
Alberto Montanini, Vicepresidente Assotermica, durante l’incontro con politici e Istituzioni su “La sicurezza degli impianti gas esistenti: un requisito fondamentale e una grande opportunità”.
ANIMA (www.anima.it), la Federazione della meccanica, si è confrontata con un significativo parterre politico alla Camera per discutere l’adeguamento degli impianti a gas esistenti, le cui condizioni di connessione alle reti gas emergono da una valutazione pubblica avviata dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG).
ANIMA e le sue associazioni direttamente interessate – Assotermica, AVR, Acism, Ucrs – ne hanno discusso alla presenza di operatori dell’intera filiera, da Anigas al CIG a Confartigianato manutentori, e di parlamentari quali On. Vignali, On. Froner, On. Tortoli. Il parco impiantistico nazionale conta circa 21.600.000 unità (dati AEEG 2011). Oggi, in Italia, gli impianti domestici alimentati a gas sono in condizioni drammatiche: circa il 91% non è “a norma” e addirittura il 4,5% è potenzialmente pericoloso. Esistono inoltre circa 7 milioni di caldaie a gas “ante marcatura CE” e tanti milioni di componenti e dispositivi “non adeguati”. Tale situazione non è in grado di soddisfare gli obiettivi posti dall’Europa.
“ANIMA intende sempre più sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di stimolare l’adozione di un ‘Piano nazionale sulla sicurezza gas’, ha dichiarato Sandro Bonomi, Presidente ANIMA. L’iniziativa si inserisce nel contesto di quanto previsto dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, che recepisce la 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili e si propone di favorire il raggiungimento degli obiettivi definiti a livello nazionale e contribuire alla crescita sostenibile del nostro Paese. Per quel che riguarda gli impianti termici, le abitazioni italiane sono quasi totalmente dotate di sistemi per il riscaldamento degli ambienti, ma le tipologie di impianto variano in misura notevole (fonte CRESME). Gli impianti termici più diffusi risultano quelli serviti da caldaia autonoma (51,9% delle abitazioni) seguiti da quelli centralizzati (25,1% delle abitazioni) mentre le abitazioni con altro tipo di impianto o senza impianto fisso rappresentano il 23,0%. Queste ultime, oltre a quelle con impianti che riscaldano solo parti dell’abitazione, contemplano anche i sistemi di riscaldamento attraverso pompe di calore o con il teleriscaldamento e i sistemi di riscaldamento parziale quali i caminetti, i termocamini e le stufe. Il combustibile o la modalità di alimentazione più frequente è il gas (metano, di città o in bombole) nel 48,9% delle abitazioni, i liquidi (GPL, gasolio, altri olii) rappresentano il 29,4%, i combustibili solidi (in massima parte legname o sue lavorazioni quali pellet e cippato) sono usati nel 14,5% delle abitazioni e l’energia elettrica alimenta il 6,0% degli impianti domestici (pompe di calore, stufe ma anche radiatori e pannelli radianti).




























































