
Mario Bertoli di Metra S.p.A., a cui la 67a Assemblea generale di Assomet (www.assomet.it), l’Associazione Nazionale Industrie Metalli non Ferrosi, ha rinnovato per la terza volta il mandato alla Presidenza, ha voluto cogliere l’occasione per commentare, davanti a un’ampia platea di associati, addetti ai lavori, operatori nazionali e internazionali, giornalisti, il difficile momento che sta affrontando l’intera filiera del mercato dei non ferrosi. “La seconda metà del 2011”, ha affermato Bertoli, “non ha confermato il trend positivo dei primi mesi e una nuova crisi finanziaria, dei sistemi bancari e dei conti pubblici, ha investito l’Italia e l’Europa. È quindi venuta a mancare, per le imprese e le famiglie, la disponibilità di credito, che solo in questi ultimi mesi ha cominciato a dare qualche segnale di miglioramento, grazie al contribuito offerto dalle correzioni dei conti pubblici e dall’adozione di riforme drastiche da parte dei governi dei Paesi maggiormente a rischio, Grecia, Spagna e Italia in testa”.
La produzione industriale italiana, che era riuscita faticosamente a recuperare nel secondo trimestre del 2011 circa la metà dei 25 punti percentuali persi nella recessione del 2009, è da allora caduta del 5%. Il PIL è diminuito per tre trimestri consecutivi, con un risultato complessivo pari a circa -1,5%; l’occupazione è calata, soprattutto fra i giovani. In questo quadro, il settore ha fatto registrare, nel corso del 2011, un fatturato in crescita di quasi 24 miliardi di euro, con un incremento del 7,6%, dovuto, però, esclusivamente all’aumento dei prezzi delle materie prime. Ne hanno beneficiato tutti i principali comparti: dall’alluminio (+7,8%) al rame (+6,7%), dal piombo allo zinco, ai metalli preziosi. Il numero delle aziende del settore si è intanto ridotto a 1.150, con un sensibile calo nel numero delle fonderie di getti, e gli addetti sono ormai meno di 30.000. Ogni prospettiva d’inversione di tendenza va rinviata, nella migliore delle ipotesi, al 2013. La fase recessiva che interessa l’economia nazionale, insieme ai paesi dell’Eurozona, ha portato all’esaurimento dei margini di resistenza dell’industria italiana della metallurgia non ferrosa. La crisi è soprattutto crisi di liquidità, perché il capitale circolante si è progressivamente prosciugato.
Diversi i fenomeni che Bertoli individua come origine di questa crisi: la grave difficoltà di accesso al credito, i pesanti ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, l’alta incidenza della tassazione sulle imprese e sul lavoro, la sovraccapacità produttiva e il peso eccessivo degli oneri energetici. Allo stesso modo, appaiono articolate le contromisure proposte: il blocco immediato di ogni incentivo o sovvenzione con denaro pubblico a nuove iniziative industriali, in comparti già sovradimensionati; la riduzione dei tempi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione; una politica energetica che non faccia ricadere solo sull’industria il peso della riduzione delle emissioni di gas serra e che, a livello di bolletta, punti a un alleggerimento; la riforma del sistema creditizio. C’è poi un intervento decisivo che Assomet vorrebbe vedere attuato: la detassazione del lavoro e delle imprese, secondo una formula che, tenendo conto del profitto generato, vada a premiare e incentivare le iniziative industriali virtuose e capaci di generare valore per sé e, attraverso il lavoro, per l’intero sistema Paese. A fronte di un tale provvedimento, ha affermato Bertoli, varrebbe la pena di rinunciare agli incentivi statali alle imprese.

Il tavolo dei relatori della 67a Assemblea generale di Assomet: da sinistra, Mario Bertoli, Presidente di Assomet, il professor Marco Fortis e Claudio De Cani, Direttore di Assomet.




























































