Vision è la nuova serie di telecamere più compatte e veloci in circolazione. In un corpo da 50×50 mm integra quattro connessioni CoaXPress-12 per un throughput aggregato di 50 Gbit/s, che le permettono di raggiungere 340 fps a 12 megapixel. Il sensore è un Sony Pregius S BSI back-illuminated, scelto per sensibilità elevata, basso rumore e alta risoluzione. Il raffreddamento è passivo, senza ventole: nessuna vibrazione, quindi maggiore stabilità nelle misure, e un consumo contenuto intorno ai 9 W.
Due le versioni iniziali: fxo935xCX12-4C con sensore Sony IMX935 da 24,6 MP e fxo936xCX12-4C con IMX936 da 12,4 MP. Dimensioni ridotte e velocità di trasferimento la destinano alle applicazioni dove spazio e prestazioni contano insieme: ispezione ottica automatizzata 2D e 3D, verifica degli assemblaggi nel semiconduttore, allineamento dei sistemi SMT pick-and-place, controllo ad alta risoluzione di circuiti stampati e componenti elettronici. ©ÈUREKA!

FXO CoaXPress-12 a 4 canali di Allied Vision è la nuova serie di telecamere più compatte e veloci in circolazione.




































































