
Oltre 250 operatori del manifatturiero hanno aderito al webinar di presentazione del Piano Transizione 4.0 organizzato da UCIMU-Sistemi per Produrre, in collaborazione con Deloitte, programmato il 16 marzo. L’incontro è parte della serie di appuntamenti – avviata nel 2017 – che l’Associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione organizza a inizio anno con l’obiettivo di illustrare tutte le opportunità offerte dai provvedimenti inseriti nel Piano, così da stimolare gli investimenti in nuove tecnologie di produzione, digitali e non.
Credito di imposta per beni materiali e immateriali semplici e per beni materiali e immateriali 4.0, credito di imposta ricerca & sviluppo e per la formazione 4.0: sono alcune delle misure messe sotto i riflettori dagli esperti. Accanto alla Presidente dell’Associazione, Barbara Colombo, il webinar ha ospitato gli interventi di Vito Marraffa e Silvia Cesarini, Partner STS Deloitte, Global Investment and Innovation Incentives e Responsabile tecnico Deloitte, Global Investment and Innovation Incentives. A moderare i lavori Franco Canna, Direttore di Innovation Post.
I dati elaborati da Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU prevedono, per il 2021, un incremento a doppia cifra per i principali indicatori economici relativi a questo comparto. Crescerà la produzione a 5,8 miliardi di euro, il 16,6% in più rispetto al 2020, trainata dall’export, stimato in salita del 12% a 3,2 miliardi, e dalle consegne dei costruttori sul mercato interno, che dovrebbero sfiorare il valore di 2,6 miliardi, pari al 23% in più rispetto all’anno precedente. Crescerà anche il consumo, di oltre il 23%, a circa 4,2 miliardi.
“La diffusione del piano vaccinale, la presenza di EMO Milano 2021 e gli incentivi del Piano Transizione 4.0 sono i fattori che sosterranno e stimoleranno la ripresa”, commenta Barbara Colombo. “In particolare, i provvedimenti, già presenti nei piani precedenti non solo sono stati confermati, ma sono stati anche potenziati. La dotazione economica è capiente e, per la prima volta, oltre al tema della tecnologia, è stato dato grande valore al tema della formazione, inserendo nel conteggio del credito di imposta anche il costo del formatore”, dice Barbara Colombo.
“Tutto questo ci fa dire che il Piano Transizione così strutturato è sicuramente un ottimo strumento per sostenere lo sviluppo del manifatturiero del Paese. Ma non è sufficiente”, continua Barbara Colombo. “Anzitutto, rivolgendo lo sguardo al contingente, chiediamo siano resi disponibili i decreti attuativi che permetteranno alle imprese di fruire delle misure contenute nel Piano. Siamo a marzo, non possiamo perdere ulteriori mesi per sostenere il rilancio del manifatturiero: serve chiarezza”.
“Occorre poi pensare di conferire alle misure un respiro temporale ampio. Nel settore macchine utensili e sistemi di produzione, infatti, il processo di digitalizzazione non è distribuito in modo omogeneo tra le imprese e, anzi, la forbice tra i due poli è molto ampia. Abbiamo aziende che sono già in una fase avanzata della transizione, altre che non hanno neppure cominciato e vi è la necessità di un’assistenza particolare che permetta loro di avviare la trasformazione”, dice Barbara Colombo.
“In particolare, le misure portanti relative agli investimenti in nuove tecnologie dovrebbero avere valenza strutturale, poiché la transizione è ancora in piena fase di dispiego e l’innovazione, per sua natura, è un processo continuo. In materia di formazione, sebbene sia apprezzabile lo sforzo fatto dalle Autorità per l’inserimento nel calcolo del credito di imposta anche del costo del docente impegnato nell’attività formativa 4.0, molto deve essere ancora fatto”, osserva Barbara Colombo.
“Dal lato delle imprese, le aziende hanno bisogno di formazione intesa come consulenza sulla direzione da prendere in termini di tipologia di investimenti e trasformazione dei processi, per questo occorre sostenere lo sviluppo dei Competence Center, come il MADE, che devono divenire il punto di riferimento per l’innovazione delle aziende”, afferma Barbara Colombo.
“Dal lato della scuola, occorre un radicale intervento che valorizzi il ruolo dei percorsi scolastici di formazione tecnica a livello di Istituti superiori e di scuole post diploma, come gli ITS, così da favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Solo così potremo porre le basi per risolvere due problemi che affliggono il nostro sistema Paese: la difficoltà delle imprese di trovare giovani preparati e la difficoltà dei giovani di trovare un’occupazione”, conclude Barbara Colombo.






































































