
Il cuore di ogni lavorazione resta la macchina, senza la quale (ovviamente) non esisterebbero pezzi torniti, fresati o rettificati. Lo abbiamo visto anche a MECSPE:
Il settore delle macchine utensili è tutt’altro che statico. Ecco cosa offre oggi il mercato, attraverso alcune delle proposte viste alla recente edizione di MECSPE.
di Andrea Pagani
Da alcuni anni l’evoluzione delle lavorazioni meccaniche ha preso una strada ben definita: il deciso progresso che ha caratterizzato le macchine utensili ha lasciato il posto allo sviluppo di strumenti per certi versi accessori: dal CAD/CAM agli utensili, dalle attrezzature ai software di gestione, fino all’automazione. E i risultati sono ottimi, a giudicare dall’incremento di produttività riscontrabile nelle officine più moderne. Eppure, il cuore di ogni lavorazione resta la macchina, senza la quale (ovviamente) non esisterebbero pezzi torniti, fresati o rettificati.
Visitando la recente MECSPE di Bologna la cosa è risultata evidente: la presenza degli accessori non ha offuscato le macchine utensili che, anzi, hanno raccolto l’interesse dei visitatori. Ecco alcune delle soluzioni esposte.
L’EVOLUZIONE DEL MULTITASKING
Quando si parla di macchine multitasking, è difficile non pensare alla capostipite: Integrex di Yamazaki Mazak. L’azienda giapponese ha lavorato costantemente per aggiornare di generazione in generazione i modelli al fine di renderli sempre più flessibili e produttivi. Con l’ultima versione, la j-200 NEO, sono stati introdotti diversi miglioramenti pensati per migliorare ulteriormente il processo produttivo.
Innanzitutto, si tratta di una macchina pensata per assicurare flessibilità su pezzi anche molto complessi e di dimensioni medio-piccole. In Yamazaki Mazak hanno inoltre incrementato il controllo termico (in particolare sulle viti), aumentato la potenza nel mandrino di tornitura e reso più compatta la testa di fresatura, il tutto con una ridotta impronta al suolo.
Avendo a bordo diversi motori (dai mandrini alle pompe, fino agli impianti per il raffreddamento dei liquidi), per ridurre l’impegno di energia sono state adottate diverse strategie efficaci. Il controllo numerico, ad esempio, permette di visionare e analizzare i consumi, mentre gli assi in modalità di rigenerazione in frenata recuperano parte dell’energia utilizzata. Infine, un apposito algoritmo regola la quantità di refrigerante utilizzata in funzione della tipologia di operazione svolta, riducendo così i liquidi da raffreddare.

Vista del campo di lavoro di una Integrex j-200 NEO di Yamazaki Mazak.
TORNITURA, FRESATURA E CICLI AVANZATI
Restando in tema di macchine polivalenti, allo stand DMG MORI era operativo un NTX 2500. Si tratta di un centro di tornitura, disponibile in taglie da 500 a 6.000, con un’ampia scalabilità e configurabilità in funzione delle esigenze produttive dei clienti. Il principio di base della linea NTX è l’integrazione della fresatura all’interno di una macchina da tornitura, a cui si aggiungono cicli tecnologici avanzati come dentatura, rettifica, brocciatura e, con gli appositi tastatori, anche misurazione. L’obiettivo è eseguire la lavorazione completa del pezzo in un unico setup, riducendo al minimo i passaggi intermedi, gli operatori necessari e lo spazio occupato in reparto.
La linea è oggi disponibile sia con controllo FANUC sia Siemens; quest’ultimo è stato introdotto per rispondere alle specifiche esigenze di settori come l’aerospace e l’energetico. Anche per la serie NTX, l’automazione rappresenta il connubio ideale per massimizzare la produttività: DMG MORI ha pensato a Robot2Go, che permette di trasformare questi centri di tornitura in isole produttive autonome, ottimizzando i tempi di setup e massimizzando l’utilizzo della macchina anche per lotti piccoli.

Il centro di tornitura NTX 2500 di DMG MORI esposto a MECSPE.
TRE CENTRI DI LAVORO IN UNO
Esistono poi degli ambiti applicativi in grado di beneficiare di soluzioni specifiche. È il caso dei Portacenter di Porta Solutions: non semplici centri di lavoro, ma nemmeno transfer. All’interno di una singola macchina si trovano infatti 3 distinti centri di lavoro, capaci di lavorare in maniera indipendente su 3 diversi pezzi. La gamma Portacenter è stata recentemente rinnovata a partire dai diversi modelli disponibili (Pro, Evo e Hyper) e del volume utile di lavoro (rispettivamente un cubo da 200, 250 e 400 mm di lato). I tre modelli sono basati su una piattaforma comune: condizione ideale per ottenere un’economia di scala utile per abbattere i costi e semplificare la ricambistica.
Naturalmente anche i Portacenter possono beneficiare della trasformazione digitale delle aziende. A questo serve Porta Hub, piattaforma lanciata di recente e in grado di risolvere una problematica comune a molte aziende: la frammentazione delle informazioni. Porta Hub permetterà di gestire le macchine, pianificare gli ordini dei ricambi, monitorare l’andamento della produzione, recuperare la manualistica necessaria e, in futuro, anche trovare un’offerta formativa completa.

Il Portacenter di Porta Solutions esposto nel coso della fiera, a Bologna.
MASSIMA PRODUTTIVITÀ IN UN FORMATO COMPATTO
Quando il numero di pezzi comincia a crescere, è a macchine come il tornio a fantina mobile che bisogna rivolgersi. Per questo in Tornos hanno dato spazio al modello Swiss XT 32: una macchina progettata per offrire elevato rendimento, ma anche flessibilità operativa. È infatti in grado di lavorare barre fino a 32 mm di diametro (38 mm rimuovendo il guidabussola) per eseguire pezzi di complessità medio-alta in piccole e medie serie.
Nonostante le dimensioni contenute, Swiss XT 32 è in grado di gestire 8 assi lineari (fino a 9 nell’apposita versione), 2 assi C, 3 sistemi utensile indipendenti per 42 posizioni totali, di cui 18 dedicate agli utensili motorizzati. Tale configurazione garantisce cicli di lavoro particolarmente efficienti, riducendo i tempi morti tra un’operazione e l’altra. L’asse Z1 esteso permette, inoltre, la lavorazione di pezzi lunghi, ampliando ulteriormente il campo applicativo. È disponibile in opzione anche l’asse B plug & play, che aggiunge versatilità senza richiedere riconfigurazioni complesse, oltre all’Active Chip Breaker Plus (ACB Plus) per una gestione ottimale del truciolo.

Swiss XT 32, il tornio a fantina mobile di Tornos.
UN NUOVO POLO ITALIANO DELLE MACCHINE UTENSILI
Ci sono, infine, situazioni nelle quali le macchine sono solo una delle variabili in gioco. È il caso della recente acquisizione di MCM da parte di Vigel. L’operazione nasce da una precisa visione strategica di Vigel, già attiva nella produzione di centri di lavoro e, dal 2023, nella tornitura grazie all’acquisizione della linea di macchine verticali pick-up CTV da DMG MORI: ampliare il proprio perimetro di mercato, ma senza sovrapposizioni di prodotto. MCM, specializzata in sistemi flessibili di produzione (FMS), particolarmente apprezzati nei settori energetico e aerospaziale, rappresentava il complemento ideale rispetto alla vocazione automotive di Vigel.
“Non è stata un’operazione di tipo finanziario, né speculativo”, tiene a precisare Fabrizio Lodovico Pesce, Managing Director di Vigel. “Si è trattato di un’iniziativa prettamente industriale, ma con un evidente risvolto sociale. Al momento dell’acquisizione, MCM versava in una situazione critica, con oltre 240 dipendenti a rischio. Nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, la qualità del prodotto e l’ampia base di impianti installati rappresentavano un importante volano per il brand MCM, confermato anche da diversi clienti che ho poi visitato personalmente”.
Sul piano operativo, i due hub produttivi (Borgaro Torinese per Vigel e Vigolzone per MCM) lavoreranno in sinergia su supply chain, forza vendita e presenza fieristica. Il Gruppo, che con questa operazione ha superato i 500 dipendenti, si sta già muovendo per garantire una presenza congiunta alle principali fiere internazionali, da Parigi a Chicago fino all’appuntamento di IMTEX India 2027. L’obiettivo dichiarato è costruire un player di riferimento nel panorama globale delle macchine utensili, il tutto con capitale e know-how italiani. ©TECNELAB

Fabrizio Lodovico Pesce, Managing Director di Vigel.






































































