
La sicurezza delle comunicazioni OT dipende da come i protocolli vengono implementati, configurati e mantenuti, non solo dalla loro scelta.
Chi progetta la cybersecurity di una rete OT si trova spesso di fronte a una semplificazione allettante: classificare i protocolli di comunicazione industriale come “sicuri” o “non sicuri” e scegliere di conseguenza. È una logica comprensibile, ma sbagliata. E il white paper pubblicato dall’ISHG, l’Industrial Security Harmonization Group, lo dimostra con argomenti tecnici precisi.
L’ISHG riunisce FieldComm Group, ODVA, OPC Foundation e PROFIBUS & PROFINET International e ha pubblicato “Secure Deployment of Industrial Communication Protocols: A Risk-Based Approach”, presentato a HANNOVER MESSE 2026. Il documento sovverte la classificazione binaria e propone un approccio basato sul rischio con implicazioni operative dirette.
Perché scegliere il protocollo giusto non garantisce la sicurezza delle reti OT
Il punto di partenza è un dato tecnico strutturale: molti protocolli in uso oggi sono stati sviluppati senza cybersecurity come requisito primario. Le organizzazioni di standardizzazione hanno introdotto funzionalità di sicurezza nel tempo, ma esistono ancora implementazioni legacy prive di autenticazione, autorizzazione, integrità e riservatezza integrate.
Il problema non è solo storico: anche nei protocolli con queste funzionalità, la loro presenza non garantisce sicurezza se non sono correttamente configurate, implementate e mantenute nel tempo. La classificazione binaria non regge di fronte alla complessità operativa degli impianti reali.
I tre principi ISHG per la cybersecurity OT
L’ISHG articola tre principi operativi. La sicurezza dipende dal contesto: lo stesso protocollo può essere sicuro in un segmento e vulnerabile in un altro dello stesso impianto. Le funzionalità di sicurezza integrate non sono sufficienti da sole: richiedono corretta implementazione e manutenzione continuativa.
I controlli compensativi sono essenziali: architettura di rete, segmentazione per zone e conduits, monitoraggio e misure di sicurezza fisica sono determinanti, soprattutto nei sistemi legacy e non Ethernet. Questo approccio è allineato con CRA e direttiva NIS2, entrambi orientati verso una responsabilità di sicurezza sull’intero ciclo di vita del sistema.
Cybersecurity industriale e conformità normativa
Per i costruttori di macchine e i device manufacturer, il cambio di paradigma è concreto: la valutazione della conformità normativa deve avvenire in fase di progettazione del componente, non come adempimento postumo. Questo include la scelta dell’architettura di rete, la politica di aggiornamento firmware e il piano di risposta alle vulnerabilità.




































































