
Giovanni Brianza, CEO di Edison Next.
Il mercato dei servizi energetici in Italia valeva 17 miliardi di euro nel 2025 e potrebbe raggiungere i 39 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto fino al 18%.
Sono i dati centrali dell’Outlook “Energia per competere”, presentato a Roma da ENGIE, Edison Next, Renovit e Veolia con il supporto tecnico di Bain & Company Italia; si tratta di uno studio che analizza trend di mercato, modelli di business emergenti e fabbisogni di investimento lungo tutta la filiera energetica.
Il quadro fotografa un mercato articolato in tre segmenti. La Pubblica Amministrazione è il principale bacino di spesa, con circa 8 miliardi di euro, trainati da gestione e manutenzione degli impianti e dallo sviluppo delle smart city.
Il settore industriale segue con 5 miliardi di euro, concentrati sulla generazione distribuita da fonti rinnovabili e sui servizi di gestione degli impianti.
Il terziario vale circa 4 miliardi di euro, con investimenti prevalentemente sugli edifici. L’indagine si basa su evidenze raccolte da 70 aziende italiane, integrate da interviste a operatori, stakeholder e rappresentanti istituzionali.
ENGIE e il mercato dei servizi energetici: chi investe e chi è rimasto indietro
L’analisi rivela un divario significativo tra i segmenti del mercato dei servizi energetici. Il settore industriale è più avanzato nel percorso di efficientamento energetico: il 53% delle imprese ha già avviato interventi, contro appena il 18% del terziario. Le grandi aziende si distinguono per strutturazione: il 75% dispone di piani pluriennali di efficienza, rispetto al 60% delle PMI.
Tra il 40% e il 50% delle imprese industriali si dichiara competente e pronta a investire direttamente, a fronte di circa il 30% nel terziario. L’80% delle aziende ad alto consumo di gas riconosce l’efficienza energetica come leva strategica di competitività.
“Il percorso verso la decarbonizzazione è ormai tracciato, ma la vera sfida consiste nel trasformare la transizione in una concreta leva di crescita per il Sistema Paese”, ha dichiarato Giovanni Brianza, CEO di Edison Next.
Quanto vale la crescita dei servizi energetici per l’economia italiana al 2030
Le proiezioni al 2030 delineano un impatto sistemico sull’economia. Il contributo al PIL potrebbe triplicare, accompagnato dalla creazione di oltre 70.000 nuovi posti di lavoro diretti e circa 220.000 indiretti lungo la filiera.
Per le imprese, lo sviluppo del settore si traduce in risparmi energetici fino a 4-6 miliardi di euro l’anno e in un aumento del fatturato fino a 3-5 miliardi di euro, grazie a maggiore efficienza e competitività. La Pubblica Amministrazione può beneficiare di un effetto leva del capitale privato stimato tra 10 e 20 miliardi di euro l’anno nel periodo 2025-2030, con la possibilità di raddoppiare la velocità di investimento.
Tre leve per sbloccare il potenziale della transizione energetica in Italia
Il pieno sviluppo del settore richiede l’attivazione di tre condizioni strutturali. La prima è un nuovo modello operativo per gli operatori di servizi energetici, con offerte scalabili capaci di abilitare gli investimenti e ridurre i rischi.
La seconda è un market design stabile e un’evoluzione del procurement pubblico verso logiche orientate ai risultati, come gli Energy Performance Contract, contratti che garantiscono i risparmi nel tempo e trasferiscono i rischi alle ESCo. La terza è una maggiore convergenza tra domanda e offerta.
“Solo il 45% delle aziende industriali e circa il 30% di quelle del terziario dichiarano di avere le competenze e la propensione a investire in efficienza energetica”, hanno rilevato Alessandro Cadei e Rosangela Pacifico di Bain & Company. “Serve un’evoluzione verso modelli con offerte più integrate, scalabili e orientate alla condivisione del rischio”.

Monica Iacono, CEO e Country Manager di ENGIE Italia.






































































