
Enzo Cancian, amministratore delegato di Stesi, durante il convegno “Play the Future”, svoltosi a Vittorio Veneto.
Che cosa distingue davvero l’essere umano dalla macchina? È partita da questa domanda la serata con cui Stesi ha celebrato i propri 30 anni. Fondata a San Fior, in provincia di Treviso, la software factory è arrivata all’anniversario con 40 persone, una presenza in 8 Paesi e 2 continenti e un catalogo di prodotti costruito nel tempo a partire da bisogni concreti delle imprese.
Per il traguardo ha scelto una forma insolita: il convegno “Play the Future: etica e visione nell’era dell’IA”, ospitato alla Cantina Le Contesse di Vittorio Veneto, nel cuore delle colline del Prosecco Patrimonio UNESCO. Ad aprire la serata sono stati il presidente Stefano Cudicio e l’amministratore delegato Enzo Cancian, che hanno ripercorso un cammino iniziato con 4 clienti e 5 persone.
L’IA tra simboli e significato: il punto di vista di Federico Faggin
Il fulcro della serata è stato il dialogo con l’ing. Federico Faggin – fisico, inventore del microprocessore e del touch screen – che ha spostato il confronto oltre la dimensione tecnica. Secondo Faggin, l’intelligenza artificiale elabora simboli e correlazioni con potenza straordinaria, ma non comprende il significato.
Eccelle nei problemi ben definiti, con regole e soluzioni calcolabili, ma mostra i propri limiti quando entrano in gioco coscienza, esperienza e responsabilità: ciò che resta irriducibilmente umano. Il suo richiamo è stato esplicito: non usare l’IA come un oracolo, non delegare automaticamente alla macchina ciò che richiede comprensione autentica.
Governance IA nelle imprese: solo il 5% dei progetti estrae valore reale
Il professor Giovanni Miragliotta del Politecnico di Milano ha portato i numeri che rendono il tema già urgente dentro le organizzazioni. Il 67% dei lavoratori utilizza strumenti IA non controllati dall’azienda, mentre solo il 5% dei progetti IA integrati riesce oggi a estrarre valore rilevante.
Il dato più emblematico riguarda la GenAI: l’83% di chi aveva svolto un task con supporto IA non era poi in grado di citare accuratamente il proprio lavoro, contro l’11% di chi lo aveva svolto senza. Il problema, ha sottolineato Miragliotta, non è avere la tecnologia, ma saperla inserire in processi, dati e modelli organizzativi adeguati e formare le persone a usarla con consapevolezza.
Lavoro, logistica e talento: l’IA nei casi concreti delle imprese
La tavola rotonda con Enrico Casiraghi di Lega Serie A, Carlos Manuel Veloso dos Santos di Amorim Cork Italia e Francesco Pistorello, Sales Director di Toyota Material Handling Italia, ha tradotto il tema in casi operativi.
Casiraghi ha insistito sul fatto che l’adozione degli strumenti va accompagnata e costruita insieme alle persone, perché il cambiamento non funziona se viene calato dall’alto.
Santos ha definito l’IA uno strumento, non il cuore del modello aziendale: il valore nasce dal talento, dallo spirito critico e dalla qualità delle relazioni. Ha portato numeri concreti - una presenza femminile del 69% e decine di misure di conciliazione, come segno di una cultura che lega innovazione e retention.
Pistorello ha descritto un magazzino che passa da reattivo a predittivo grazie a IA, mezzi autonomi e bracci robotici, ma ha segnalato il paradosso già visibile sul campo: aziende con spazi e clienti che non riescono ad accettare nuovo lavoro per mancanza di persone qualificate. Per questo Toyota ha avviato una propria academy interna, puntando sulla riqualificazione prima ancora che sulla formazione iniziale.
È su questo terreno – competenze, responsabilità e futuro del lavoro – che Stesi ha scelto di collocare il proprio trentesimo anniversario.

Federico Faggin durante il suo intervento al convegno “Play the Future” organizzato da Stesi a Vittorio Veneto per il suo trentesimo anniversario.






































































