
Anche nel settore tessile vale lo stesso principio: più a lungo i prodotti vengono utilizzati, minore è il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Foto: ©VTT Studio/iStock/Getty Images Plus.
Ridurre l’impatto dei tessili professionali non dipende solo dalla scelta dei materiali, ma dalla capacità di mantenerli in uso e recuperarli a fine vita. Mewa lavora su questo passaggio attraverso l’ETSA, l’associazione europea dei servizi tessili, con PPHU TUR e altri partner europei. Il punto industriale è chiaro: portare l’abbigliamento da lavoro oltre il modello lineare, trasformando i capi dismessi in nuove risorse.
Il servizio tessile allunga la vita dei capi
Nel modello di Mewa, l’abbigliamento da lavoro e protettivo viene fornito con un servizio completo: consegna, lavaggio, riparazione e riconsegna. La durata d’uso diventa così parte della strategia ambientale, perché ogni capo mantenuto in circolazione riduce consumo di risorse e produzione di rifiuti. La logica vale per l’industria, le officine, l’artigianato e la gastronomia, settori nei quali i tessili tecnici devono rispettare requisiti di qualità, igiene e sicurezza certificati.
Il riciclo resta il passaggio più difficile
La criticità arriva al termine del ciclo di utilizzo. L’abbigliamento professionale di alta qualità utilizza spesso tessuti misti e componenti funzionali, come tasche, rinforzi o inserti riflettenti. Questi elementi migliorano prestazioni e durata durante l’uso, ma rendono più complesso il trattamento dei materiali. Per questo Mewa partecipa alla rete ETSA, che coordina competenze tecniche e rappresentanza industriale nel confronto europeo sul riciclo tessile.
Come riciclare l’abbigliamento da lavoro a fine vita
La collaborazione con PPHU TUR lavora sul riciclo meccanico dei tessili dismessi. I materiali recuperati possono rientrare in altri cicli produttivi, per esempio come materie prime destinate alla produzione di isolanti per l’edilizia o ad applicazioni nell’industria automobilistica.
Il beneficio non riguarda soltanto la riduzione dei rifiuti: il progetto contribuisce anche alla costruzione di un mercato B2B per materiali riciclati, una condizione necessaria perché l’economia circolare possa diventare una pratica industriale stabile.
Dal riciclo meccanico alla separazione delle fibre
Accanto alle attività ETSA, Mewa sostiene progetti di ricerca dedicati ai processi di riciclo chimico. Nel progetto TheKey, finanziato dal Ministero tedesco per la Ricerca, la Tecnologia e lo Spazio, l’attività si concentra sulla separazione dei tessuti misti nei componenti di PET e cotone.
Il traguardo tecnico è ottenere fibre riciclate utilizzabili come materia prima per nuovi prodotti tessili. “Un ciclo davvero chiuso non termina con l’ultimo utilizzo”, afferma Diana Wolf, Ricerca e Sviluppo per la tecnologia ambientale e di processo di Mewa.
Per Mewa, che in Europa serve oltre 200.000 aziende con 53 sedi e più di 6.000 dipendenti, il tema del riciclo si lega al proprio modello di servizio. Oltre 1,1 milioni di operatori indossano abbigliamento da lavoro Mewa e 3,1 milioni usano i panni riutilizzabili dell’azienda. La sfida è chiudere il ciclo anche dopo l’ultimo utilizzo, trasformando la gestione del tessile professionale in una filiera più efficiente, tracciabile e circolare.





































































