
Graziano Bugatti, CEO di Aignep: “Bisogna muoversi prima che la situazione lo renda obbligatorio. Se aspetti la certezza, qualcun altro ti ha già preceduto”.
A 50 anni dalla fondazione, Aignep è diventata punto di riferimento globale nel fluid power: 440 dipendenti, undici filiali nel mondo e un fatturato cresciuto di dieci volte.
di Elisa Maranzana
Per arrivare a Bione, in provincia di Brescia, si lascia la pianura e si sale lungo la Val Sabbia, tra le montagne e un silenzio che sembra fuori scala rispetto a quello che si trova in fondo alla strada. Milletrecento abitanti, camion che trasportano fieno, tornanti che si moltiplicano, e poi, quasi all’improvviso, un gruppo di edifici bianchi e ordinati su cui spicca un logo inconfondibile: Aignep. Ventisettemila metri quadrati distribuiti su più stabilimenti, quasi una piccola città cresciuta nel verde. Il CEO Graziano Bugatti ci accoglie e ci accompagna tra i reparti per mostrarci quello che è diventata oggi l’azienda, punto di riferimento globale nel settore del fluid power, nell’anno del suo cinquantesimo anniversario. “Sono arrivato in Aignep nel 1994, avevo 23 anni”, ci dice. Da allora l’organico è passato da circa 35 persone alle attuali 300 in Italia, a cui se ne aggiungono 140 nelle filiali estere, e il fatturato è cresciuto di circa dieci volte, fino a un valore aggregato di 140 milioni di euro.

In mezzo secolo l’organico di Aignep è passato da circa 35 a 300 persone in Italia, a cui se ne aggiungono 140 nelle filiali estere, e il fatturato è cresciuto di circa dieci volte, fino a un valore aggregato di 140 milioni di euro. Nella foto la sede di Bione in provincia di Brescia.
NON C’È TEMPO PER ASPETTARE
Quando la famiglia Bugatti è entrata in società, l’azienda lavorava soprattutto in conto terzi per la rubinetteria e il termosanitario, con un solo cliente che pesava per quasi il 70% del fatturato. La giovane proprietà decise così di percorrere la strada opposta: abbandonare il conto terzi e puntare tutto sull’aria compressa, segmento che allora era in netta crescita. Una scommessa, col senno di poi premiata, che Bugatti riassume in una regola: “Bisogna muoversi prima che la situazione lo renda obbligatorio. Se aspetti la certezza, qualcun altro ti ha già preceduto”. Da lì la decisione di sviluppare una nuova linea di prodotti quasi ogni anno, dalla raccorderia ai raccordi automatici, dagli innesti alle valvole.

Negli ultimi 30 anni la componentistica è cambiata profondamente. Oggi le richieste sono compattezza, miniaturizzazione, e attenzione al saving, con componenti sempre più piccoli chiamati a garantire gli stessi flussi e a integrare nuove funzioni.
INVESTIRE NEI MOMENTI DIFFICILI
La storia di Aignep è fatta di investimenti continui, sostenuti anche quando il mercato suggeriva prudenza. “Per noi investire non significa solo mettere risorse finanziarie. Vuol dire impegno, dedizione, e soprattutto la volontà di portare persone nuove, capaci di sviluppare nuovi prodotti”, spiega Bugatti, che individua nell’ascolto del mercato una delle principali leve di crescita. “Le richieste dei clienti”, dice, “vanno prese sul serio e trasformate in soluzioni”.
La conferma più netta di questa impostazione arriva durante la pandemia. Con il business in contrazione di oltre il 10%, l’azienda decide di non frenare i piani di sviluppo sia sul fronte prodotto sia su quello infrastrutturale. E, proprio in quel periodo, inaugura il laboratorio interno per la validazione dei componenti, nato dalla consapevolezza che oggi la sola progettazione non basta più, occorre andare oltre il prodotto: testare, validare, arrivare alla qualità assoluta.
Nel nuovo laboratorio i prodotti vengono sottoposti a cicli prolungati, sbalzi di temperatura e fluidi diversi. “Alcuni componenti vengono testati per milioni di cicli”, prosegue Bugatti, “il che ci consente di individuarne i limiti operativi e di correggere il progetto prima della messa in serie. Il laboratorio è diventato anche uno strumento di lavoro con il cliente, che può validare direttamente un componente prima di impiegarlo in una nuova applicazione”.
Investire in piena crisi potrebbe apparire ad alcuni una mossa azzardata, ma sicuramente lungimirante e coerente con un’azienda che, per ammissione del suo stesso CEO, “ha sempre accettato di rischiare, perché fa parte del gioco”.
Nel 2020 Aignep ha inaugurato un laboratorio interno per la validazione dei componenti, nato dalla consapevolezza che oggi la sola progettazione non basta più, occorre arrivare alla qualità assoluta.
L’OFFICINA AUTOMATIZZATA
La stessa logica si legge entrando in produzione, dove colpisce la calma apparente, costante di quasi ogni reparto. Lì le macchine lavorano in automatico, alimentate a barra, a suon di milioni di pezzi prodotti ogni anno. Un operatore ne segue mediamente tre o quattro, dirigendole più che eseguendo. In Aignep, infatti, l’automazione spinta non ha svuotato l’officina, l’ha solo riorganizzata attorno alle persone, lasciando alle macchine le operazioni ripetitive e agli operatori il controllo, con un rapporto di un addetto ogni tre o quattro impianti, criterio applicato in tutta l’azienda, dalla torneria al montaggio.
La direzione era chiara da tempo, idem per l’obiettivo: rendere i processi il più autonomi possibile. “Il primo robot con sistema di visione lo abbiamo installato nel 1996, eravamo tra i primi”, ci racconta Bugatti. “Oggi il controllo qualità avviene direttamente sulle macchine di montaggio, anche con test di tenuta su ogni pezzo”. Quando si è iniziato a parlare di Industria 4.0, in Aignep c’erano già parecchie macchine connesse, installate non per gli incentivi, ma per scelta tecnica. Il risultato si misura anche nei numeri della logistica: 14 milioni di pezzi a magazzino e 250.000 spedizioni al giorno.

Nello stabilimento di Aignep le macchine lavorano in automatico, alimentate a barra, e producono milioni di pezzi prodotti ogni anno.
UN PRODOTTO CHE CAMBIA FUNZIONE
Anche il prodotto si è evoluto nel corso dei decenni. “In trent’anni la componentistica è cambiata profondamente”, osserva Bugatti. All’inizio contava soprattutto la robustezza. Oggi le richieste sono altre: compattezza, miniaturizzazione, e attenzione al saving, con componenti sempre più piccoli chiamati a garantire gli stessi flussi e a integrare nuove funzioni. Da qui l’introduzione di nuovi materiali, tecnopolimeri in primis accanto a ottone, acciaio e alluminio, fino a una raccorderia in materiali plastici adatta anche all’acqua potabile e alle macchine da caffè.
“La tecnologia di base può essere la stessa, ma cambiando i materiali è possibile applicarla a settori molto diversi”, ci spiega Bugatti. “La nostra gamma copre oggi più di 7.000 codici a catalogo, di cui circa il 10% sviluppato su specifica del cliente, e si estende dalla raccorderia all’automazione fino alle linee Infinity, per la distribuzione dell’aria compressa, e Fluidity, per i fluidi industriali”. Sul comparto delle elettrovalvole il rafforzamento è passato anche dall’acquisizione di Univer, avvenuta lo scorso luglio.

Un grande sforzo viene dedicato alla scelta dei materiali. Accanto a ottone, acciaio e alluminio prendono sempre più piede nuovi tecnopolimeri adatti anche al contatto con alimenti.
LE PERSONE INNANZI TUTTO
In Aignep a tenere insieme officina e laboratorio sono però le persone. L’organico è giovane, l’azienda ha continuato ad assumere mentre cresceva e la quota femminile sfiora il 38%, con tanto di certificazione di parità di genere, dato raro nella meccanica. Sull’età media Bugatti scherza: “Dipende cosa intendi per giovane, perché io mi sento giovanissimo”.
Le competenze necessarie a gestire macchine automatizzate, sempre più difficili da trovare, si costruiscono soprattutto in casa, affiancando i giovani agli operatori più esperti. In questo modo, una persona motivata può diventare operativa anche in un solo anno.
Ma c’è un concetto che ci colpisce dalle parole di Graziano Bugatti: le idee che arrivano dal campo. “Ascoltiamo sempre i collaboratori che sottopongono migliorie o idee nuove e cerchiamo di assecondarli”, ci racconta il CEO di Aignep. “Ci piacciono le persone propositive, quelle che hanno voglia di mettersi in gioco”. Poi aggiunge, con l’ironia di chi guida tutto da trent’anni. “Naturalmente anche io cerco di dare il mio contributo”.
Chi entra in Aignep difficilmente se ne va, e le eccezioni quasi sempre nascono da scelte di vita. Bugatti ci racconta di due ragazzi partiti per l’Australia con un misto di orgoglio e rammarico, e di una decisione presa contro la prassi: invece del licenziamento, l’aspettativa. “Li ho messi in aspettativa. Sono bravi ragazzi, magari tornano”. A far crescere l’azienda, insiste, sono state soprattutto le persone, dal capofficina al responsabile commerciale, instancabile, sempre in giro per il mondo”.

Per Bugatti la visita al quartier generale di Aignep è il miglior biglietto da visita: “Chi viene qui vede che il 99% dei prodotti è costruito internamente e capisce di non avere davanti un semplice rivenditore”.
MERCATI LONTANI E CONCORRENZA DALL’EST
Quel mondo Aignep lo presidia con undici filiali commerciali, le ultime, in Messico e Vietnam, aperte di recente. “Il Vietnam lo consideriamo un mercato del futuro”. È lì che si stanno spostando molte produzioni asiatiche, e dove nasce la produzione nasce domanda di componentistica. L’export di Aignep oggi supera il 70% del fatturato, mentre la produzione resta per il 99% in Italia.
La concorrenza orientale è un dato di fatto e Bugatti la riconosce, senza minimizzarla. Con la consapevolezza, però, che la risposta alle esigenze del mercato di oggi non passa solo dal prezzo, ma anche dal servizio e dalla gamma. “Il nostro magazzino”, ci dice ancora, “consente di consegnare nell’arco della settimana, mentre i produttori asiatici richiedono almeno un mese, spesso di più”.
In Asia, ammette, il vantaggio competitivo regge finché i concorrenti locali non replicano certi prodotti: il reverse engineering è una possibilità da mettere in conto, ma intanto i prodotti più specifici restano difficili da imitare con la stessa qualità.
UN OCCHIO ALLA SOSTENIBILITÀ
Quando ci avviamo verso l’uscita, lo sguardo cade di nuovo sugli edifici bianchi tra i boschi. Quasi metà dell’energia che li alimenta arriva da una centrale idroelettrica di proprietà della famiglia Bugatti e dai pannelli, dettagli che dicono molto del legame tra l’impresa e il tema della sostenibilità.
Aignep apre spesso i cancelli ai clienti di tutto il mondo; Graziano Bugatti è infatti convinto che la visita al quartier generale dell’azienda sia il miglior biglietto da visita: “Chi viene qui vede che il 99% dei prodotti è costruito internamente e capisce immediatamente di non avere davanti un semplice rivenditore”.
Sui prossimi cinque anni Bugatti è ottimista, mentre su un orizzonte di quindici o vent’anni la vede più complicata. “Sui prodotti semplici e ad alto volume la concorrenza asiatica resta difficile da reggere, e l’unica difesa è continuare a sviluppare soluzioni sempre più innovative. Di buono c’è che noi italiani siamo più creativi, e abbiamo una maggiore propensione a rischiare, oltre che a provare prodotti e tecnologie nuove”. ©TECN’È

Elettrovalvola per fluidi della linea Fluidity di Aignep, tra i prodotti di maggior successo dell'azienda bresciana. Può avere corpo in ottone o acciaio inox e adattarsi a una vasta scelta di connessioni.




































































