
Secondo uno studio di ABB, in collaborazione con Sapio Research, il 66% delle aziende leader nel settore industriale in Italia ha già investito in efficienza energetica e un altro 33% intende farlo entro 12 mesi, ma i risultati restano frammentari e disomogenei.
L'efficienza energetica è diventata una voce da consiglio di amministrazione, non più solo un tema operativo. Eppure, secondo un’indagine condotta da ABB su 2.700 decisori senior in 15 Paesi e 15 settori industriali, realizzata con Sapio Research, la distanza tra intenzione e risultato resta ampia.
In Italia, il 66% delle aziende ha già investito in efficientamento energetico e un ulteriore 33% intende farlo entro i prossimi 12 mesi. Il problema non è la volontà: è l’esecuzione.
L’energia pesa in media il 24% dei costi operativi per le aziende italiane – in linea con il 25% globale – e il 54% degli intervistati dichiara che la crescita dei prezzi continua a minacciare la redditività, nonostante i mercati all’ingrosso si siano stabilizzati. La sfida non è più reagire ai picchi: è gestire un’esposizione strutturale alla volatilità nel lungo periodo.
“L’ottimizzazione energetica è diventata un pilastro della business continuity, della conformità e della creazione di valore a lungo termine. È una condizione per avere accesso al mercato”, spiega Michele Giuliano, Energy Efficiency Business Development Manager di ABB.
Come si misura l’efficienza energetica nell’industria manifatturiera
La preparazione digitale in Italia ha raggiunto il 59%, con un campione già operativo o pronto a implementare strumenti digitali per la gestione dei consumi: dato inferiore alla media globale del 67%, ma in crescita. Una base solida, che però non si traduce automaticamente in risultati sul fronte dell’efficienza energetica.
Il dato più rivelatore dello studio è un altro: solo il 35% delle imprese italiane tiene conto dei costi di gestione totali (TCO) nelle scelte di investimento, nonostante l'80% concordi che il TCO dovrebbe essere il criterio guida. Il gap tra ciò che si ritiene corretto e ciò che si pratica è il cuore del problema.
A complicare il quadro, la responsabilità per il risparmio energetico resta frammentata tra direzione aziendale, operations, sostenibilità, manutenzione e finanza: nessuna funzione è chiaramente titolare del processo.
“Gli ostacoli all’efficientamento sono cambiati radicalmente”, afferma Giuliano. “Il costo non è più il freno principale: è sceso dal 50% al 43% dal 2022. Ciò che blocca le aziende ora sono silos organizzativi, lacune di competenze e mancanza di dati utilizzabili”. In Italia, gli ostacoli dichiarati sono i costi (39%), la carenza di risorse specializzate (27%) e il rischio di interruzioni operative (26%).
Rinnovabili ed efficienza: perché non sono la stessa cosa
Lo studio segnala un fenomeno in crescita tra le aziende che hanno già effettuato la transizione alle fonti rinnovabili: il 35% del campione italiano. Di queste, il 29% registra una ridotta attenzione alla gestione energetica dopo il passaggio al verde.
Le rinnovabili abbattono l’intensità carbonica, ma non riducono i volumi di consumo: i guadagni di efficientamento rimangono non catturati, anche per chi ha già garantito energia pulita, con ricadute sulla resilienza operativa e sull’esposizione alla volatilità dei prezzi nel lungo periodo.
Dalla conformità alla competitività: il prossimo passo per l’industria
Le principali motivazioni per investire nell’efficientamento energetico restano la riduzione dei costi (47%), la riduzione dell’impronta di carbonio (33%) e la conformità normativa (30%).
La fase successiva della transizione nell’efficienza energetica industriale sarà definita dalla capacità di passare da iniziative isolate a sistemi di miglioramento continuo. Le imprese che stanno colmando il gap esecutivo combinano diagnostica energetica, ammodernamento mirato dei sistemi motorizzati, ottimizzazione via software e gestione strutturata del ciclo di vita degli asset.

L’efficienza energetica è un tema di margini e rischi discusso a livello di consiglio direttivo, ma molte organizzazioni industriali in Italia faticano ancora a convertire le intenzioni in risultati costanti, secondo una ricerca di ABB.






































































