
Mathieu Daudigny, Managing Director Central Europe di IFS, sul palco di IFS Connect Italia 2026 a Milano.
Solo il 25% delle aziende italiane ha avviato pilot specifici di intelligenza artificiale nei propri processi industriali. Il 32% è ancora in fase esplorativa, senza progetti attivi. Sono i dati emersi dalla prima edizione italiana di IFS Connect 2026, che il 14 maggio ha portato a Milano oltre 150 professionisti di 95 aziende dei settori energy, utilities, telecomunicazioni e manifattura, con un tema preciso: “Speed to Scale: Industrial AI”.
Il quadro delineato dalla survey condotta tra i partecipanti fotografa un mercato che ha superato la fase della curiosità ma non ancora quella della diffidenza operativa. Il 29% delle aziende è in fase di sperimentazione parziale, mentre i principali ostacoli dichiarati sono la qualità e l’accessibilità dei dati – indicata dal 31,8% degli intervistati – e l’integrazione con i sistemi esistenti, citata dal 30,3%.
A questi si aggiunge la scarsa flessibilità dei fornitori tecnologici, segnalata da oltre il 30% dei partecipanti come elemento critico.
Industrial AI: dallo sperimentale all’operativo
Mathieu Daudigny, Managing Director Central Europe di IFS, ha inquadrato la sfida con un dato di contesto: la percentuale di aziende che usano l’IA è cresciuta dal 12% al 46% in un anno, ma solo il 6% può essere definita AI-driven.
“Oggi la vera domanda non è più ‘se’ l’intelligenza artificiale sia possibile, ma a quale velocità e su quale scala la si stia implementando”, ha dichiarato Daudigny. Il percorso, secondo IFS, si articola in tre fasi: sbloccare dati e governance, dimostrare il valore su casi specifici, scalare a livello aziendale.
Come superano la diffidenza le imprese che hanno già adottato l’IA
Turboden ha affrontato un ostacolo meno discusso: la resistenza culturale alla natura probabilistica dei modelli IA. Marco Denti, Chief Operating Officer dell’azienda, ha descritto come l’errore della macchina venga percepito in modo asimmetrico rispetto a quello umano: tollerato nel secondo caso, rifiutato nel primo. La risposta è stata costruire un’interfaccia che mostra all’utente la fonte documentale esatta con un clic, trasformando la trasparenza in leva di fiducia.
Andrea D’Onofrio, Cloud Platform & AI Lead di Microsoft, ha illustrato il passaggio dal modello conversazionale a quello agentico: non più l’utente a formulare il prompt corretto, ma l’agente AI a interrogare il contesto e risolvere il task autonomamente. Un cambiamento che riduce la barriera di accesso per gli operatori industriali e apre nuovi scenari di automazione su processi complessi.
Dai software a licenza ai risultati misurabili: la nuova sfida per i vendor
La direzione dichiarata da IFS punta verso un modello in cui il fornitore risponde di risultati misurabili, non di licenze. “Le aziende non cercano più semplicemente tecnologie, ma risultati tangibili e misurabili sul business”, ha sintetizzato Cathie Hall, Chief Product & Customer Officer di IFS.
Con oltre 7.000 dipendenti in più di 90 Paesi e 5.500 clienti globali, l’azienda è attiva nei mercati asset-intensive con un’offerta che integra ERP, EAM e Field Service Management. Il dato del 25% di aziende con pilot attivi non è un segnale di arretratezza: è la fotografia di un mercato che sta scegliendo dove investire davvero.




































































