
Alcune tipologie di sistemi di serraggio di Speedy Block. L’azienda di Locate Triulzi, in provincia di Milano, ha 75 anni di esperienza nel loro sviluppo.
Alexa Grisendi, terza generazione alla guida di Speedy Block, racconta perché il Food è diventato il settore su cui l’azienda testa materiali, sensori e progettazione.
di Sofia Cairo
Come la Formula Uno lo è per l’automotive, così l’industria alimentare è il banco di prova per chi sviluppa sistemi di serraggio. Che devono resistere per anni al calore, a vibrazioni e detergenti aggressivi, e sbloccarsi in un istante quando arriva la manutenzione. Alexa Grisendi, terza generazione alla guida di Speedy Block, racconta perché il Food è diventato il settore su cui l’azienda testa materiali, sensori e progettazione.
Pensiamo alla porta di un forno industriale per alimenti, che deve restare chiusa con la stessa forza per migliaia di cicli, resistere a temperature elevate e a continue dilatazioni termiche, per poi aprirsi in fretta quando un operatore entra per la pulizia o la manutenzione. Oppure allo sportello di un miscelatore, che deve reggere una vibrazione costante, capace di allentare i fissaggi. O ancora a un affumicatoio o a un silo, che tra chiusura sicura, resistenza ai lavaggi con detergenti aggressivi e riapertura rapida devono riuscire a conciliare esigenze opposte. A tenere fermi tutti questi sportelli sono i sistemi di serraggio. “Oggi un attrezzo di questo genere non deve semplicemente chiudere uno sportello. Deve contribuire al corretto funzionamento dell’intero processo”, osserva Alexa Grisendi, sales & marketing manager di Speedy Block e terza generazione della famiglia alla guida dell’azienda.

Attrezzo di serraggio della serie a tirante di Speedy Block realizzato interamente in acciaio inox. La leva di sicurezza previene aperture accidentali causate da vibrazioni o urti.
IL FOOD COME BANCO DI PROVA
Per Speedy Block, azienda con 75 anni di storia alle spalle nell’ambito dei sistemi di bloccaggio, l’industria alimentare è uno dei mercati più importanti, e non per i soli volumi. È il settore che spinge più di ogni altro sul terreno dell’innovazione, al punto che Grisendi lo definisce “un laboratorio di innovazione”: quanto nasce qui diventa spesso un riferimento anche per farmaceutico, packaging e automazione, perché quel che regge in una linea alimentare tende a funzionare ovunque.
Il motore è il contatto diretto con chi costruisce queste tecnologie: “Collaboriamo con costruttori attivi in tutto il mondo”, ci spiega, “e questo ci permette di confrontarci ogni giorno con esigenze diverse, ma accomunate dall’obiettivo di garantire affidabilità, sicurezza, facilità di manutenzione e continuità produttiva”. Da quel confronto nascono richieste precise: componenti che siano in grado di mantenere costante la forza di serraggio nel tempo, di resistere ai lavaggi frequenti con detergenti aggressivi, di garantire movimenti fluidi anche dopo migliaia di cicli di apertura e chiusura e di essere facilmente utilizzabili dagli operatori durante le operazioni di produzione e manutenzione. Tutti requisiti che, se pensiamo al caso di un forno industriale o di una cella frigorifera, si sommano su un solo sportello.

Attrezzo di chiusura della serie orizzontale di Speedy Block dotato di sensore e connessione per la trasmissione dati. Con lo sviluppo dei sistemi di automazione, anche nell’alimentare, la richiesta di soluzioni di questo tipo è molto cresciuta.
IL MATERIALE È SOLO PARTE DEL LAVORO
La risposta più visibile è il materiale. “Insieme al farmaceutico, l’alimentare è il comparto che ha guidato maggiormente lo sviluppo della nostra gamma di sistemi di bloccaggio in acciaio inox”, osserva Grisendi. “Quasi tutte le serie sono disponibili in AISI 304, un materiale che offre un eccellente equilibrio tra resistenza meccanica e protezione dalla corrosione, con versioni in AISI 316 per le applicazioni più gravose, destinate ad ampliarsi”. Ma la scelta della lega è solo uno degli aspetti da considerare, perché a logorare un serraggio, più del carico, è il lavaggio ripetuto nel tempo. Da qui la necessità di porre particolare attenzione alla precisione delle lavorazioni, alla qualità degli accoppiamenti meccanici e alla scelta dei lubrificanti, affinché la fluidità dei movimenti rimanga costante anche in condizioni operative molto severe.
In alcune applicazioni, come la porta del forno, la prova più dura sono le temperature elevate e le dilatazioni continue. In altre, come i miscelatori, è la vibrazione a mettere a rischio la tenuta. Anche lì l’attrezzo deve garantire una corretta compressione delle guarnizioni e insieme consentire di aprire in fretta durante pulizia e manutenzione. In entrambi i casi il sistema deve reggere la stessa tensione: restare saldo per anni e aprirsi in un istante quando serve.

Sistema di serraggio verticale di Speedy Block della serie pneumatica, dotato di cilindro pneumatico. Può essere dotato di sensore di sicurezza per impedire aperture accidentali durante il funzionamento.
QUANDO IL SERRAGGIO DIVENTA UN DATO
Alle esigenze meccaniche si aggiunge poi quelle legate all’automazione. “Sempre più spesso”, prosegue Grisendi, “gli attrezzi di serraggio devono essere integrati nei sistemi di controllo delle apparecchiature su cui sono montati, attraverso sensori che verificano in tempo reale la corretta posizione di apertura o chiusura, aumentando la sicurezza dell’impianto e riducendo il rischio di fermi”.
La stessa logica guida la gamma dedicata alla sicurezza degli operatori. “Le nostre serie con leva di sicurezza impediscono aperture accidentali durante il funzionamento, mentre i kit sensori consentono di verificare da remoto lo stato di apertura e chiusura degli attrezzi”, aggiunge la manager di Speedy Block.
Per le linee completamente automatizzate l’azienda propone anche attrezzi ad azionamento pneumatico. La direzione, per Grisendi, è “una crescente integrazione tra meccanica, elettronica e digitalizzazione”.

Rendering di un attrezzo pneumatico della serie orizzontale di Speedy Block, dotato di sensore e connesso a una colonnina luminosa.
LA FORZA DEL MAGAZZINO
“Le richieste del mercato”, sintetizza Grisendi, “si possono riassumere in quattro parole: disponibilità, velocità, sicurezza e affidabilità”. Le prime due si giocano a magazzino: l’intera gamma standard è tenuta a scorta, con spedizioni in tempi molto rapidi, perché chi costruisce macchine lavora su tempi di consegna sempre più stretti e progetta volentieri intorno a componenti già disponibili. E nella maggior parte dei casi i componenti già disponibili bastano: la gamma comprende centinaia di configurazioni e offre ampi margini di regolazione grazie ai tiranti, ai puntali e alle diverse piastre di fissaggio. Per un costruttore significa progettare senza attendere sviluppi dedicati, non solo per gli sportelli che si aprono a ogni lavaggio, ma anche per quel secondo fronte meno visibile che è il fissaggio rapido di gruppi mobili, carter di protezione e guide, componenti che vanno regolati o rimossi di frequente e che nessuno vuole smontare a chiave inglese durante un fermo.
FUORI DAGLI STANDARD
Quando invece l’applicazione esce dallo standard, il lavoro si sposta a monte, sul tavolo del progettista. “Lavoriamo direttamente con il cliente”, spiega Grisendi, “a volte modificando leggermente l’impiego, a volte sviluppando varianti nuove. Perché è proprio dall’ascolto delle esigenze di chi progetta che sono nate molte delle innovazioni introdotte negli ultimi anni”. ©ÈUREKA!

Rendering di un tipico miscelatore per uso alimentare dotato di attrezzi a tirante con leva di sicurezza.







































































