
La bandiera di Assomet con il logo dell’ottantesimo anniversario (1946-2026).
Un settore da 30 miliardi di euro di fatturato annuo, oltre 26.000 addetti e una filiera che, insieme a quella tedesca, guida il comparto europeo dei metalli non ferrosi. Eppure, i problemi strutturali che ne frenano la competitività sono gli stessi da anni: costo dell’energia, accesso alle materie prime strategiche, carenza di rottame, incertezza sul futuro di ETS e CBAM.
L’Assemblea Generale di Assomet – l’associazione confindustriale che compie 80 anni nel 2026 – si è tenuta nella cornice di Terrazza Martini a Milano, con una sessione pubblica pomeridiana dedicata a “Geopolitica, commodities ed energia” che ha messo attorno allo stesso tavolo economisti, analisti e consulenti di governo.
Produzione, ETS e CBAM: i dati del settore e le proposte di riforma
Il presidente di Assomet, Claudio Pinassi – CEO di KME Group – ha inquadrato la fotografia del comparto: circa 1.000 imprese associate, più di 26.000 addetti, fatturato complessivo di circa 30 miliardi di euro. Nel 2025 la produzione di metalli grezzi ha superato 1.723 kt, mentre quella dei semilavorati – in crescita di oltre un punto percentuale – si è attestata a 2.427 kt, con valori in risalita per alluminio e rame.
Sul fronte normativo, il professor Massimo Beccarello dell’Università Bicocca di Milano ha presentato un’analisi sull’Emission Trading System, contestando la narrativa prevalente in sede europea: l’ETS attuale, ha osservato, non garantisce parità di condizioni tra gli operatori dei diversi Paesi dell’Unione.
“Prima di dare il via a una riforma sono necessarie analisi e valutazioni empiriche condivise per poter adottare gli strumenti più adatti”, ha precisato Beccarello, aggiungendo che innalzare il prezzo della CO2 non risolve il problema del finanziamento della decarbonizzazione se le entrate ETS non vengono redistribuite verso gli investimenti necessari. “Appare indispensabile che l’UE si doti di un’architettura finanziaria più ampia e integrata”, ha concluso.
La geopolitica globale ridisegna i mercati delle commodity industriali
Dario Fabbri, direttore della rivista Domino, ha offerto una lettura geopolitica del quadro internazionale. “I dazi sono un disastro per loro come per noi. Concepiti per ostacolare la Cina, non hanno sortito l’effetto voluto”, ha detto Fabbri. Sul ruolo degli Stati Uniti in Europa, ha così commentato: “Gli americani non sono nella NATO allo scopo di difendere noi, ma per il controllo dell’Eurasia”.
Gianclaudio Torlizzi, Direttore Generale di T-Commodity e consulente del Ministro della Difesa, ha chiuso la sessione con una lettura delle commodity nel contesto attuale.
“Il processo di risveglio dell’occidente dalla vulnerabilità sulle commodity esplode nel periodo del Covid”, ha osservato Torlizzi, inquadrando la crisi delle istituzioni multilaterali come un fenomeno strutturale: l’uscita degli Emirati Arabi dall’OPEC, la frammentazione dei mercati energetici e il tentativo americano di costruire un mercato alternativo a quello cinese segnalano, a suo giudizio, un cambio di paradigma profondo nelle logiche di approvvigionamento globale.

Claudio Pinassi, Presidente di Assomet e CEO di KME Group.






































































