
Marco Delaini, Vice President ESTUN Robotics Europe e CEO ESTUN Robotics South Europe.
Dopo l’apertura di sette filiali in Europa, ESTUN avvia una nuova fase del proprio percorso di sviluppo internazionale. L’Italia cresce e l’occhio è rivolto all‘Europa.
di Riccardo Oldani
“Nel 2025 ci siamo dedicati soprattutto all’organizzazione: abbiamo preparato gli uffici, presentato i prodotti, incontrato i clienti e costruito le strutture locali. Nel 2026 abbiamo iniziato a sviluppare realmente i mercati e a raccogliere i primi risultati”: Marco Delaini, Vice President ESTUN Robotics Europe e CEO ESTUN Robotics South Europe, sintetizza così il passaggio dalla fase di insediamento nel Vecchio Continente a quella della crescita da parte del grande gruppo robotico cinese.
L’azienda dispone oggi di sette filiali europee oltre alla sede in Svizzera: Italia, Germania, Francia, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca e anche in Turchia. Nei mercati più piccoli il presidio passa soprattutto attraverso le principali fiere industriali e incontri mirati con le aziende; nei Paesi strategici, invece, ESTUN sta costruendo strutture più articolate, con personale, assistenza e attività formative. L’obiettivo è andare oltre la semplice rete commerciale, e costruire un’organizzazione capace di vendere, supportare i clienti, dare assistenza post-vendita e contribuire allo sviluppo dei prodotti.

Il team di ESTUN Robotics Italia. Alla struttura italiana, in forte crescita, è affidata anche una parte dell’Europa mediterranea e sudorientale, dalla Slovenia alla Grecia, alla Romania.
GERMANIA, AUTOMAZIONE E RESKILLING
L’esempio più recente è la Germania, dove poche settimane fa ESTUN ha inaugurato ufficialmente la nuova sede con tre giornate dedicate a clienti, partner, scuole, istituti di formazione, autorità e stampa specializzata. La partecipazione, racconta Delaini, è stata ampia, e ha mostrato quanto il tema dell’automazione sia oggi legato alla trasformazione dell’industria tedesca. “La Germania sente molto il tema del reskilling”, spiega. “La crisi di una parte dell’automotive sta imponendo la riconversione di fabbriche e competenze. Non si tratta soltanto di formare i giovani, ma di riqualificare persone che hanno lavorato per anni in produzioni tradizionali e devono avvicinarsi all’automazione, alla robotica e alle nuove tecnologie”. La sede tedesca si trova in un’area interessata dalla riorganizzazione di importanti attività industriali. Anche per questo l’arrivo di ESTUN è stato accolto come un investimento capace di portare formazione, utilizzo di spazi produttivi e nuova occupazione. “Le istituzioni hanno apprezzato il fatto che non ci limitiamo a vendere robot”, aggiunge Delaini. “Portiamo una struttura, assumiamo personale e partecipiamo alla trasformazione del territorio”.
Il prossimo appuntamento è la Polonia, dove un anno fa si è completata la costruzione dell’impianto produttivo, “quest’anno ci siamo dedicati alla logistica, personalizzazione del robot e test. Dal prossimo avremo la produzione europea dei robot della nuova generazione”, dice Delaini. La partenza avrà il suo avvio in coincidenza con il rinnovamento della gamma, previsto nel 2027.

La sede produttiva ESTUN di Nanchino, in Cina. Il rapporto con le filiali europee è molto stretto per recepire le esigenze di un mercato altamente sfidante.
ITALIA IN CRESCITA
In Italia il primo semestre del 2026 si è chiuso per ESTUN in linea con le previsioni di budget, con una progressione che induce il gruppo a guardare con fiducia alla seconda parte dell’anno. “Il mercato sta apprezzando la qualità e l’affidabilità del prodotto, ma anche la capacità del nostro team di rispondere rapidamente alle esigenze dei system integrator”, afferma Delaini. “Siamo molto soddisfatti e vediamo una crescita importante e costante”.
Per Marco Pecchenini, Sales Director ESTUN Robotics Europe, il punto decisivo è la combinazione tra tecnologia cinese e presenza locale. “Ci presentiamo come una concreta alternativa in un mercato rimasto per molti anni circoscritto a un numero limitato di grandi marchi”, spiega. “Siamo un’azienda con identità cinese, ma con struttura, approccio e gestione delle relazioni europei”.
L’offerta punta, inoltre, a intercettare una generazione di tecnici e programmatori meno legata alle appartenenze di marca e più interessata all’apertura dei sistemi. “Le nuove generazioni non partono più dal presupposto che esistano solo brand tradizionali a cui ci si debba adattare”, osserva Pecchenini. “Guardano a chi offre il prodotto più aperto, innovativo e capace di dialogare con le tecnologie che già conosce. Quando diciamo che possiamo lavorare con Python, integrare funzioni di intelligenza artificiale o gestire il robot in ambiente ROS 2, l’interesse cresce immediatamente”.
Questa apertura deve però convivere con la robustezza richiesta dalla produzione. “Da una parte dobbiamo permettere a università e ricerca di accedere al sistema e sviluppare applicazioni molto personalizzate”, continua Pecchenini. “Dall’altra dobbiamo offrire all’industria un ambiente solido, affidabile e performante, con tempi ciclo e strumenti di programmazione adeguati”.
Marco Pecchenini, Sales Director ESTUN Robotics Europe.
FORMAZIONE E NUOVE COMPETENZE
Alla struttura italiana è affidata anche una parte dell’Europa mediterranea e sudorientale, dalla Slovenia alla Grecia e alla Romania. Pecchenini sottolinea soprattutto la presenza, in questi mercati, di giovani tecnici disponibili ad adottare piattaforme nuove e meno condizionati dalle architetture utilizzate in passato.
Il tema si collega direttamente alla formazione. ESTUN in Italia ha sviluppato celle robotizzate per istituti tecnici, università e percorsi professionalizzanti e ha avviato le prime esperienze con studenti ospitati in azienda per tirocini e attività scuola-lavoro.
“Stiamo costruendo relazioni con scuole e università perché vogliamo offrire una piattaforma più aperta rispetto agli standard tradizionali”, dice Pecchenini. “Il business resta centrale, ma dobbiamo guardare anche a chi entrerà domani nelle aziende. Per questo vogliamo che studenti e docenti possano lavorare su prodotti vicini ai linguaggi e agli ambienti che già utilizzano”. L’obiettivo è ridurre la distanza tra ricerca, formazione e fabbrica. La compatibilità con strumenti diffusi in ambito accademico può rendere più naturale il passaggio verso l’automazione industriale e contribuire a formare tecnici capaci non soltanto di utilizzare un robot, ma di integrarlo in sistemi più complessi.

Un angolo dello showroom ESTUN a Legnano (MI). Il Gruppo propone soluzioni per un gran numero di applicazioni industriali, con robot sviluppati ad hoc per il mercato europeo.
ORIENTAMENTO EUROPA
Il risultato più rilevante del progetto europeo non riguarda soltanto le vendite. Le richieste provenienti dal continente europeo stanno modificando prodotti, servizi e modalità operative dell’intero gruppo. “Quando è partito il progetto, la nostra casa madre aveva promesso che avrebbe ascoltato le esigenze europee”, racconta Delaini. “La soddisfazione più grande è che siamo andati oltre alle esigenze manifestate dalle aziende del nostro continente e siamo diventati il driver per l’internazionalizzazione di ESTUN. Hardware, software, soluzioni tecniche e processi nati in Europa sono diventati lo standard per ESTUN in tutto il mondo”.
Non solo il prodotto, ma le esigenze europee in materia di sicurezza, software, documentazione, programmazione offline, assistenza e post-vendita sono entrate nei processi centrali dell’azienda. Un esempio concreto riguarda le funzioni di sicurezza come la cybersecurity e la gestione dei volumi nel mondo del digitale. In passato queste caratteristiche richieste in Europa avevano un peso limitato nel mercato cinese; la crescita internazionale dei grandi utilizzatori asiatici, che aprono stabilimenti anche nel continente, ha però reso necessario uniformare tecnologie e procedure e quindi richiedere funzioni nate per il nostro mercato anche in Cina.
“Oggi lo sviluppo è sempre più bidirezionale”, sottolinea Pecchenini. “Sfruttiamo la velocità e l’apertura del prodotto cinese, ma introduciamo richieste tecnologiche e prestazionali tipiche del mercato europeo. Quello che nasce per l’Europa diventa poi disponibile anche in Cina e negli altri mercati”.
La stessa impostazione riguarda l’organizzazione. Le filiali europee dialogano direttamente con i mercati in forte crescita come l’India e il Sud America, condividono informazioni e si supportano nei progetti. “Non siamo compartimenti stagni”, dice Pecchenini. “Il rapporto è diretto e questo velocizza molto il lavoro”.

La gamma ESTUN copre ogni tipologia di robot articolato, compresi i collaborativi. Il Gruppo sta anche testando un suo umanoide.
IL PERCORSO PROSSIMO VENTURO
Il 2027 concentrerà molti dei cambiamenti preparati in questi primi anni. ESTUN introdurrà una nuova generazione del proprio sistema di controllo, indicata per ora come “Generazione 5”, insieme a una gamma rinnovata di robot e a una nuova architettura software presentata in anteprima ad automatica 2025.
“Avremo una gamma robot rinnovata in prestazioni e ancora più estesa, un controllo nuovo e una nuova identità di prodotto”, anticipa Delaini. “Sono previsti modelli specifici per la saldatura più aperti e performanti, soluzioni per la pallettizzazione oltre 800 kg, nuovi robot collaborativi e speriamo di introdurre sul mercato europeo anche gli umanoidi. Cambierà anche l’immagine delle macchine, che saranno bianche su base verde, una colorazione già introdotta in Cina”.
Il nuovo controllo risponderà alle prescrizioni europee su sicurezza funzionale, velocità controllate, gestione degli spazi operativi e cybersecurity. Allo stesso tempo introdurrà un linguaggio più evoluto, maggiori prestazioni nell’esecuzione del codice e un insieme più ampio di istruzioni. “Il mercato chiede due cose”, spiega Pecchenini. “Da un lato un’apertura estrema per chi vuole accedere al sistema a basso livello; dall’altro un ambiente industriale consolidato, affidabile e performante. La nuova piattaforma nasce per rispondere a entrambe le esigenze”. Il rinnovamento normativo rappresenta un impegno, ma anche un’opportunità. “Per tutti i costruttori cambieranno aspetti importanti dell’architettura del robot e del software”, osserva Delaini. “Noi arriveremo a questo passaggio con una piattaforma nuova e possiamo progettare direttamente in funzione dei nuovi requisiti”.
Il 2027 sarà quindi un anno di introduzione, formazione e trasferimento delle competenze ai clienti e agli integratori. La vera accelerazione commerciale è poi prevista nel 2028. “In base alle nostre previsioni, puntiamo a raggiungere volumi da tre a quattro volte superiori a quelli del 2026”, afferma Delaini. “Il 2027 servirà a preparare il mercato; il 2028 dovrà essere l’anno della crescita piena”.
Anche la struttura italiana verrà rafforzata, ma in modo progressivo. “Vogliamo mantenere alta competenza e organizzazione snella”, precisa Pecchenini. “Le persone saranno inserite in base alle necessità reali. Per noi è fondamentale restare diretti e reattivi, evitando passaggi intermedi che rallentino il rapporto con il cliente”.
UNA CRESCITA GLOBALE
ESTUN continua intanto a crescere in Cina. Dopo aver raggiunto nel 2025 la prima posizione tra i costruttori cinesi di robot industriali, il gruppo ha registrato, secondo i dati comunicati dall’azienda, un’ulteriore crescita a doppia cifra nel primo trimestre del 2026.
La Cina resta il motore industriale e tecnologico del gruppo, ma l’Europa sta assumendo un ruolo crescente nella definizione degli standard. “Non abbiamo soltanto portato ESTUN in Europa”, conclude Delaini. “Abbiamo contribuito a rendere il gruppo più internazionale. Tutto quello che è stato sviluppato qui, dalla distribuzione all’assistenza, dalla manualistica al software, sta diventando parte del modello globale dell’azienda”.

ESTUN è molto attiva anche nello sviluppo dei software di simulazione e controllo dei suoi robot, e prefigura un impiego dell’intelligenza artificiale non orientato agli effetti speciali, ma a ottimizzare i processi.
FOCUS 1: UN’IA LEGATA AL PROCESSO
Per Marco Delaini, parlare di intelligenza artificiale applicata alla robotica richiede innanzitutto di ridimensionare aspettative ancora troppo futuristiche. “Molti immaginano di poter dire a un robot: ‘vai a prendere quella penna’, e che il robot sia in grado di farlo da solo. Ma per arrivare a quel risultato servono programmazione, sensori, conoscenza dell’ambiente, presa, sicurezza e comprensione del processo”.
L’IA di ESTUN punta ad obiettivi concreti, a facilitare installazione e programmazione, migliorare l’interazione con l’ambiente per garantire la sicurezza e aumentare le capacità di autoapprendimento e adattamento del sistema per migliorare la qualità. “Il punto decisivo è il processo”, sottolinea Delaini. “Un costruttore di robot può abilitare tecnologia, percezione e sicurezza, ma per ottimizzare un processo di saldatura, un assemblaggio o una lavorazione sulle batterie si deve collaborare con chi conosce davvero l’applicazione ed è in grado di gestire dati provenienti sia dal mondo del digitale sia dal mondo del fisico”.
Le prime attività vengono sviluppate soprattutto in Cina, dove ESTUN lavora con università, centri di ricerca, partner industriali e costruttori di sistemi. Anche l’umanoide del gruppo viene utilizzato come piattaforma di sperimentazione per movimentazione, assemblaggio e test. “È una tecnologia in piena evoluzione”, conclude Delaini. “Tutto quello che conosciamo oggi, evolve e cambia in pochi mesi. Per questo dobbiamo partire da applicazioni concrete e misurabili”.
FOCUS 2: ROBOT APERTI PER SCUOLA E UNIVERSITÀ
ESTUN ha sviluppato celle robotizzate dedicate alla formazione e ha iniziato a collaborare con istituti tecnici, università e studenti impegnati in tirocini e percorsi scuola-lavoro. L’apertura verso Python, ROS 2 e ambienti di programmazione diffusi nella ricerca può ridurre la distanza tra laboratorio e fabbrica. “Vogliamo offrire agli studenti prodotti più aperti e vicini agli strumenti che già conoscono”, spiega Marco Pecchenini. “La formazione non serve soltanto a preparare futuri utilizzatori, ma anche a costruire competenze capaci di integrare robot, software e sistemi di automazione”. ©TECN’È

Una cella robotizzata sviluppata da ESTUN per la didattica. L’azienda collabora attivamente con istituti tecnici e università, grazie anche all’adozione di sistemi operativi aperti e ambienti di programmazione assai diffusi.







































































