
Un nuovo studio globale di IBM rileva che CIO e CTO affrontano un crescente divario nel controllo dell’IA mentre la sua adozione in azienda aumenta su larga scala.
Due terzi dei CIO e CTO intervistati a livello globale ammettono di essere ritenuti responsabili di sistemi IA che non controllano pienamente. È il dato che apre il nuovo studio dell’IBM Institute for Business Value (NYSE: IBM), condotto su 2.000 dirigenti tecnologici in 33 aree geografiche e 19 settori industriali tra gennaio e aprile 2026, mentre l’intelligenza artificiale nelle aziende passa dalla sperimentazione alla distribuzione su larga scala.
Il 70% degli intervistati segnala che i team aziendali stanno implementando tecnologie più rapidamente di quanto l’IT riesca a monitorare. Entro il 2027 i tech CxO prevedono un aumento del 38% nel numero di agenti AI distribuiti in azienda, ma solo l'11% si dichiara pienamente pronto a un’implementazione su questa scala.
Anche la governance arranca: il 77% delle organizzazioni ammette che l’adozione dell’IA sta già superando le proprie capacità di controllo, nonostante l’80% riporti un mandato di trasformazione promosso direttamente dal CEO.
Incidenti da agenti AI: quanto costa la governance manuale
Il rischio cresce insieme all’adozione. Le organizzazioni che si affidano a una governance manuale registrano più incidenti man mano che l’IA si espande, mentre quelle che integrano il controllo direttamente nei sistemi ne registrano il 25% in meno. Le aziende intervistate hanno rilevato in media 54 incidenti legati ad agenti AI nell’ultimo anno, eventi che hanno richiesto un intervento correttivo umano.
Il 17% di questi episodi è stato classificato di elevata gravità, con oltre quattro ore necessarie al contenimento: il 37% ha causato esposizione di dati o violazioni della sicurezza, il 33% guasti a catena nei sistemi, il 17% problemi di conformità normativa. Non stupisce che il 59% dei tech CxO indichi sicurezza e conformità come i principali ostacoli alla scalabilità degli agenti AI.
Controllo e disciplina finanziaria: il divario italiano tra ambizione e prontezza
Sul fronte investimenti, la spesa IA nei budget IT globali dovrebbe salire da poco meno del 15% nel 2025 a quasi il 25% entro il 2027, ma l’84% dei tech CxO non ha ancora reso operativa la gestione finanziaria dell’IA e l’85% non dispone di piena visibilità in tempo reale sulla spesa.
Le organizzazioni che integrano il controllo nei propri sistemi AI implementano un numero di agenti 16 volte superiore rispetto a chi si affida alla governance manuale, con margini operativi superiori del 18% e una spesa quattro volte inferiore rispetto al budget stanziato.
In Italia il divario tra ambizione e prontezza operativa risulta ancora più marcato: l’86% dei tech leader italiani segnala pressione medio-alta da parte della leadership per accelerare l’IA, ma solo il 9% si considera pronto a gestirne la scalabilità, con la quota di budget IT destinata all’IA attesa in crescita dal 16% al 28% tra 2025 e 2027, mentre il 90% degli intervistati italiani non dispone ancora di piena visibilità in tempo reale sulla spesa, un dato ancora più marcato rispetto alla media globale.
Giuseppe Beretta, Chief Technology Officer di IBM Consulting Italia, ha osservato che “il divario tra velocità di adozione e capacità di governo dell’IA appare particolarmente evidente” tra i leader italiani, sottolineando come la sfida per le imprese non sia rallentare l’innovazione ma “creare le condizioni per scalarla in modo sicuro e sostenibile”.






































































