
Steve Mahon, Amministratore Delegato di Mura Technology (a sinistra), Oliver Borek, Amministratore Delegato di Mura Europa GmbH (a destra), e Frank Blase, Amministratore Delegato di igus GmbH (al centro), propongono di riciclare le materie plastiche. (Fonte: igus GmbH)
Ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Allo stesso tempo, il valore di queste risorse sprecate ammonta a 80 miliardi di dollari (ndr: The New Plastics Economy: Catalysing Action. January 2017. Ellen McArthur Foundation). Il problema è che, finora, la maggior parte delle plastiche viene bruciata e solo il 14% viene effettivamente riciclato (ndr: The New Plastics Economy: Catalysing Action. January 2017. Ellen McArthur Foundation).
Oggi, la questione del riciclo della plastica è decisiva, anche per igus. A ottobre, l’anno scorso, con l’introduzione del programma chainge, il gruppo igus ha compiuto un passo importante in termini di riciclo classico (triturazione/rigranulazione e riutilizzo delle plastiche). L’azienda ritira le catene portacavi al termine del ciclo di vita della macchina – indipendentemente dal produttore – riduce la plastica in granuli e li lavora nuovamente. “Con questo programma chainge, abbiamo avviato il riciclo della plastica di vecchi prodotti. Questo resta l’approccio migliore per i polimeri ad alte prestazioni”, spiega Frank Blase, Amministratore Delegato di igus GmbH.
Se ci concentriamo invece sulle plastiche più comuni, parliamo di enormi quantità di rifiuti misti: volumi da 100 a 1.000 volte più grandi, in tutto il mondo. “In questo caso, il ‘riciclo chimico’ offre nuove soluzioni”, spiega Blase. “L’anno scorso, in un quotidiano tedesco, FAZ, ho letto un articolo che parlava della tecnologia a reattore catalitico idrotermico e ho contattato il ricercatore tedesco, il Prof. Thomas Maschmeyer, a Sidney”.
“Sette mesi più tardi, dopo approfondimenti e ricerche intensive, igus ha deciso di investire quattro milioni di sterline (4,7 milioni di euro) nell’azienda Mura Technology Ltd. e quindi nella costruzione del primo impianto Cat-HTR. Il sistema brevettato del reattore catalitico idrotermico è stato sviluppato nel 2007 ed è stato testato per dieci anni in un impianto pilota in Australia. Con il Cat-HTR, i rifiuti in plastica normalmente non riciclabili si possono trasformare in petrolio in 20 min: un metodo più sostenibile per l’ambiente rispetto all’estrazione di petrolio fossile, perché per separare e unire nuovamente le molecole servono solo acqua, temperature elevate e pressione.
Un solo impianto sarà in grado di lavorare 20.000 t di plastica all’anno, riducendo così di 28.180 t l’impatto in CO2. Un valore paragonabile al consumo annuale di 5.983 automobili o al fabbisogno energetico annuale di 4.914 famiglie.
Il primo impianto commerciale Cat-HTR è attualmente in fase di progettazione a Wilton, in Gran Bretagna. La costruzione dovrebbe iniziare quest’anno. Le imprese che si occupano dello smaltimento forniranno i rifiuti plastici per raggiungere i propri obiettivi di riciclo. Verrà rigenerato del petrolio, che il cliente potrà acquistare a un prezzo simile a quello del petrolio fossile.
A Wilton dovrebbero sorgere quattro reattori catalitici idrotermici, al fine di lavorare oltre 80.000 t di rifiuti plastici all’anno. In futuro, Mura prevede di concedere licenze per far costruire impianti in tutto il mondo. “Investiamo e ci impegniamo per proporre delle soluzioni tecniche per bilanciare la situazione dei rifiuti plastici nel mondo”, afferma Blase. Per maggiori informazioni sulla tecnologia Cat-HTR è disponibile il video https://www.youtube.com/watch?v=dGx4m0KiFac.

Un nuovo ciclo di vita per la plastica: la tecnologia a reattore catalitico idrotermico consente di trasformare i rifiuti plastici in petrolio e di fabbricare nuovi prodotti a base di polimeri. (Fonte: igus GmbH)






































































