
Durante l’Assemblea di Federmanager Bologna-Ferrara-Ravenna, che è l’associazione di riferimento dei manager industriali con oltre 3.100 iscritti nelle tre province, si è svolta la proclamazione degli eletti del nuovo Consiglio direttivo, che rimarranno in carica per il triennio 2026-2029.
Ogni anno, in Italia, oltre 1.000 persone perdono la vita sul lavoro e gli infortuni complessivi superano quota 600.000. Numeri che spiegano perché il principio internazionale Vision Zero, secondo cui ogni incidente e malattia professionale sono prevenibili, stia diventando un riferimento per istituzioni, imprese e organizzazioni professionali.
Da questa premessa prende forma Safety Tech 2030, il progetto promosso da Federmanager Bologna-Ferrara-Ravenna che ha mosso i primi passi al Tecnopolo Dama di Bologna con la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato allo sviluppo di una sandbox regionale per la sperimentazione di tecnologie applicate alla sicurezza.
L’iniziativa è stata presentata durante l’assemblea annuale dell’associazione e nel corso del convegno dedicato al ruolo del management nella prevenzione dei rischi. L’obiettivo dichiarato è favorire l’adozione di strumenti innovativi capaci di migliorare la tutela della salute nei luoghi di lavoro, creando condizioni che consentano di testare nuove soluzioni senza che l’incertezza normativa ne rallenti l’introduzione.
Safety Tech 2030 e il ruolo delle tecnologie salva-vita
L’idea nasce dalla constatazione che strumenti come intelligenza artificiale, wearable, sensoristica avanzata e sistemi di monitoraggio intelligente possono contribuire alla riduzione degli incidenti, ma incontrano spesso ostacoli legati a vincoli regolatori, responsabilità applicative e difficoltà di integrazione nei processi aziendali.
Safety Tech 2030 punta a creare un contesto nel quale queste soluzioni possano essere valutate in condizioni controllate e condivise tra imprese, enti di ricerca, organismi di vigilanza e parti sociali.
Nei prossimi mesi il gruppo di lavoro sarà chiamato a definire la prima fase operativa del progetto. Il traguardo iniziale consiste nella costruzione di una governance condivisa e nella definizione di un Patto per la Sicurezza Innovativa, strumento pensato per favorire il dialogo tra istituzioni, sistema produttivo, università e rappresentanze del lavoro.
L’intenzione è individuare modelli di sperimentazione che consentano di conciliare innovazione tecnologica, tutela dei diritti e prevenzione dei rischi professionali.
Sandbox per la sicurezza sul lavoro
La proposta prevede la creazione di una Safety Tech Sandbox Emilia-Romagna, uno spazio regolato nel quale testare tecnologie dedicate alla prevenzione degli infortuni. Il modello si ispira alle Sandbox già utilizzate in altri settori innovativi, dove la sperimentazione avviene sotto supervisione e secondo regole condivise. Applicato alla sicurezza sul lavoro, questo approccio permetterebbe di verificare l’efficacia di nuove soluzioni prima di una diffusione su larga scala.
Secondo Massimo Melega, presidente di Federmanager Bologna-Ferrara-Ravenna, l’ambizione è costruire un modello regionale capace di trasformare l’innovazione in uno strumento concreto di riduzione degli infortuni. Un obiettivo che riguarda da vicino comparti strategici dell’Emilia-Romagna, dalla meccanica avanzata all’automotive, dalla logistica al packaging, fino alle filiere ad alta tecnologia che caratterizzano il tessuto produttivo regionale.
Leadership manageriale e innovazione per l’obiettivo Vision Zero
Nel corso del confronto è emersa la convinzione che la riduzione degli incidenti non dipenda esclusivamente dal rispetto delle norme. Valter Quercioli, presidente nazionale di Federmanager, ha sottolineato il ruolo della leadership manageriale nella capacità di anticipare i rischi e governare il cambiamento tecnologico. In questa prospettiva, l’innovazione diventa uno strumento operativo per migliorare le condizioni di lavoro e rafforzare la competitività delle organizzazioni.
Il progetto coinvolge inoltre soggetti istituzionali, università e centri di ricerca. Tra i contributi emersi durante il convegno figurano quelli della Regione Emilia-Romagna, di CINECA e dell’Università di Bologna, che hanno evidenziato la necessità di integrare competenze tecnologiche, scientifiche ed etiche nello sviluppo delle future applicazioni dedicate alla sicurezza.
I lavori porteranno alla redazione di un primo documento operativo contenente proposte di governance, strumenti di accompagnamento alle imprese e possibili percorsi di sperimentazione da sottoporre agli enti competenti.




































































