
Sinta propone alimentatori flessibili in abbinamento a robot collaborativi.
Un equilibrio tra flessibilità e produttività è la formula di Sinta – che richiede hardware, software e competenze – per assicurare un giusto livello di automazione.
di Andrea Pagani
Automatizzare i processi è un obiettivo ambito in ogni azienda: indipendentemente dal settore applicativo, delegare l’assemblaggio o l’asservimento a un apposito dispositivo significa produrre di più, con maggiore continuità e con meno problemi (di salute, sicurezza, disponibilità ecc.) per il personale. Ci si scontra però ben presto con alcuni limiti pratici: i lotti ormai sono ridotti al minimo e non sempre ne giustificano l’investimento. Occorre pertanto trovare una soluzione che sia sì automatizzata, ma anche flessibile, il tutto con un costo ragionevole e – ovviamente – affidabile.
Una combinazione complessa da soddisfare, ma non impossibile: ci lavora da tempo il team di Sinta, realtà che da oltre 30 anni affianca costruttori di macchine e integratori con il proprio personale tecnico. La disponibilità di un laboratorio attrezzato nella propria sede di Milano, di un’offerta di robot per ogni necessità (antropomorfi, collaborativi, cartesiani e SCARA, con e senza sistemi di visione) e di alimentatori flessibili consente di rispondere alle più diverse sfide delle moderne linee produttive.

Il portafoglio di robot distribuiti da Sinta, integrabili con gli alimentatori proposti dall’azienda milanese. In alto, i collaborativi Techman della serie S. Al centro, l’ampia scelta di SCARA prodotti da Epson, che comprende ben 5 serie: GX, LS, LA, T e RS, con attacco a soffitto. In basso i robot articolati EPSON delle serie N (a soffitto), seguiti da quelli delle serie VT, C e CX.
QUANDO L’ALIMENTATORE A VIBRAZIONE NON BASTA
Per capire da dove nasca l’esigenza di alimentatori flessibili, occorre fare un passo indietro. Storicamente, le linee di assemblaggio automatico hanno sempre fatto affidamento sui vibratori meccanici per singolarizzare i componenti e consegnarli in modo ripetibile all’automazione. Il principio è collaudato: la classica chiocciola del vibratore meccanico, con le proprie “trappole meccaniche”, porta i pezzi sempre nella stessa posizione, pronti per essere prelevati dal robot o dall’attuatore di linea. Il problema è che questo sistema è stato concepito per soddisfare le necessità di un singolo prodotto: se cambia anche un solo parametro di un componente, come la lunghezza o la geometria, le “trappole meccaniche” smettono di funzionare correttamente ed è necessario riprogettarle, con costi e tempi spesso incompatibili con i ritmi della produzione moderna.
L’attuale contesto industriale ha ulteriormente aggravato queste criticità: con le varianti di prodotto che si moltiplicano e i lotti che si riducono, la flessibilità diventa un requisito strutturale. Cambiare feeder ogni volta che cambia il codice da produrre non è sostenibile, né economicamente né logisticamente. Ed è qui che Sinta offre una valida alternativa: abbinare al robot un alimentatore flessibile governato da un sistema di visione. Il principio di funzionamento è diverso da quello meccanico. I pezzi vengono mossi sul piatto tramite impulsi o rotazioni controllate, finché non risultano sufficientemente distanziati e orientati. A quel punto il sistema di visione acquisisce un’immagine 2D, identifica i singoli componenti e trasmette le coordinate al robot, che provvede al prelievo sapendo già come il pezzo è posizionato e come dovrà essere collocato a valle. E senza la necessità delle “trappole meccaniche”, cade anche il vincolo della numerosità dei pezzi.

Sinta è l’unico distributore Platinum in Italia degli alimentatori flessibili Flexibowl.
FLEXIBOWL, PARTX E L’APPROCCIO CONSULENZIALE
Nel portafoglio di Sinta convivono due tipologie di alimentatori flessibili: Flexibowl, di geometria circolare e di cui Sinta è unico distributore Platinum in Italia, e PartX, rettangolare. Le differenze non sono puramente estetiche: ciascuna soluzione ha caratteristiche che la rendono più adatta a determinate applicazioni, e individuare quella corretta richiede un’analisi ponderata. In linea generale, Flexibowl tende ad offrire cicliche più elevate: grazie al conveyor tracking circolare, è possibile sovrapporre le diverse fasi del processo – caduta dei pezzi, sbrogliamento, acquisizione dell’immagine, prelievo – ottenendo ritmi produttivi che in alcuni casi superano gli 85 pezzi al minuto. PartX, viceversa, occupa meno spazio ed è spesso preferibile quando la priorità è contenere l’ingombro della stazione o quando la geometria del pezzo richiede operazioni di ribaltamento che su un piatto rettangolare risultano più efficaci.
In Sinta, però, ribadiscono che non esistono regole assolute: ci sono pezzi per i quali il vibratore circolare si rivela più produttivo di quello rettangolare, e situazioni in cui la compattezza conta più della velocità. Per questo il valore aggiunto dell’azienda non risiede solo nei prodotti in sé, quanto nella logica con cui vengono proposti. Nella propria sede milanese, l’azienda ha perciò allestito un laboratorio con tutte le taglie e le varianti di entrambi gli alimentatori, in modo da valutare la migliore soluzione per i pezzi del cliente. A questo punto, Sinta può redigere un report completo che include lo studio dell’illuminazione, l’analisi del sistema di visione e una simulazione del tempo ciclo del robot. La disponibilità in sede di una stampante 3D velocizza l’attività di testing e di personalizzazione dei piatti degli alimentatori: nel giro di alcune ore è possibile ottenere superfici personalizzate e accelerare così le fasi di validazione del progetto.

Gli alimentatori PartX, rettangolari, distribuiti da Sinta, sono particolarmente compatti e adatti per l’uso in ambienti ristretti.
UN PACCHETTO CON HARDWARE, SOFTWARE E CONSULENZA
La proposta di Sinta non è una soluzione chiavi in mano nel senso stretto del termine: l’azienda non si occupa di progettazione del layout fisico, né di certificazione della macchina. Quello che fornisce è il pacchetto tecnologico composto da robot, sistema di visione e alimentatore flessibile, con l’integrazione software tra i tre elementi. Un confine preciso, scelto consapevolmente per non sovrapporsi al lavoro dei propri clienti – in prevalenza costruttori di macchine e integratori – ma piuttosto per supportarli con competenze che spesso non hanno internamente.
Tra i brand di robot trattati dall’azienda spiccano Epson, Nachi e Techman, ideali per coprire un ampio range di tipologie, casistiche e taglie. Per le applicazioni con alimentatori flessibili, Sinta tende a privilegiare Epson e Techman per via delle taglie e delle tipologie di robot spesso richieste in questi casi (piccoli e veloci come gli SCARA). Nachi, invece, avendo robot antropomorfi di taglie maggiori (fino a 1.000 kg al polso) tende a essere più indicato per applicazioni da “industria pesante”, come la presa da cassone di pezzi alla rinfusa. Tutte le soluzioni proposte hanno però nel sistema di visione integrato, sia questo nativo all’interno dell’ambiente software del robot o incorporato in un secondo momento, un punto di forza. Sinta, ponendosi come unico interlocutore al cliente per robot, visione e alimentazione, evita le tipiche difficoltà di gestione che ben conosce chi coinvolge più fornitori per un singolo progetto.

Il laboratorio Sinta è attrezzato con tutte le taglie e le varianti di entrambi gli alimentatori, in modo da valutare la migliore soluzione per i pezzi del cliente.
FACILITÀ D’USO E AUTONOMIA DEL CLIENTE
Un ulteriore aspetto su cui l’azienda punta molto è la facilità d’uso e l’autonomia del cliente. Cambiare codice di produzione su un alimentatore flessibile, con un sistema ben configurato, può richiedere in media una decina di minuti se i codici da alimentare sono già stati inseriti all’interno del programma; qualche ora, invece, anche per operatori privi di particolare esperienza, se deve essere creata una nuova ricetta software per la gestione del componente. Per promuovere l’autonomia del cliente in questa operazione Sinta ha sviluppato un’interfaccia operatore personalizzata, basata su GUI Builder Epson, che guida l’utente nell’inserimento dei parametri: ciclica del robot, acquisizione delle immagini, gestione del feeder. L’obiettivo è ridurre al minimo la possibilità di errore, rendendo il sistema gestibile in autonomia anche da chi non ha una formazione tecnica specifica.
Recentemente, in Sinta è stata introdotta anche la tecnologia della visione 3D che consente il prelievo diretto da cassone (bin picking) di oggetti ingombranti e/o pesanti che difficilmente potrebbero essere alimentati con gli altri sistemi di cui dispone. Questa rimane una tecnologia distinta e complementare, ben diversa per casistiche applicative di riferimento, investimenti richiesti e competenze necessarie per il personale in azienda.
Sinta fornisce dunque un portafoglio di sistemi di automazione flessibile adatte alle diverse esigenze del cliente nell’ottica di individuare il punto di equilibrio tra flessibilità produttiva, semplicità operativa e contenimento dei costi, che concretizzi dunque una automazione tagliata su misura delle singole esigenze. ©TECN’È

Robot SCARA Epson con alimentazione tramite Flexibowl: una soluzione proposta da Sinta.






































































