
Nel secondo trimestre del 2025, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-Sistemi per Produrre registra un aumento del 22% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Bene il mercato estero (+9,5%), boom di quello interno (+70,3%), ma l’incertezza globale frena le prospettive. Riccardo Rosa, presidente di UCIMU-Sistemi per Produrre: “Serve una nuova politica industriale”.
Ordini in crescita, traino per il manifatturiero
Nel secondo trimestre del 2025, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-Sistemi per Produrre ha registrato un aumento del 22% rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta del quarto trimestre consecutivo con segno positivo, a conferma della vitalità di un comparto centrale per l’industria italiana.
In termini assoluti, l’indice si è attestato a 64,4 punti base (base 100=2021). A spingere il risultato sono stati sia gli ordini dall’estero, in crescita del 9,5% (indice 74,6), sia soprattutto quelli interni, saliti di ben 70,3% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (indice 54,0).
Rimbalzo interno, ma la domanda resta debole
Riccardo Rosa, presidente di UCIMU, sottolinea come “questa rilevazione confermi l’andamento positivo della raccolta ordini, seppur in un contesto generale in deterioramento”. Il numero uno dell’associazione evidenzia che l’exploit sul mercato italiano va letto con attenzione: “Il balzo del +70% è anche frutto del confronto con il trimestre peggiore degli ultimi dieci anni, escludendo quello pandemico del 2020”.
La domanda, insomma, resta fragile e le incertezze continuano a pesare sul futuro. Rosa non nasconde le preoccupazioni per il quadro internazionale, dove la minaccia di nuove barriere doganali da parte degli USA rischia di colpire duramente l’export europeo, e in particolare quello del comparto meccanico.
Lo scenario globale richiede nervi saldi e nuove strategie
“Le dichiarazioni del presidente Trump”, ha dichiarato Rosa, “non aiutano. Annunciare dazi sui prodotti UE getta nuova benzina sul fuoco della guerra commerciale. Se dovesse concretizzarsi, l’impatto sul Made in Europe sarebbe devastante, non solo per l’Europa, ma anche per gli stessi Stati Uniti”.
In attesa di sviluppi, UCIMU invita le istituzioni europee a preparare piani alternativi, sollecitando accordi di libero scambio con mercati emergenti come Africa e Asia, e chiedendo di snellire la burocrazia interna per liberare il potenziale dell’industria europea.
In parallelo, Rosa sottolinea l’urgenza di un ripensamento della politica sull’automotive, chiedendo neutralità tecnologica nella transizione ecologica. “Non siamo contrari al superamento dell’endotermico – ha detto – ma serve un approccio pragmatico, che tenga conto anche degli impatti economici e sociali. Il rischio è una desertificazione industriale che non possiamo permetterci”.
Transizione 5.0 e oltre: la priorità è costruire un nuovo piano industriale
Sul fronte nazionale, UCIMU guarda con favore al piano Transizione 5.0, auspicando una proroga oltre il 31 dicembre per permettere ai costruttori di consolidare la ripresa della domanda interna.
Ma guarda anche oltre: “I provvedimenti 4.0 e 5.0”, ha spiegato Rosa, “stanno arrivando al termine. Serve fin da subito aprire un tavolo di confronto tra imprese, Confindustria e governo per delineare una nuova politica industriale, capace di sostenere l’evoluzione del manifatturiero italiano nei prossimi anni”.
UCIMU si rende disponibile a partecipare ai gruppi di lavoro e ribadisce il ruolo centrale che la meccanica strumentale riveste nel sistema produttivo nazionale, non solo per il suo peso diretto, ma per la capacità di abilitare innovazione e competitività in tutte le filiere industriali.
Una crescita da consolidare in un contesto instabile
I numeri parlano chiaro: l’industria delle macchine utensili italiane sta dimostrando resilienza e capacità di recupero, ma resta vulnerabile alle tensioni geopolitiche, alla volatilità dei mercati e all’incertezza normativa.
La sfida ora è trasformare la ripresa congiunturale in una crescita strutturale, sostenuta da investimenti, apertura dei mercati, snellimento delle procedure e una visione di lungo periodo. Come conclude Rosa, “la nostra industria ha già dimostrato di sapere reagire. Ora servono le condizioni giuste per continuare a competere e contribuire allo sviluppo del Paese”.

In termini assoluti, l’indice si è attestato a 64,4 punti base (base 100=2021). A spingere il risultato sono stati sia gli ordini dall’estero, in crescita del 9,5% (indice 74,6), sia soprattutto quelli interni, saliti di ben 70,3% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (indice 54,0).




































































